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Alleanze sempre vincenti tra imprese e università

La best practice di Leonardo, che ha una strategia complessa di relazioni con diversi atenei, per attrarre i giovani talenti e creare ecosistemi per l'innovazione

di Raoul de Forcade

 La struttura gestita da Leonardo a Cameri (Novara) è l'unico sito di assemblaggio e checkout finale per gli F-35 in Europa

3' di lettura

Leonardo punta a intensificare la collaborazione, già molto sviluppata, con università e centri di ricerca, nell’ottica di creare un ecosistema sempre più aperto e condiviso per sviluppare progetti di innovazione e programmi di ricerca. Un percorso che parte dalla consapevolezza della necessità di incentivare la cooperazione tra mondo accademico e aziende, anche attraverso i dottorati industriali e il trasferimento tecnologico.

A spiegarlo è Pierpaolo Gambini, Senior vice president innovation and intellectual property di Leonardo, il quale sottolinea che il gruppo guidato da Alessandro Profumo «sta raggruppando intorno a sé una rete di università di eccellenza, in Italia e nei Paesi di riferimento, per attivare collaborazioni su progetti di valenza sia accademica sia industriale. In alcuni atenei, inoltre, Leonardo è coinvolta direttamente nelle commissioni di indirizzo dei dottorati e nel collegio dei docenti. E il numero delle università con cui l’azienda si relaziona è in crescita, soprattutto all’estero, ma in modo mirato».

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In effetti, oltre a cinque accordi quadro in essere in Italia (con Politecnico di Milano, Politecnico di Torino, Università di Genova, Università di Bologna, La Sapienza di Roma), e ad altri in fase di perfezionamento, il gruppo vanta collaborazioni attive con più di 90 università e centri di ricerca a livello globale, con cui ha circa 400 progetti in corso, cento dei quali sono dottorati. In Italia, in particolare, Leonardo ha attivato 44 PhD nel 2021, con un impegno, già sottoscritto, a finanziarne più di 90 entro il 2022. Inoltre collabora con circa 60 strutture, tra università e centri di ricerca, di cui 19 al Sud e nelle isole; nei dottorati, infine, sono coinvolti, in Italia, 27 fra atenei e research center.

«Leonardo - prosegue Gambini- ha un portafoglio di tecnologie vastissimo. L’interesse oggi è avere due o tre università di eccellenza, particolarmente all’avanguardia in alcuni ambiti di interesse, a cui poter fare riferimento per ciascuna tecnologia. L’azienda, tra l’altro, sta attuando un bilanciamento per distribuzione geografica su tutto il territorio nazionale; in particolare, nel Mezzogiorno, negli ultimi due anni, si registra un notevole incremento delle collaborazioni, con un numero in costante crescita di dottorati attivati». Il Politecnico di Bari, ad esempio, è stato invitato a partecipare al prossimo ciclo del Drone contest, un progetto lanciato tre anni fa e realizzato da Leonardo in collaborazione con sei atenei, per promuovere lo sviluppo nel Paese dell’intelligenza artificiale applicata ai sistemi senza pilota; progetto a cui continua a collaborare anche l’università Federico II di Napoli.

«La presenza di due importanti Leonardo Lab, a Pomigliano (Aerotech campus) e a Grottaglie (Materiali avanzati) - chiarisce Gambini- catalizza e amplifica le collaborazioni con le università del Mezzogiorno. Sempre in Campania, c’è Aerotech academy, un progetto di alta formazione con il supporto della Federico II: negli ultimi 24 mesi, oltre 50 studenti sono stati coinvolti in project work incentrati sull’innovazione delle aerostrutture e dell’industria 4.0. E molti di questi studenti sono stati poi inseriti in azienda».

Tra i criteri di individuazione delle collaborazioni e dell’attivazione di accordi quadro tra Leonardo, atenei e centri di ricerca, peraltro, figura la prossimità geografica con le sedi del gruppo. Ma ovviamente contano anche (in primis) l’eccellenza dell’ateneo e di professori e ricercatori, misurata da terze parti (con classifiche di rating esterne) e poi le collaborazioni già in essere con Leonardo.

La nascita, nel 2020, dei Leonardo Lab, il network di 11 laboratori tecnologici dedicati alla ricerca e allo sviluppo delle tecnologie di frontiera, ha poi ulteriormente incrementato i rapporti e le sinergie con le università, a livello globale.

Tra le collaborazioni di Leonardo, spiccano quelle coi politecnici di Milano (PoliMi) e Torino (PoliTo). Con quest’ultimo, afferma Gambini, «ci sono 25 progetti di ricerca in corso, con tre dottorati attivati e ulteriori 10 proposti. È particolarmente attiva la collaborazione con l’ateneo torinese per quanto attiene al settore velivoli di Leonardo, con progetti di ricerca legati soprattutto allo sviluppo di nuove tecnologie e soluzioni per il futuro (comprese quelle basate sull’idrogeno per la propulsione e quelle per la realizzazione di missioni aeronautiche tra velivoli con pilota e unmanned, ndr). Con PoliMi, invece, ci sono 60 progetti di ricerca in corso, con quattro dottorati attivati e altri 13 proposti. Col politecnico lombardo la prevalenza di collaborazioni è per il settore elicotteri». Ad esempio, è stato avviato il progetto di ricerca e innovazione di Leonardo per la definizione e lo sviluppo di un Convertiplano (Tiltrotor) di nuova generazione, fino alla realizzazione di un dimostratore tecnologico completo, in scala reale. Questo all’interno dell’iniziativa Clean sky 2, un programma Ue nato per abbattere le emissioni di CO2 e il rumore dei velivoli. Entrambi i politecnici sono anche coinvolti in collaborazioni con Leonardo nell’ambito del bando Pnrr e del Drone contest.

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