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Alluminio, tornano le speculazioni sulle scorte

Com’era successo dopo la recessione del 2009, l’alluminio si sta accumulando in grandi quanrità. Ma non è solo colpa della crisi da coronavirus

di Sissi Bellomo

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(Imagoeconomica)

Com’era successo dopo la recessione del 2009, l’alluminio si sta accumulando in grandi quanrità. Ma non è solo colpa della crisi da coronavirus


3' di lettura

L’alluminio è tornato a fare gola agli speculatori, che stanno riportando in auge un fenomeno che sembrava superato: l’accumulo di scorte a fini di lucro. Era già avvenuto dopo la grande recessione globale del 2009, con un lungo strascico di conseguenze per il mercato. E c’è la sensazione che stia succedendo di nuovo, benché il London Metal Exchange (Lme) si sia dotato di nuove regole per prevenire il ripetersi delle passate difficoltà.

Nei magazzini della Borsa metalli londinese le scorte sono aumentate di oltre il 50% negli ultimi tre mesi, fino a raggiungere livelli record:  1,54 milioni di tonnellate, il massimo da maggio 2017. E questo è solo un piccolo scorcio della realtà.

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Gran parte dell’alluminio è accumulato fuori dal sistema ufficiale dei magazzini di borsa. A livello globale le scorte – comprese quelle custodite nell’ombra – potrebbero salire di circa un terzo quest’anno, prevedono gli analisti di CRU, fino a 16 milioni di tonnellate.

La pandemia da coronavirus (così come la recessione del 2009) ha inferto un duro colpo ai consumi industriali di metalli. Ma a spingere all’accumulo di alluminio non è soltanto la crisi. Del resto le scorte continuano ad aumentare anche adesso che – con l’uscita dal lockdown – il prezzo al Lme è tornato a salire, riportandosi sopra 1.600 dollari per tonnellata, sui massimi da marzo (base tre mesi).

L’aspetto centrale è il contango: il prezzo a futuri è tuttora decisamente più alto di quello per consegne vicine. «Una delle migliori operazioni a rischio zero in questo momento è comprare dell’alluminio e metterlo in un magazzino», afferma Eoin Dinsmore di CRU. «A farlo non sono solo le società di trading globali, tutti vedono che c’è una buona opportunità per fare soldi».

«Vediamo un forte interesse da parte dei trader», conferma Roman Andryushin, direttore vendite di Rusal, gigante russo dell’alluminio, mettendo in guardia dalla possibilità di future carenze di prodotti a valore aggiunto, se troppa materia prima viene sottratta al mercato per scopi speculativi.

L’alluminio è uno dei prodotti che meglio si prestano a questo tipo di operazioni, perché non si rovina nemmeno se conservato a lungo. Ed è sufficiente trovare un capannone custodito: spesso, soprattutto in Cina, la speculazione avviene proprio così, anche se nelle forme più sofisticate di carry trade l’acquisto fisico è “coperto” da vendite sul mercato dei futures e il metallo viene consegnato a magazzini Lme, o quanto meno vicini al sistema Lme.

In passato alcuni siti – in particolare Detroit negli Stati Uniti e Vlissingen in Olanda – erano diventati così intasati che per ritirare qualsiasi metallo, una volta passata la crisi economica, era diventato necessario attendere mesi.

Sul mercato fisico i premi (ossia il sovrappiù da pagare sulle quotazioni Lme) si erano gonfiati artificialmente, con grave danno per le imprese consumatrici di alluminio. C’erano anche stati sospetti di manipolazione, ma le inchieste giudiziarie – che avevano coinvolto tra gli altri Goldman Sachs, JpMorgan e Glencore –non hanno portato ad accertare nessun illecito.

Il London Metal Exchange ha nel frattempo introdotto nuove regole per accelerare le consegne di metallo, evitando che fossero ritardate ad arte dai gestori dei magazzini per intascare più denaro.

Oggi i nodi rischiano di venire al pettine in tempi più brevi rispetto al passato. Poiché l’attività di gestione è divenuta meno redditizia, la capacità dei magazzini Lme negli ultimi 5 anni si è drasticamente ridotta e il Metal Bulletin, già a maggio, segnalava carenza di spazi di stoccaggio in alcune località dell’Asia, legata anche al fatto che «le banche stanno consigliando ai clienti di custodire il metallo in luoghi sicuri, perché altrimenti è più difficile ottenere finanziamenti» cedendo il metallo stesso a garanzia.

Nel 2015 la superficie totale dei magazzini ufficiali Lme era di 5,3 milioni di metri quadrati, mentre adesso è di appena 180mila, fa notare Andy Home, analista di Reuters. Significativamente c’è però stato un aumento del 4,5% negli ultimi tre mesi: segno che c’è domanda. E questa domanda potrebbe essere generata, almeno in parte, proprio dalle speculazioni sull’alluminio.

I nuovi spazi sono stati creati per la maggior parte a Port Klang, in Malaysia, che ora è il terzo sito di stoccaggio del Lme, dopo Rotterdam e il porto sudcoreano di Busan. È cresciuta anche l’importanza di Johor, sempre in Malysia, e di Baltimora (Usa), mentre Detroit e Vlissingen si sono ridimensionate.

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