Maltempo

Alluvione, agricoltura e trasporti i settori più colpiti in Piemonte

L’esondazione dei fiumi ha azzerato le semine di cereali, le frane hanno danneggiato le strade a sud della Regione. Ravanelli (Confindustria): ora è necessario accelerare su trasporto merci su ferro e intermodalità

di Filomena Greco


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Il 23 e 24 novembre scorso il Piemonte è stato colto da un'ondata di maltempo: molti i danni ad abitazioni e aziende

3' di lettura

Il sindaco di Cardè, provincia di Cuneo, ha dovuto decidere di abbattere un ponte per alleggerire la pressione dell’acqua che tra il 23 e il 24 novembre scorsi ha inondato l’intero paese – 1.200 anime – trasformando le vie in torrenti. È una delle centinaia di emergenze che il Piemonte ha affrontato durante l’alluviore di venti giorni fa: strade interrotte, case e attività allagate, campi coltivati distrutti, numerose borgate isolate per giorni. L’ultima alluvione ha lasciato dietro di sé il fardello, pesante, del viadotto crollato sulla Torino-Savona e le difficoltà di collegamento, soprattutto nel Sud della Regione, con la Liguria e l’area portuale. È stata la rete stradale e autostradale a pagare il prezzo più alto per colpa di frane e smottamenti.

I danni
In un mese, dice l’Arpa, sono caduti sull’intero bacino del Po 321 millimetri di pioggia, «precipitazioni del tutto fuori dalla norma», con il secondo mese di novembre più piovoso degli ultimi 60 anni. La regione ha contato tre vittime e due stati di emergenza richiesti a Roma per un totale di 62 milioni di danni, solo parzialmente riconosciuti dall’Esecutivo (si veda l’intervista a lato). I fiumi sono stati i protagonisti di questa ondata di maltempo, il Po nel Torinese, il Tanaro e il Bormida tra Cuneese e Alessandrino, il rio Belbo. Durante i giorni dell’emergenza il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio ha chiesto lo scudo penale per i sindaci, «per consentire loro di mettere in sicurezza il territorio senza rischiare una denuncia» e ha ribadito la necessità che lo stato di emergenza venga gestito direttamente dalla Regione.

La priorità per i geologi del Piemonte però è focalizzarsi su manutenzione e prevenzione. «Il Piemonte – sottolinea G iovanni Capulli, a capo dei geologi piemontesi – è un territorio complicato, con montagne, colline e una pianura ricca di corsi d’acqua ad elevata portata. Abbiamo una conformazione naturale ben predisposta al dissesto, abbiamo mappato il rischio e lavorato bene sui piani di protezione civile. Ma resta carente la gestione, il controllo periodico, la manutenzione». E se da un lato serve semplificazione per rendere efficiente l’intervento, dall’altro però, sottolinea Capulli, «per prevenire dobbiamo continuare a mantenere una normativa rigida a tutela dell’ambiente».

Il nodo viabilità e trasporti
Dopo il crollo del viadotto sulla Torino-Savona e la chiusura della provinciale 29 del Cadibona per qualche giorno, a causa di una frana, i collegamenti tra il sud del Piemonte e la Liguria sono stati quasi impossibili. Tanto che in quelle ore il presidente della provincia di Cuneo Federico Borgna ha parlato di un «panorama desolante» e ha lanciato l’allarme sul rischio isolamento. « Il crollo della Torino-Savona ci isola da sud, l’autostrada Asti-Cuneo è bloccata, i lavori al Colle di Tenda sono fermi, quelli per la Variante di Demonte non partono e il Colle della Maddalena è chiuso». Cuneo come Savona è sicuramente l’area con i principali problemi di viabilità e di collegamento, sia per il trasporti merci che per le persone.

Agricoltura e trasporti sono i settori più colpiti. Nel primo caso, l’esondazione dei fiumi ha azzerato le semine di cereali nelle aree goneali. Nel secondo caso, smottamenti e frane hanno danneggiato la rete nel Sud della Regione, con cedimenti del manto stradale e frane che hanno costretto alla chiusura di alcuni tratti o alle limitazioni di carico, con importanti ricadute sul lavoro delle aziende del settore trasporti. «Abbiamo la necessità operativa di andare verso i porti – spiega Enzo Pompilio, responsabile del Fai, la federazione autotrasportatori italiani e oggettivamente restano ancora moltissimi problemi, con un traffico condizionato a cominciare dal crollo del Morandi. Per le nostre aziende le aree del Savonese e il Sud della Francia sono centrali, facciamo fatica a garantire termini di cosegna delle merci». Con l’approssimarsi dell’apetura del nuovo Terminal di Vado, «la situazione sarà ancora più critica».

La questione infrastrutture resta una priorità per il mondo industriale come sottolinea il presidente di Confindustria Piemonte fabio Ravanelli: «Per noi il tema infrastrutturale è una condizione necessaria per lo sviluppo del territorio – sottolinea – gli eventi metereologici di queste settimane, certo eccezionali ma non folli, hanno fatto emergere una serie di fragilità e hanno dimostrato quanto siamo rimasti indietro sia sulle nuove opere, come i Corridoi europei come il Reno-Alpi e il Mediterraneo, sia sulle infrastrutture tradizionali su cui è mancata attenzione. Proprio in questo contesto si comprende come sarebbe utile per l’Italia accelerare su trasporto merci su ferro e intermodalità, anche per scaricare le strutture stradali, ridurre l’impatto ambientale e i rischi».

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