Politica Industriale

Alleanze soft sul territorio per far ripartire il sistema fiere

La pandemia spinge gli attori a cercare collaborazioni. L'assessore Marcato: «Presto un nuovo tavolo per parlare di sinergie»

di Giovanna Mancini

Fiera di Vicenza. Un'immagine della manifestazione Voice- VicenzaOro International Community Event

4' di lettura

Se è vero che le fiere sono uno strumento di politica industriale, il tessuto produttivo nordestino non poteva che dare vita nel tempo a un panorama fieristico vario e diffuso. Da Verona e Vicenza (le principali realtà espositive dell’area, la seconda parte del gruppo Ieg assieme a Rimini) a Padova e Longarone, passando per Pordenone, Udine e Gorizia, Triste, fino a Trento e Bolzano.

Forse persino un po’ troppo diffuso. Negli ultimi anni il sistema è stato progressivamente razionalizzato, ristrutturando, chiudendo o accorpando quello che era necessario. Ma proprio dalla pandemia – che ha colpito duramente il settore in tutta Italia, con ricavi precipitati del 70-80% rispetto al 2019 e previsioni ancora fosche per l’anno in corso – potrebbe arrivare una spinta a sinergie o alleanze, anche tra le realtà del territorio, necessarie per la ripresa del sistema e sollecitate anche dalle istituzioni locali. Ben consapevoli della rilevanza strategica delle fiere per lo sviluppo dell’economia territoriale, come dimostra il fatto che proprio il presidente della Regione Veneto Luca Zaia è stato tra promotori un anno fa della lettera inviata al governo, assieme ai suoi colleghi di Emilia-Romagna e Lombardia, per sollecitare adeguati ristori al settore e favorirne la riapertura. Dei ristori le società fieristiche hanno visto poco o nulla, rallentati dai passaggi burocratici e dalle norme sugli aiuti di Stato.

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Quanto alle riaperture i quartieri espositivi del Nord-Est guardano ora alla data del 15 giugno per salvare almeno il secondo semestre dell’anno, consapevoli che i bilanci 2021 saranno ancora dolorosi e che per riagganciare la ripresa occorrerà aspettare il 2023. Una ripresa che, appunto, passa anche attraverso la strategia delle alleanze. Ne è convinto l’assessore veneto allo Sviluppo economico, Roberto Marcato: «Appena arrivato, cinque anni fa, mi sono reso conto di un pericolo di cannibalismo commerciale tra le fiere del Veneto. Perciò ho convocato tutte le società della regione, cercando di creare una cabina di regia per condividere un percorso e dare vita a una sorta di fiera allargata, in cui ciascuna realtà mantenesse la propria autonomia, ma mettesse a fattore comune una strategia di sviluppo».

Di quel progetto, buone intenzioni a parte, si fece poco o nulla. Ora però lo scenario è cambiato e Marcato intende riconvocare quel tavolo di lavoro: «La Regione è solo uno strumento per agevolare operazioni in grado di rafforzare il sistema – precisa Marcato –. Non penso per forza a fusioni societarie, ma anche solo a joint venture o partnership per razionalizzare i costi, armonizzare i calendari ed evitare sovrapposizioni che indeboliscono e frammentano l’offerta». Una strada che sembra interessare le realtà del territorio, alcune delle quali hanno già in essere alcune collaborazioni.

Veronafiere – il più grande quartiere fieristico del Nord-Est, con 105,5 milioni di euro di ricavi prima del Covid, diminuiti di oltre il 70% nel 2020 – non ha mai fatto mistero di avere ambizioni che guardano oltre i confini regionali e persino nazionali. Ma «siamo pronti a fare la nostra parte – assicura l’amministratore delegato del gruppo Veronafiere, Giovanni Mantovani -. Guardiamo con attenzione a quello che fanno realtà come Padova e Pordenone, con cui abbiamo rapporti da tempo, che stanno elaborando progetti interessanti per i loro territori. Ma per il tipo di posizionamento a cui aspira Veronafiere, un sistema di alleanze locali non può che essere il punto di partenza per uno sviluppo che va ben oltre, perché il nostro obiettivo è avere un ruolo di player nazionale e internazionale».

Un ruolo che fa leva su specializzazioni industriali rappresentative delle eccellenze territoriali: wine&food, marmo e macchinari per la sua lavorazione, filiera agricola e agroalimentare. Su questi settori il gruppo punta per espandersi all’estero, in particolare Cina e Sud America, dove è già presente con manifestazioni di rilievo. Per quanto riguarda l’Italia, Verona riparte a giugno con alcuni eventi legati al vino e all’agricoltura, oltre al Motor Bike Expo dal 18 al 20 giugno. Per il ritorno del Vinitaly occorrerà aspettare il 2022, ma in ottobre è prevista una «Special Edition» B2B in presenza e digitale. Se tutto andrà secondo i piani, il gruppo (che ha ottenuto dai soci l’approvazione di un aumento di capitale da 30 milioni ), chiuderà il 2021 con ricavi per 64 milioni di euro e un Ebitda positivo. Nel 2023 è previsto il riaggancio dei piani di crescita precedenti al Covid, con ricavi per 117 milioni e Ebitda del 17%.

In tema di sinergie, la vicina Vicenza ha dimostrato di crederci, vista la fusione nel 2016 con Rimini, che ha dato vita a Italian Exhibition Group, gruppo quotato in Borsa che oggi è il terzo polo fieristico nazionale, con quasi 180 milioni di euro di fatturato nel 2019 e 79,8 nel 2020. Oggi il gruppo sta lavorando a un’ulteriore operazione, l’aggregazione con BolognaFiere, che dovrebbe finalizzarsi entro giugno. «Il progetto di possibili integrazioni non si concluderà con questa nuova eventuale operazione – precisa il presidente di Ieg Lorenzo Cagnoni –. Altre potrebbero aggiungersene e sicuramente il Veneto è una delle realtà più interessanti per il settore. Consideriamo valide alcune ipotesi in campo nazionale, purché abbiano interessanti prospettive dal punto di vista industriale».

Da tempo, aggiunge Cagnoni, Ieg sostiene la possibilità che i maggiori quartieri italiani «portino avanti una strategia di insediamento su uno dei mercati più interessanti, la Cina, per realizzare un impianto fieristico italiano come avamposto per l’ospitalità e l’affermazione del made in Italy». Il progetto di aggregazioni di Ieg non si conclude dunque con Bologna e dentro questo processo possono esser «realtà importanti come Verona, ma anche qualche realtà minori, con cui i ragionamenti in qualche caso sono già in atto», conclude il presidente.

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