ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùTENSIONI WASHINGTON-PECHINO

Allerta ai cittadini americani: «Attenti ai viaggi in Cina»

di Marco Valsania


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Foto Reuters

2' di lettura

Gli Stati Uniti sferrano una nuova offensiva, questa volta sul fronte diplomatico anziché direttamente economico, nei confronti della Cina: il Dipartimento di Stato ha pubblicato un nuovo “travel advisory” che mette in guardia cittadini e imprenditori americani dai pericoli di recarsi nella potenza asiatica.

Il giudizio formale sul rischio-Paese è invariato a “Livello 2”, ma il ministero invita ad una «accresciuta prudenza» mettendo sotto accusa «l’arbitrario esercizio delle leggi» e un clima di accentuati controlli di sicurezza e di presenza di agenti di polizia soprattutto in regioni ad alta tensione quali Xinjiang Uighur e Tibet.

Washington ammonisce senza mezzi termini che le autorità cinesi possono far ricorso a cosiddetti “exit bans” in grado di impedire a cittadini statunitensi di lasciare il Paese per anni con l'obiettivo di costringerli a cooperare. E che gli americani possono essere «incarcerati senza accesso a servizi consolari o a informazioni sui loro presunti reati», sottoposti a «prolungati interrogatori e a periodi di detenzione».

L'avvertimento rappresenta una escalation nel braccio di ferro tra Washington e Pechino. E porta alla ribalta le pesanti incognite che gravano oggi anche sulla ripresa di delicati negoziati politici e commerciali tra le parti. «Stiamo facendo bene in diverse trattative sul commercio», ha twittato ieri il Presidente Donald Trump. Gli esiti di un negoziato sino-americano, però, devono ancora essere messi alla prova: le rispettive delegazioni si incontreranno la prossima settimana in Cina e se compiranno passi avanti la successiva tappa sarà nella capitale americana.

I due paesi, la prima e la seconda economia al mondo, hanno di recente dichiarato una tregua una guerra a colpi di dazi e rappresaglie, con Trump che ha rinviato a marzo giri di vite sulle sanzioni e il leader cinese Xi Jinping che ha abbassato barriere sulle auto made in Usa e promesso maggior import americano e riforme economiche. I negoziatori statunitensi sono al lavoro su ipotesi di accordo quadro che garantiscano un maggior accesso ai mercati cinesi e protezione della tecnologia Usa.

Ma molti nodi restano irrisolti e sono esplose anche nuove polemiche. Il Rappresentante commerciale della Casa Bianca Robert Lighthizer preme per atteggiamenti più duri, compresi nuovi dazi, temendo promesse inadeguate di Pechino. Mentre di recente la Cina ha fermato due canadesi, un ex diplomatico, Michael Kovrig, e un uomo d'affari, Michael Spavor, perché avrebbero messo a repentaglio la sicurezza nazionale. Poco prima Ottawa aveva arrestato sulla base di un ordine di estradizione statunitense Meng Wuanzhou, top executive del colosso delle telecomunicazioni Huawei e erede del fondatore del gruppo. La dirigente è accusata di aver ingannato banche internazionali e violato l'embargo all'Iran.

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Adesso scatta la nuova denuncia sui viaggi Cina. Più in dettaglio il precedente “advisory” sul Paese, che risale al 22 gennaio 2018, già invitava a «crescente cautela» per «l'arbitraria applicazione di leggi locali e restrizioni speciali nei confronti di persone con doppia cittadinanza, statunitense e cinese». Destano tuttavia nuova preoccupazione gli “exit ban” e sono inedite le denunce delle «ulteriori misure di sicurezza» oggi diffuse nelle regioni degli Uiguri, etnia di religione islamica vittima di campagne anti-terrorismo, e del Tibet, compresi «coprifuoco e restrizioni con minimo preavviso».

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    Marco ValsaniaGiornalista

    Luogo: New York, Usa

    Lingue parlate: Italiano, Inglese

    Argomenti: Economia, politica americana e internazionale, finanza, lavoro, tecnologia

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