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Alleanze non profit-start up per l’impatto e la sostenibilità

L’Agenda 2030 spinge le partnership per dare risposta ai grandi temi, dalle migrazioni al clima.

di Alessia Maccaferri

3' di lettura

Entro il 2050 saranno 217 milioni i migranti climatici, persone costrette a scappare dai propri paesi, resi invivibili dalle conseguenze del riscaldamento globale. Alla stima della Banca Mondiale andranno aggiunti gli effetti catastrofici sulle persone che decideranno di rimanere, sulle loro comunità e le loro economie. Effetti diseguale nei diversi Paesi del mondo. Ma come affrontare questo problema cruciale per l’umanità? «Abbiamo pensato di mettere a punto un indice, sinora inesistente, che misuri la giustizia ambientale» spiega Elias Gerovasi, responsabile progettazione e innovazione di Mani Tese.

Un indice per la giustizia ambientale

La ong, che opera in Africa, ha stretto un’alleanza con Fondazione Isi, l’istituto torinese che ha messo a disposizione il suo team di data scientist. Grazie al sostegno di Fondazione Cariplo, il prototipo si svilupperà con una piattaforma e un report annuale. «Per noi l’indice rappresenta uno straordinario strumento non solo di conoscenza ma di advocacy per fare pressione a tutti i livelli» aggiunge Gerovasi.

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L’open innovation di Fond. Cariplo e Compagnia di San Paolo

Le emergenze globali - dal clima ai migranti - e i pressanti obiettivi di sostenibilità dell’Agenda 2030 hanno reso urgente la ricerca di soluzioni centrate, efficaci che abbiano un impatto misurabile. Le ong si fanno avanti cercando alleanze proficue per coprogettare soluzioni tech for good. Così hanno risposto in 360 tra innovatori, startup, pmi innovative, centri di ricerca alle call di Coopen, percorso partecipativo di Innovazione per lo Sviluppo, programma promosso da Fondazione Cariplo e Fondazione Compagnia di San Paolo che sostiene l’innovazione nel settore della cooperazione internazionale. Con queste call si cercano risposte alle sfide lanciate su temi come economia circolare, alimentazione e agricoltura sostenibile, salute e benessere in cui sono impegnate le ong sul campo. Di fatto un programma di open innovation a cui partecipano le organizzazioni della società civile, le ong, le startup, gli innovatori.

All’interno di Coopen, «abbiamo un ruolo di traduzione e di mediazione perché il terzo settore non è abituato a dialogare con startup, imprese e innovatori. Molto del lavoro che facciamo è fare vedere loro i benefici della collaborazioni, gli obiettivi e la possibilità di scalare in un’ottica di partnership di lungo periodo» spiega Francesca Oliva, focal person per energia e iniziative di impresa sociale di Fondazione Avsi (nella foto in alto un progetto in Mozambico), la ong che è partner tecnico di Coopen e allo stesso tempo beneficiaria di un progetto specifico. «Nel nostro caso, per esempio, grazie alla collaborazione con una startup stiamo fornendo ai coltivatori ugandesi dei fertilizzanti - racconta Oliva - che sono biologici e che hanno prezzo più bassi di quelli del mercato».

Le alleanza dell’Agenda 2030

Cooperare è nello spirito dei tempi: «A differenza degli Obiettivi del Millennio (firmata nel 2000 con orizzonte 2015 ndr.) che erano visti in relazione ai paesi poveri, l’Agenda 2030 dell’Onu ha obiettivi globali, rivolti a tutti. Per questo c’è un apporto maggiore, in termini di innovazione, da parte dei paesi occidentali, sia privati sia istituzioni, che mettono in campo tecnologie e finanza», osserva Oliva. Come succede nell’esperienza dell’altro partner tecnico di Coopen, BeEntrepreneurs che facilita il rapporto con gli innovatori e le organizzazioni. «Con il progetto Startup Roadtrip Africa dal 2017 identifichiamo realtà aziendali medio-grandi italiane che hanno interesse o presenza di business in Africa orientale. Che sostengono come donors innovatori e startup africane. Ma che possono anche essere interessati in un’ottica strategica» spiega Andrea Censoni, presidente e cofondatore dell’associazione di promozione sociale di Bologna.

Gencom e CavaRei: ibridazione tra tecnologia e sociale

Anche nella vicina Forlì si sperimentano contaminazioni tra for profit tecnologico e il terzo settore. «Noi non ragioniamo tanto in un’ottica di mecenatismo - racconta Davide Fiumi, ceo di Gencom, società informatica - ma perché crediamo che il rapporto con il territorio sia un valore aggiuntivo che portiamo in azienda». Fiumi siede nel consiglio di amministrazione di CavaRei, impresa sociale che offre servizi per le disabilità e per le comunità. Insieme hanno creato T-Station Academy, un’impresa sociale che è un laboratorio di sperimentazione e ibridazione tra tecnologia e sociale. Il laboratorio è dedicato ad attività per persone svantaggiate e operatori sociali. Poi c’è la Cisco Academy. E masterclass sulle soft skill con offerte sul mercato che vanno a finanziare il laboratorio sociale. «Abbiamo portato dentro all’azienda la nostra officina digitale che, con laser e stampanti 3D, progetta e realizza prodotti a sostegno della disabilità - spiega Maurizia Squarzi, presidente di CavaRei- Ma il nostro vuole essere un laboratorio aperto per tutta la comunità del territorio». Un’esperienza che vuole porsi anche come esempio a un terzo settore che la pandemia sta spingendo con urgenza verso l’innovazione e la digitalizzazione.

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  • Alessia MaccaferriCaposervizio Nòva 24 - Il Sole 24 Ore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: italiano, inglese

    Argomenti: innovazione sociale, impact investing, filantropia, fundraising, smart cities, turismo digitale, musei digitali, tracciabilità 4.0, smart port

    Premi: Premio Sodalitas (2008), premio Natale Ucsi (2006), European Science Writer Award (2010)

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