la pentastellata: «NON ME NE VADO»

Alloggio di servizio, polemiche sull'ex ministro Trenta. La Procura militare apre fascicolo

Si tratta di un «atto dovuto», dopo le notizie di stampa, chiarisce il procuratore militare Antonio Sabino, specificando che al momento non ci sono né indagati né ipotesi di reato. Il fascicolo aperto dalla procura militare è a "modello 45", che è il registro degli atti che non<br/>costituiscono notizia reato

di An.C.


Detto e contraddetto: Elisabetta Trenta e la casa della discordia

4' di lettura

L’ex ministro della Difesa Elisabetta Trenta è ancora una volta al centro di una bufera politica. E ancora una volta l’attenzione si concentra sul marito, ufficiale dell’Esercito con il grado di maggiore Claudio Passarelli. Il Corriere della Sera ha lanciato il sasso: la pentastellata vive ancora nell’alloggio “di servizio” che le era stato assegnato quando era al governo.

Una vicenda subito finita sotto la lente della Procura militare di Roma che ha aperto un fascicolo d'indagine per accertare eventuali profili di sua competenza. Un «atto dovuto», dopo le notizie di stampa, chiarisce il procuratore militare Antonio Sabino, specificando che al momento non ci sono né indagati né ipotesi di reato.

Sotto la lente l’alloggio di servizio di cui ancora dispone
Lei non ci sta. La casa, spiega, è stata riassegnata al marito, militare. Ne ho pieno diritto, non violo alcuna regola, è il messaggio. «Quando ho lasciato l’incarico - sottolinea in un post pubblicato su Facebook - avrei avuto, secondo regolamento, tre mesi di tempo per poter lasciare l’appartamento; termine ancora non scaduto (scadenza tre mesi dal giuramento del nuovo governo, vale a dire 5 dicembre 2019). Come è noto - osserva ancora Trenta - mio marito è ufficiale dell’Esercito Italiano con il grado di maggiore e svolge attualmente un incarico di prima fascia, incarico per il quale è prevista l’assegnazione di un alloggio del medesimo livello di quello che era stato a me assegnato, è stato riassegnato lo stesso precedentemente concesso a me, previa richiesta e secondo
la medesima procedura».

L’ex ministro: «Casa assegnata a mio marito. Non me ne vado»
«Ormai la casa è stata assegnata a mio marito e in maniera regolare. Per quale motivo dovrebbe lasciarla?», si chiede ancora in un’intervista al Corriere. Trenta mette in evidenza che quando è diventata ministra, suo «marito è stato demansionato. Ora ha di nuovo i requisiti. E comunque noi prima facevamo una vita completamente diversa» e «anche adesso continuo ad avere una vita diversa, è una vita di relazioni, di incontri». Poi aggiunge: «Non credo proprio che si tratti di un privilegio perché io l’appartamento lo pago e lo pago pure abbastanza». La pentastellata pensa di essere sotto attacco: «Due giorni fa è stato pubblicato un documento riservato con il mio test attitudinale per l'Aise, l’agenzia dei servizi segreti. Poi è saltata fuori la storia della casa: è un attacco al presidente Conte? All'Aise, al Movimento? Alla Link Campus, dove sono tornata a lavorare?».

Di Maio: inaccettabile che l’ex ministro mantenga la casa
Una posizione, la sua, che non convince: tutti, maggioranza e opposizione, le chiedono di lasciare l’appartamento. L’opposizione allarga lo spettro dell’invettiva ai privilegi dei moralisti grillini. Il Pd, forza politica che assieme a M5S sostiene il Conte due, chiede di chiarire subito. Anche Luigi Di Maio, leader politico M5S, chiede a Trenta di lasciare la casa: «Questa cosa dal mio punto di vista non è accettabile - sottolinea in un’intervista a Rtl -, ha smesso di fare la ministra due mesi fa, ha avuto il tempo per lasciare la casa, è bene che ora la lasci e se il marito in quanto militare ha diritto ad un alloggio può fare domanda e lo otterrà. Questa cosa fa arrabbiare i cittadini e anche noi perché siamo quelli che si tagliano gli stipendi».

La decisione sul marito presa «per questioni di opportunità»
Non è la prima volta che Trenta finisce sotto la lente. E non è la prima volta che l’attenzione si concentra sul legame tra lei, responsabile della Difesa, e il consorte, capitano dell’Esercito. Quando viene nominata ministro della Difesa nel Conte 1, l’esecutivo sostenuto da M5S e Lega, viene messo in evidenza da stampa e opposizione il conflitto d’interessi legato al ruolo ricoperto dal marito, in servizio nella strategica Direzione nazionale degli armamenti, la struttura della Difesa che gestisce contratti e acquisti milionari. La polemica si accende a tal punto che la ministra decide «per questioni di opportunità» che il consorte-ufficiale venga spostato dall’incarico di capo della segreteria del vice direttore nazionale degli armamenti all’ufficio Affari Generali.

Il post su Facebook: «Solo sterili polemiche»
Dopodiché, la pentastellata affida a un post su Facebook, pubblicato il 4 giugno del 2018, le sue considerazioni. «Non ho ho perso occasione - scrive Trenta - per spegnere ogni sterile polemica promossa in queste ore da alcune forze politiche. Nonostante mio marito, il capitano Claudio Passarelli, non si sia mai occupato infatti di armamenti, a differenza di quanto scritto invece da alcuni organi di stampa, ho comunque chiesto il suo trasferimento agli Affari Generali, retto da un dirigente civile, che sovrintende alle esigenze organizzative e logistiche del funzionamento del segretariato generale. Il M5S lavora in questo modo, con trasparenza e coerenza, al di sopra di ogni più piccolo - ed ingiustificato come in questo caso - sospetto. Viva l'Italia!». Sospetto che, come rileva la polemica di questi giorni, è tornato puntualmente.

Per approfondire:
La battaglia verbale Salvini-Trenta
Più straordinari a soldati e vigili del fuoco: i veti incrociati M5S-Lega

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