65 DIPENDENTI COINVOLTI A MILANO

Almaviva accoglie appello Governo, stop trasferimenti

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(Daniele Scudieri Imagoeconomica)


2' di lettura

AlmavivA Contact «consapevole della complessità della situazione, accoglie oggi con responsabilità l’appello del Governo a sospendere le misure finora adottate, in attesa dell’incontro in sede ministeriale, previsto nei prossimi giorni, per la necessaria definizione di un’intesa che garantisca l’indispensabile equilibrio del sito produttivo». Lo comunica nel pomeriggio la società in una nota.

La decisione arriva dopo che, secondo fonti del ministero dello Sviluppo economico, il ministro Calenda aveva chiesto ai responsabili di Almaviva di sospendere i trasferimenti dei lavoratori della sede di Milano. Il ministro «si augura che l’azienda non proceda con il trasferimento in Calabria di 65 lavoratori che si configurerebbe come un licenziamento seppure mascherato. Nelle prossime ore - hanno precisato le fonti - si svolgerà al Ministero un incontro per cercare soluzioni alternative a quella ipotizzata dall’azienda».

Ora nella nota Almaviva precisa di aver «preso atto che la consultazione tra i lavoratori della sede di Milano ha respinto l’ipotesi di accordo sottoscritta nei giorni scorsidalla maggioranza delle rappresentanze sindacali aziendali, diretta a fronteggiare la definitiva cessazione di un rilevante contratto da tempo gestito nel sito milanese».

Il caso
La società aveva comunicato ai 64 dei 500 dipendenti del call center di Milano in una lettera datata 11 ottobre il loro trasferimento nella struttura di Rende
(Cosenza) da farsi entro un mese. Secondo i sindacati i trasferimenti sono in realtà licenziamenti mascherati ed una rappresaglia dell’azienda dopo la bocciatura di un accordo sulle condizioni di lavoro.

Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana e fondatore di Articolo Uno-Mdp aveva scritto su Facebook poche ore prima della risposta di Calenda: «In queste moderne catene di montaggio dove l’età media dei lavoratori è trent’anni per uno stipendio di 750 euro al mese e con gli straordinari gestiti dall’azienda come premi, domina sfacciata - sono parole della Cgil - la convinzione che i lavoratori debbano essere spremuti e messi alla frusta, così rendono di più e si selezionano naturalmente. In questo settore il ricatto padronale è diventato ormai la regola. Cassa integrazione a zero ore, straordinari non pagati, controllo a distanza individuale. Prendere o lasciare. Oltre che una vergogna questo è un misfatto costituzionale. Il Parlamento e il Governo devono intervenire subito per punire questi abusi e per tutelare i lavoratori trattati come animali da soma. Le forze democratiche devono scendere in strada assieme al sindacato, accanto a questi lavoratori».«È vergognoso - conclude - che tutto il dibattito politico si riduce da settimane solo alla legge elettorale, l’impressione è che questo marchingegno sia uno strumento di distrazione mediatica per consentire ai nuovi e spregiudicati padroni, quelli dei call center come quelli delle acciaierie, di attuare i loro di piani aziendali, sfruttando la crisi e usando la subalternità delle classi dirigenti ai dettami del potere economico e finanziario. Non abbiamo altro tempo da perdere, la lotta di classe dei padroni è in atto e tocca a noi adesso scegliere da che parte stare».

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