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Allo scalo di Londra Heathrow voli speciali di sole valigie perse

L’aeroporto è al collasso da giorni: un serpentone di centinaia di passeggeri si snoda in tutta la sala, in attesa di passare i varchi di sicurezza

di Simone Filippetti

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3' di lettura

Al Terminal 5 di Heathrow, sotto l’enorme volta di acciaio e cristallo che ospita la British Airways, va in scena un caos calmo. L’aeroporto è al collasso da giorni: un serpentone di centinaia di passeggeri si snoda in tutta la sala, in attesa di passare i varchi di sicurezza. File interminabili pure ai banconi degli happy few che viaggiano in business class o della ancor più esclusiva First Class: ognuno ha enormi e numerose valigie da imbarcare. Un gruppo di ebrei ortodossi è seduto in attesa che vengano caricate le loro: stanno forse pregando che arrivino. Nel mondo post-pandemia, dove tutti hanno ritrovato un’improvvisa voglia di volare, riavere la propria valigia, se si parte da Heathrow, è un atto di fede. La compagnia aerea americana Delta è stata costretta a organizzare un volo di soli bagagli: mille valigie che non erano mai arrivate a destinazione negli Stati Uniti.

Nel super efficiente scalo, bisogna tassativamente passare il QR code del biglietto sui lettori dei varchi automatici almeno 35 minuti prima dell’orario di partenza. Altrimenti, il varco non si apre e si rimane a terra. Ma la regola è stata soppressa perché nessun passeggero riesce a essere più in orario: sugli schermi ogni volo, dal colore verde, simbolo cromatico di puntualità, passa mano a mano al rosso del ritardo. Nessun aereo parte puntuale, ma tra i viaggiatori in coda o accampati per terra non ci sono segni di impazienza o di rabbia. C’è poco da fare: è così da settimane ormai e ogni giorno Heahtrow smista così tanti passeggeri che ora ha messo un tetto a 100mila persone tra arrivi e partenze: è comunque troppo pure per l’aeroporto più grande d’Europa, un tempo vanto della Gran Bretagna. Ormai sono tutti rassegnati che volare, nella terribile estate africana del 2022 (anche a Londra le temperature sono anomale e insopportabili), è un’odissea.

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Da Heathrow a Manchester, da Liverpool a Gatwick, gli aeroporti inglesi vivono la loro peggiore estate di sempre. Si salva solo il piccolissimo London City: non vola su località turistiche e i nuovi controlli tecnologici che evitano di separare i liquidi, facendo risparmiare tantissimo tempo.

Il caos estivo di Heathrow e della Gran Bretagna è figlio di due ingredienti esplosivi: il boom di turismo, da nessuno immaginato e previsto; e la carenza di personale, ridotto in modo drastico durante il Covid. Per quasi due anni, gli aeroporti di Londra sono stati un deserto. Dopo l’apocalisse, l’industria del trasporto aereo è ripartita all’improvviso e in modo violento. A peggiorare le cose, in Europa sono tornati in masse anche i turisti americani: col SuperDollaro le vacanze in Europa sono diventate un affare.

«C’è una grossa responsabilità dei dirigenti degli aeroporti che hanno completamente sottostimato i flussi di passeggeri, eppure è il loro lavoro» nota Paul Whelan, fondatore di Prima Vista, catena di sale aeroportuali, ed esperto del settore aereo. Nei mesi invernali, ricorda, molte compagnie hanno comprato nuovi aeromobili per la stagione estiva e «di certo non li avevano comprati per tenerli a terra». La stessa British ha inaugurato nuove rotte, tra cui un inedito volo diretto da Londra a Perugia per fare concorrenza a Ryanair.

Correre ai ripari è in teoria facile, ma in pratica impossibile. Basterebbe che Heathrow assuma personale da mettere ai varchi e ai controlli, per snellire le code. Ma il personale di un aeroporto va formato, deve passare lunghi corsi sulla sicurezza.

C’è poi un altro motivo, meno confessabile: la fame di profitti. «Gli azionisti degli aeroporti vogliono dividendi» nota Whelan e così i manager tagliano i costi all’osso: assumere personale, al di là dei tempi, è un costo aggiuntivo. A Heathrow, invece, pensano di adottare il più classico dei detti napoletano: “Addà passà a nuttata”. Con il pieno di passeggeri e il vuoto di personale, gli aeroporti faranno profitti a palate. E se si riesce a resistere per le prossime tre settimane, il caos sarà finito.

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