Lavoro

Almaviva dovrà risarcire i co.co.co. dei call center

La Cassazione dà il riconoscimento della natura subordinata del rapporto di lavoro


default onloading pic
(Imagoeconomica)

2' di lettura

Nuova doccia fredda su Atesia, poi incorporata da Almaviva Contact, nel contenzioso con gli ex co.co.co. e lavoratori a progetto dei call center per il riconoscimento della natura subordinata del rapporto. La Cassazione, sentenza n. 25582, ha infatti stabilito che l'invito rivolto al lavoratore a presentarsi in azienda del giugno 2007 non può essere considerato come una valida offerta di lavoro. Esso pertanto non rientra nell’ipotesi prevista dall’articolo 50 della legge 183 del 2010 (emanato in un'ottica deflativa), che in questi casi prevede per il datore «unicamente» un indennizzo compreso tra 2,5 e 6 mensilità di retribuzione.

Pieno risarcimento

Al dipendente, dunque, oltre all’inquadramento a tempo indeterminato spetta anche il pieno risarcimento del danno. Respinto così il ricorso della società contro la decisione della Corte di appello di Roma che aveva riconosciuto il diritto all'inquadramento nel III livello del Ccnl imprese di telecomunicazione, ed al risarcimento, per un lavoratore impiegato con una serie di contratti a termine dal 2002 al 2007.La Sezione lavoro della Cassazione (presidente Nobile) ha anche chiarito che l’avverbio «unicamente», contenuto nell’articolo 50, va interpretato «nel senso che l’indennità economica si sostituisce esclusivamente alle normali conseguenze risarcitorie che derivano dall'accertamento della natura subordinata del rapporto, assicurando al lavoratore un indennizzo che copre, in via forfetaria, i danni derivanti dalla ingiustificata estromissione, fermo, tuttavia, il diritto del prestatore al ripristino della funzionalità del rapporto di lavoro ovvero alla “conversione” in esecuzione della sentenza (oltre che naturalmente alle retribuzioni da tali momenti in poi ed a quelle eventualmente maturate in ragione del reale atteggiarsi del rapporto intercorso e non derivanti, ex se, dalla diversa qualificazione del rapporto)». Bocciata dunque la lettura alternativa della norma secondo la quale l’indennità rappresentava «l’”unica” misura sanzionatoria a carico del datore di lavoro, sostitutiva cioè di tutte le conseguenze normalmente ricollegabili ad un tale accertamento (ovvero la conversione in rapporto a tempo indeterminato ed il risarcimento)».

(In questo articolo sono stati corretti due refusi alle ore 8.55 di venerdì 11 ottobre 2019)

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...