ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùEmergenza climatica

Alluvioni, i dati diventano alleati per prevenire e gestire

Nonostante le tecnologie, i Comuni sono presi alla sprovvista. Claps (Idc) auspica uso dei dati meteo integrati con quelli di sensori di dighe e fiumi

di M. Cristina Ceresa

Toscana. I danni dell’alluvione che ha colpito Campo Bisenzio la scorsa settimana. Le vittime in tutta la Toscana sono state otto Una prima stima dei danni è di oltre 500 milioni

3' di lettura

Allagamenti e inondazioni sono cronaca, purtroppo, di questi giorni anche in Italia. L’acqua porta con sé eventi catastrofali tra i più costosi - spesso anche in termini di vite umane -, ma anche per perdita di biodiversità, oltre ovviamente a causare pesanti danni economici. E le città, grandi o piccole che siano, sono territori altamente esposti. Non solo per gli effetti causati dalla crisi climatica, ma anche – lo evidenzia un recente articolo su Nature – per una miopia legata ai modelli di urbanizzazione: dal 1985 gli insediamenti umani, dai villaggi alle megalopoli, si sono espansi proprio nelle attuali zone di inondazione.

La sfrenata cementificazione, che un recente rapporto Ispra evidenzia dove nel 2022 sono stati ricoperti altri 77 chilometri quadrati, +10% rispetto al 2021, mostra una diretta causa anche in Italia: oltre a esporre le città all’aumento della temperatura, il consumo di suolo diminuisce la capacità di assorbire l’acqua. E come riporta il rapporto «il 13% del consumo di suolo totale (circa 900 ettari) ricade nelle aree a pericolosità idraulica media e incide anche sull’esposizione della popolazione al rischio idrogeologico».

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Il ricorso alle tecnologie di monitoraggio, prima e alle azioni di intervento dopo sono sul tavolo di lavoro di sindaci, assessori, tecnici dei Comuni italiani. Troppo spesso però si è ancora presi alla sprovvista.

Le mappe del rischio climatico

La tematica ha spinto la Commissione europea a pubblicare uno strumento per fare cultura e alzare l’asticella dell’informazione. Dalla mappa si evince che oltre 14mila zone dell’Ue sono a rischio significativo di alluvioni. Google punta a segnalare fino a 7 giorni prima il pericolo alluvioni attraverso la piattaforma FloodHub che da qualche mese ha inglobato anche alcune aree geografiche europee, Italia compresa. Un’altra mappa utile è quella creata da Legambiente: CittàClima. Obiettivo è quello di mappare il rischio climatico sulle città per comprendere quanto stia avvenendo nel territorio italiano ed evidenziare, laddove possibile, il rapporto tra accelerazione dei processi climatici e problematiche legate a fattori insediativi o infrastrutturali nel territorio italiano. In tempo reale qui sono raccolte ed elaborate informazioni sugli impatti degli eventi climatici nei confronti di aree urbane, infrastrutture, beni storici.

I dati non mancano ma vanno usati bene

Dimostrazioni pratiche di come la tecnologia alzi il livello delle soluzioni di risk management. Come suggerisce Max Claps, research director di Idc Government Insights: «La resilienza agli shock a breve termine è un imperativo». Il problema, secondo l’analista, non è tanto la disponibilità di fondi (come gli 8 miliardi del Pnnr per rendere le infrastrutture pubbliche più resilienti), piuttosto la mancanza «di pianificazione, delle carenze di competenze, della lentezza degli appalti pubblici e delle insufficienti competenze e capacità di revisione».

Eppure, i dati - quelli che permettono di fare statistiche e business intelligence - non mancano. Anzi, il rischio è che ce ne siano troppi vista la crescente disponibilità e granularità delle informazioni provenienti da immagini satellitari, sensori IoT, monitoraggio meteorologico e modelli di previsione.

Dal monitoraggio all’allarme

Claps sollecita i responsabili delle politiche, ma anche gli ispettori edilizi ad «alimentare con intuizioni intelligenti gli strumenti di pianificazione e simulazione operativa, come i gemelli digitali, per simulare l’impatto delle norme edilizie e delle decisioni in materia di permessi per ridurre il consumo di suolo e richiedere l’uso di tecniche e materiali edilizi più resilienti».

Lo scenario degli interventi può modificarsi «grazie ai dati in tempo reale dei modelli di previsione meteorologica, integrati con quelli provenienti dai sensori delle dighe e dei fiumi, che dovrebbero essere analizzati per individuare le anomalie e lanciare automaticamente allarmi di emergenza che possano avvisare tempestivamente i cittadini, anziché affidarsi a pattuglie di vigili del fuoco e polizia che girano per le strade di piccoli villaggi e città rurali usando altoparlanti per dire ai cittadini di evacuare le case o aspettarsi che i sindaci pubblichino video sui social media sperando che tutti prestino attenzione».

L’uso più intelligente dei dati può anche fornire spunti al personale di comando e controllo per coordinare i primi soccorritori e orchestrare la fornitura di cibo, vestiti e medicine per i rifugi, invece di affidarsi a e-mail, fogli di calcolo e telefonate.

L’investimento va ben oltre e secondo Claps «la stessa infrastruttura tecnologica - con alcune aggiunte in termini di sensori e applicazioni - fornirà intuizioni intelligenti per altri casi d’uso, come la conservazione dell’acqua nelle stagioni secche, la riduzione delle perdite, la protezione della biodiversità in fiumi, paludi e porti, il trasporto idrico sostenibile e la qualità dell’acqua».

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