ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùla nuova governance

Allo sport fondi per 468 milioni. Arriva la riforma che non piace al Cio

di Marco Bellinazzo


default onloading pic

4' di lettura

In vista della partecipazione dell’Italia alle Olimpiadi di Tokyo 2020 il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti, pochi giorni fa, ha promesso al Coni fondi aggiuntivi a sostegno della «preparazione olimpica».

Con la pubblicazione della legge 86/2019 – sulla Gazzetta Ufficiale n. 191 del 16 agosto – è definitivo il “via libera” della riforma dell’ordinamento sportivo, voluta dal Governo Lega-Movimento Cinque Stelle, che il prossimo anno entrerà completamente a regime, sia in virtù delle norme contenute nella Legge di Stabilità per il 2019, sia del “collegato Sport” che venerdì ha raggiunto il traguardo della Gazzetta.

Si tratta dello stesso provvedimento che prevede un riordino del Coni e che ha causato all’Italia, il duro richiamo del Comitato Olimpico internazionale, che ha rilevato la mancata adesione del provvedimento alla Carta Olimpica in sei punti paventando la possibilità, senza una correzione di rotta, di escludere la delegazione italiana dai prossimi Giochi estivi giapponesi.

Le contestazioni del Cio – che ha invitato i rappresentanti politici a Losanna a settembre per discuterne – non attengono direttamente al nuovo modello di finanziamento dello sport adottato in Italia, eppure investono l’architettura stessa della nuova governance del settore incardinata su «Sport e Salute», società dipendente dal ministero dell’Economia, e su un ridimensionamento del Coni presieduto da Giovanni Malagò a cui viene riservata, appunto, l’attività strettamente propedeutica alla partecipazione alle Olimpiadi.

«Autofinanziamento»

A «Sport e Salute», guidata da Rocco Sabelli, il Governo ha invece affidata la direzione del comparto sport in tutte le sue declinazioni con le relative risorse economiche.

La legge di Stabilità per il 2019 sancendo il principio dell’autofinanziamento dello sport, ha anche prescritto che il livello dei contributi assegnati annualmente al Coni e alla nuova «Sport e Salute» sia parametrato «al 32% delle entrate effettivamente incassate dal bilancio dello Stato, registrate nell’anno precedente, e comunque in misura non inferiore complessivamente a 410 milioni di euro annui, derivanti dal versamento delle imposte ai fini Ires, Iva, Irap e Irpef», nell’ambito della gestione di impianti sportivi, palestre e dell’attività dei club. In pratica, il contributo fiscale a carico delle società di calcio professionistico – pari a oltre 900 milioni – serve a sostenere per circa due terzi tutto lo sport tricolore. I proventi derivanti dal resto del comparto sportivo (circa 50mila tra club e società di gestione di impianti) infatti superano di poco i 400 milioni annui.

A queste entrate – 1,3 miliardi – si attinge, dunque, per supportare e sviluppare l’intera filiera sportiva (al Coni afferiscono 45 Federazioni, 19 Discipline Associate, 14 Enti di promozione sportiva nazionali e uno territoriale e 20 Associazioni Benemerite cui aderiscono circa 95mila società sportive per un totale di circa 11 milioni di tesserati).

Le risorse per lo sport

Il livello «minimo» dei finanziamenti definito dalla legge di Stabilità è questo: 40 milioni al Coni, 88 a «Sport e Salute», 280 agli organismi sportivi e alle Federazioni. Per il 2019 il gettito fiscale è stato più generoso delle previsioni e il budget a disposizione è salito a 468 milioni. Come ha spiegato il presidente e ad di «Sport e Salute» Sabelli, però, le spese per il funzionamento della “macchina” assorbono il 40% delle risorse. Da qui la necessità di riqualificare la spesa, per aumentare gli investimenti, soprattutto per lo sport di base.

Alla nuova società spetterà, peraltro, la gestione del patrimonio impiantistico, con il fiore all’occhiello dello stadio Olimpico e del Parco del Foro Italico. Dipenderanno da «Sport e Salute», poi, l’Istituto di Medicina dello Sport, la Scuola dello sport e i 216 dipendenti del territorio. Dal punto di vista operativo, il contratto di servizio che dovrà essere sottoscritto entro il prossimo 30 settembre dovrà stabilire il perimetro delle aree in cui il Coni avrà ancora un ruolo primario rispetto a quello di «Sport e Salute» e quelle dei settori in cui dovrà svolgere un ruolo ancillare.

Il Coni, come detto, sarà il dominus della “preparazione olimpica” con la gestione dei centri specializzati come quelli, ad esempio, di Formia e Tirrenia, e amministrerà gli organi collegiali, la giustizia sportiva (Collegio di garanzia dello sport) e il registro delle società sportive.

Al contrario, tutto ciò che non rientra nella preparazione olimpica sarà di competenza di «Sport e Salute» (una separazione contestata dal Cio, per il quale i comitati olimpici devono anche occuparsi di dare impulso allo sport di base).

Sport e Periferie

La newco partecipata al 100% dal ministero dell’Economia si occuperà anche del fondo Sport e Periferie. Gli interventi dedicati alla ristrutturazione di impianti sportivi promossi inizialmente dal Governo Renzi con uno stanziamento di 100 milioni sono stati reindirizzati dall’attuale Governo soprattutto verso l’edilizia sportiva scolastica (con la compartecipazione dei Comuni). Dei primi due bandi si erano occupati il Coni e il Governo, ma ora sarà «Sport e Salute» a seguire tutto l’iter. Sabelli ha infatti spiegato come dei primi 100 milioni stanziati ne siano stati spesi soltanto 5-6. Ora «Sport e Salute» fungerà anche da stazione appaltante e si avvarrà di un censimento di 56mila impianti. L’obiettivo è spendere bene le due tranche da 80 e 100 milioni con 600-700 interventi medi da 300-400mila euro, coinvolgendo anche federazioni e organismi sportivi.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...