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Alluminio al record da tre mesi: chiude Alunorte, prima fonderia di allumina al mondo

di Sissi Bellomo


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(Reuters)

2' di lettura

La notizia si è abbattuta come una doccia fredda sui mercati. La più grande raffineria di allumina del mondo, capace di produrre il 10% dell’offerta non cinese, è costretta a chiudere i battenti. L’annuncio di Norsk Hydro, riferito all’impianto brasiliano Alunorte, è arrivato del tutto inatteso e ha provocato reazioni forti, sia alla borsa di Oslo, dove la società norvegese mercoledì ha perso fino al 14%, sia al London Metal Exchange, dove le quotazioni dell’alluminio – di cui l’allumina è un importante ingrediente – si sono impennate di oltre il 3% fino a superare 2.202 dollari per tonnellata, il massimo da oltre tre mesi.

Meno di un mese fa erano arrivate indicazioni incoraggianti sul futuro di Alunorte, che da marzo scorso opera al 50% della capacità dopo un caso di inquinamento: Norsk Hydro aveva siglato due accordi con le autorità brasiliane che sembravano spianare la strada al ritorno alla piena attività, per cui occorre il via libera della magistratura. Ieri il colpo di scena: le operazioni si fermeranno del tutto, perché la fonderia ha esaurito lo spazio in cui smaltisce i residui, senza aver ottenuto l’autorizzazione a utilizzare una nuova area.

Lo stop di Alunorte – che la società ha definito «temporaneo», pur senza indicarne la durata – potrebbe anche essere una strategia per forzare la mano ai giudici. La pubblica accusa venerdì aveva fatto sapere che avrebbe preteso un periodo di osservazione degli impianti di almeno un anno prima del ripristino di tutti i permessi.

«Forse Hydro spera che la chiusura totale darà un senso di urgenza alle trattative, visto l’impatto sull’occupazione in vista delle elezioni» , suggerisce Colin Hamilton di Bmo Capital Markets. Per Menno Sanderse di Morgan Stanley la serrata durerà «non più di sei mesi».

Le conseguenze saranno comunque importanti, per il mercato e per la stessa società norvegese, già punita duramente in Borsa. La fermata di Alunorte, con una capacità di ben 6,3 milioni di tonnellate l’anno di allumina, comporta a catena anche la chiusura della miniera di bauxite Paragominas che la alimenta, ha precisato Norsk Hydro.

Anche l’adiacente raffineria di alluminio Albras presto si fermerà, a meno che non riesca a trovare fornitori alternativi: compito non facile in un mercato in cui l’offerta, anche a causa delle sanzioni americane contro Rusal, è sempre più scarsa. Per gli stessi motivi, ha aggiunto Norsk Hydro, è da considerare a rischio anche una parte della produzione delle fonderie del gruppo in Norvegia.

Le tensioni sul mercato dell’allumina si erano appena allentate, grazie all’ottimismo su Alunorte e alla fine dello sciopero negli impianti australiani di Alcoa, annunciato venerdì scorso: il prezzo spot era disceso intorno a 460 dollari per tonnellata, dai 650 dollari raggiunti il mese scorso e dal record storico sopra 800 dollari registrato a maggio, sull’onda dell’allarme Rusal. La corsa al rialzo rischia ora di ripartire.

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