la rinascita dell’ex alcoa

Alluminio, in Sardegna la sfida di Sider Alloys vale 400 posti di lavoro

di Davide Madeddu

2' di lettura

L’alluminio riparte da Portovesme. Archiviata la stagione Alcoa (anche con la sostituzione fisica dell’insegna all’ingresso della fabbrica) ora il percorso propedeutico al riavvio degli impianti e quindi alla produzione di alluminio primario viaggia con Sider Alloys, l’azienda svizzera che ha rilevato lo stabilimento dalla multinazionale americana.

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In attesa che si definiscano i progetti relativi al revamping degli impianti, sono già state avviate alcune opere mentre per l’8 ottobre è previsto l’incontro tra sindacati e azienda a Portovesme. All’attenzione di lavoratori e parti sociali ci sono gli interventi eseguiti e quelli da portare avanti. Dalla demolizione e bonifica dei vecchi spogliatoi e della vecchia direzione (i due edifici, dopo la rimozione dell’amianto, saranno ricostruiti a breve) alle altre strutture da dismettere. La sostituzione dell’insegna con il logo Sider Alloys spa certifica poi il nuovo corso che punta a produrre una media di 165mila tonnellate di alluminio primario all’anno coprendo il 15% del fabbisogno nazionale e il 3% di quello europeo.

L’accordo coinvolge circa 400 addetti
Nei giorni scorsi è stato siglato l’accordo con le organizzazioni sindacali e Confindustria, relativo al reinserimento delle maestranze all’interno degli impianti con cui si prvede che per le assunzioni si attingerà prima dagli ex Alcoa, poi dagli ex appalti e infine dagli ex interinali. Il programma di riavvio dello smelter prevede un investimento complessivo di 135 milioni di euro (8 a fondo perduto, 84 finanziati con un tasso agevolato, 20 messi a disposizione dall’Alcoa e il resto in capo al nuovo proprietario) l’inserimento di circa 370 lavoratori diretti e 70 a contratto, più eventuali altri 50 in caso di riavvio di un ulteriore impianto, la cosiddetta “fabbrica degli snodi”.

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Dopo una prima convocazione al Mise fissata per il 9 ottobre (poi rinviata a data da destinarsi) sindacati e lavoratori hanno chiesto un nuovo appuntamento per discutere del piano industriale, assetto societario, partecipazione finanziaria (Invitalia col 20% e operai con il 5%) e riattivazione degli impianti. Attualmente è in fase di definizione la questione relativa al revamping.

Manager e tecnici sono al lavoro per definire i dettagli dei programmi di intervento che dovranno rimettere in marcia gli impianti fermi dal 2012 e dai quali si sfornavano in media all’anno 150mila tonnellate di alluminio primario in pani e billette.

La trattativa dell’azienda è con la Chinalco che potrebbe occuparsi della ristrutturazione dell’impianto di elettrolisi, e la Danieli che dovrebbe seguire i lavori di ristrutturazione della fonderia. La decisione finale è attesa tra la fine di settembre e i primi quindici giorni di ottobre. Un ritardo, rispetto all’iniziale tabella di marcia, che dall’azienda motivano con la necessità di valutare ogni aspetto dei progetti di intervento perché «non si possono commettere errori».

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