sardegna

Alluminio, giorni contati per Eurallumina e Sider Alloys: a rischio investimenti e posti di lavoro

Sider Alloys, gruppo svizzero che dal 2018 è subentrato all’Alcoa, aspetta da mesi la firma del contratto per la fornitura di energia. Eurallumina, invece, denuncia gravi ritardi nell’iter per l’avvio degli interventi necessari alla ripresa della produzione

di Davide Madeddu


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3' di lettura

È l’ultima chiamata. E le nuove produzioni di alluminio in Sardegna rischiano di arenarsi senza essere state neppure riavviate. Perché «senza soluzioni immediate entro i prossimi giorni» le aziende sono pronte a «misure drastiche». Che significa stop ai programmi di investimento che complessivamente superano i 300 milioni di euro.

Alla Sider Alloys, gruppo svizzero che dal 2018 ha rilevato lo smelter di alluminio primario di Portovesme dall’Alcoa, la pazienza sembra essere finita: l’azienda ha infatti avviato il programma di ferie forzate e annuncia l'apertura della cassa integrazione per i 140 assunti.

Motivo? Senza soluzioni per la questione energetica salta il programma di ristrutturazione degli impianti. Il nodo da sciogliere è quello relativo alla firma del contratto per la fornitura di energia. E al prezzo che, per rendere lo smelter competitivo sul piano internazionale, dovrebbe oscillare intorno ai 30 euro a megawattora. «L’accordo bilaterale con l’Enel è già pronto - chiarisce Gaetano Libia, responsabile relazioni esterne e delegato alle questioni energetiche di Sider Alloys - il Mise però deve intervenire sulle questioni che riguardano gli oneri di sistema, la CO2 indiretta e l’interrompibilità. Voci determinanti per stabilire il prezzo dell’energia e su cui ci attendiamo da tempo l’intervento del ministero, perché al decreto sugli energivori devono seguire poi gli altri atti conseguenti».

Non usa giri di parole Giuseppe Mannina, amministratore delegato e fondatore di Sider Alloys: «Se in questi giorni non arrivano soluzioni dal 31 ottobre avviamo le procedure per la cassa integrazione. In queste condizioni stiamo solo bruciando cassa». Dall’insediamento la Sider Alloys – che ha un progetto di investimenti per 135 milioni di euro (8 a fondo perduto, 84 finanziati con un tasso agevolato, 20 messi a disposizione dall’Alcoa e il resto in capo al nuovo proprietario) l’inserimento di circa 370 lavoratori diretti e 70 a contratto, più eventuali altri 50 in caso di riavvio di un ulteriore impianto, la cosiddetta “fabbrica degli anodi” – ha già speso una trentina di milioni di euro per gli interventi di pre revamping, l’acquisto di trasformatori e le azioni propedeutiche alla ristrutturazione. All’interno della fabbrica operano circa 140 persone. «Spendiamo in media un milione di euro al mese - chiarisce ancora Mannina - senza la misura per l’energia non si può andare avanti. Abbiamo un progetto all’avanguardia e migliorativo rispetto al passato, ma attendiamo risposte concrete».

Eurallumina: 167 milioni di investimenti in bilico

Il tema comincia a preoccupare anche i lavoratori, sia quelli che da tempo sono impegnati all’interno della fabbrica sia quelli che attendono l’avvio degli interventi e quindi la messa in marcia degli impianti. Seppure per motivi differenti la data del 31 ottobre diventa una sorta di spartiacque anche per l’Eurallumina , l’azienda controllata dalla russa Rusal e definita (benché non ci sia alcun collegamento con la vicina Sider Alloys) primo anello della filiera dell’alluminio.

L’azienda sino alla fermata del marzo 2009 produceva allumina dalla raffinazione della bauxite a Portovesme. In questo caso li progetto propedeutico al riavvio degli impianti (sono previsti investimenti per 167 milioni di euro: 7 a fondo perduto, 60 milioni prestiti a tasso agevolato e la restante parte a carico dell’azienda) prevede la realizzazione di un vapordotto per l’approvvigionamento di vapore dalla vicina centrale elettrica e interventi sul bacino per il confinamento dei residui di lavorazione e un piano di ammodernamento e miglioramento dell’impianto industriale con l’adeguamento della raffineria per l’impiego di bauxiti tri-idrate che sino alla fermata produceva un milione e 200mila tonnellate di allumina, destinandone il 30% al mercato regionale dalla lavorazione di circa 2 milioni di tonnellate di bauxite.

La procedura è ancora in corso. Proprio qui sorge il problema. «I tempi sono sempre più dilatati. L’azienda ha dichiarato che non si può andare oltre il 31 ottobre rispetto alla definizione della pratica di Via (valutazione impatto ambientale) - dice Francesco Garau, segretario regionale della Filctem -. Di conseguenza a quel punto potranno deviare gli investimenti in altri posti».

Il primo passo per quello che il sindacalista definisce «uno scenario catastrofico per le 1.400 buste paga tra diretti indiretti indetto col moltiplicatore specifico per il territorio». Per scongiurarlo i lavoratori e le organizzazioni sindacali hanno deciso di rilanciare in questi giorni la mobilitazione «che comunque non si è mai fermata». «Non bisogna dimenticare che l’Eurallumina in questi dieci anni ha speso in questo territorio circa 18 milioni di euro - conclude Garau - a dimostrazione del fatto che ci sia tutto l’interesse a far funzionare lo stabilimento».

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