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Allevamenti, ristoranti, distribuzione: l’agromafia in Italia vale 24,5 miliardi

Secondo la Coldiretti, la criminalità organizzata in agricoltura opera attraverso furti di attrezzature e mezzi agricoli, racket, estorsioni, pizzo, ma anche macellazioni clandestine, truffe nei confronti dell'Unione europea e caporalato


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(Marka)

2' di lettura

Dall’agricoltura all’allevamento, dalla distribuzione alimentare alla ristorazione, il volume d’affari complessivo annuale dell’agromafia è salito a 24,5 miliardi di euro.

È quanto afferma la Coldiretti nel commentare il sequestro di un gregge di 550 pecore da parte della polizia a Gela. La criminalità organizzata in agricoltura - sottolinea la Coldiretti – opera attraverso furti di attrezzature e mezzi agricoli, racket, abigeato, estorsioni, o con il cosiddetto pizzo anche sotto forma di imposizione di manodopera o di servizi di trasporto o di guardiania alle aziende agricole, danneggiamento delle colture, aggressioni, usura, macellazioni clandestine, truffe nei confronti dell'Unione europea e caporalato.

«Le mafie – denuncia la Coldiretti – condizionano anche il mercato della compravendita di terreni e della commercializzazione degli alimenti stabilendo i prezzi dei raccolti, gestendo i trasporti e lo smistamento, il controllo di intere catene di supermercati, l’esportazione del nostro vero o falso Made in Italy, la creazione all’estero di centrali di produzione dell’Italian sounding e lo sviluppo ex novo di reti di smercio al minuto».

«In questo modo la malavita si appropria – sottolinea ancora la Coldiretti – di vasti comparti dell’agroalimentare e dei guadagni che ne derivano, distruggendo la concorrenza e il libero mercato legale e soffocando l'imprenditoria onesta, ma anche compromettendo in modo gravissimo la qualità e la sicurezza dei prodotti, con l’effetto indiretto di minare profondamente l’immagine dei prodotti italiani e il valore del marchio Made in Italy. Gli ottimi risultati dell’attività di contrasto confermano la necessità di tenere alta la guardia e di stringere le maglie ancora larghe della legislazione con la riforma dei reati in materia agroalimentare», ha affermato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini.

«Le agromafie vanno perseguite con un sistema punitivo più adeguato con l’approvazione delle proposte di riforma dei reati alimentari presentate dall’apposita commissione presieduta da Giancarlo Caselli, presidente del comitato scientifico dell’Osservatorio Agromafie promosso dalla Coldiretti», ha detto Prandini.

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