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Alphabet resiste al virus: entrate in rialzo del 13%

Crescono YouTube, i servizi cloud e le App. Zuckerberg intanto consolida il potere dentro Facebook

di Marco Valsania

(REUTERS)

3' di lettura

New York - Alphabet dimostra la tenuta dell’hi-tech all’iniziale assalto del coronavirus. Il gigante dei motori di ricerca ha messo ancora a segno una crescita delle entrate, del 13% a 41,2 miliardi di dollari, nel primo trimestre nonostante l’assedio della malattia. Anche se i profitti netti sono scesi a 6,8 miliardi da 8,3 miliardi, sotto le previsioni. Un segno incoraggiante che sarà messo alla prova da altri leader del settore nelle prossime ore: Facebook e Microsoft danno i conti oggi, mercoledì 29 aprile, Apple e Amazon, oltre a Tesla, giovedì.

Nei giorni scorsi i primi esempi di resistenza erano giunti da Netflix, il re dello streaming, e anche dal social network Snap, il cui titolo in risposta a incrementi di fatturato e utenti si era impennato anche del 30 per cento.

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In gioco è una market cap complessiva da quasi cinquemila miliardi, ai cosiddetti titoli Faang si somma Microsoft. Alphabet vale oggi 848 miliardi, Amazon, Apple e Microsoft sono il club da (oltre) mille miliardi ciascuna, Facebook vale oltre mezzo miliardo. Netflix, con 177 miliardi di market cap, è ormai a parimerito con Disney quando si tratta di valore in Borsa.

Un riflesso particolarmente controverso della relativa salute rivendicata dai colossi di tech e social media è venuto alla luce da Facebook. Per il suo Ceo, il 35enne Mark Zuckerberg, il virus è stata l’occasione di mettere in atto una drastica scelta di concentrazione del potere nelle sue mani, emarginando dissidenti e critici interni. In marzo, ha rivelato il Wall Street Journal, Zuckerberg ha ottenuto l’uscita di scena di due esponenti del board che avevano guidato una pattuglia di membri indipendenti, l’ex ad di American Express Kenneth Chenault, e Jeffrey Zients, ex consigliere economico di Barack Obama; è invece entrato in febbraio un altro fedele amico di lunga data di Zuckerberg, Drew Houston, 37enne Ceo di Dropbox.
Zuckerberg ha anche visto il coronavirus come un irrinunciabile opportunità di migliorare la reputazione del gruppo, ancora reduce dalle gravi polemiche su pratiche monopolistiche e inadeguati controlli contro informazione falsa e manipolata, promuovendo la sua missione di connettere il mondo.

Il futuro dei giganti tech è tuttavia men che garantito. Apple ha annunciato ritardi di almeno un mese nella produzione di massa del suo prossimo iPhone 12 quest’autunno. Alphabet ha da parte sua ammonito che la vera sfida è ancora a venire: la caduta della pubblicità si è fatta sentire sul finire di marzo e potrebbe essere foriera di crolli nei tre mesi in corso. Il chief executive Sundar Pichai ha affermato nel commentare i risultati che il mese scorso ha visto una “improvvisa e pronunciata frenata della raccolta pubblicitaria”.

Alphabet ha battuto le attese, ferme a 40,8 miliardi. Se le inserzioni su Google hanno mostrato di risentire della retromarcia della spesa pubblicitaria di molti settori cruciali, quali viaggi e turismo, la raccolta della piattaforma video YouTube, pur ridimensionata, è riuscita a crescere del 33% a 4,04 miliardi. La pubblicità ha contato per 33,8 miliardi delle entrate, pari all’82% del totale. In altre attività, le cosiddette Other Bets, le scommesse più rischiose da Waymo a Google Fiber hanno sofferto cali del 21% nelle revenue e balzi del 29% delle perdite. Dove i lockdown in casa hanno invece gonfiato la domanda di servizi e contenuto, Alphabet ha fatto bene: Google Cloud è cresciuta del 52% a 2,78 miliardi. Le applicazioni scaricate per Android sono aumentate del 30% tra febbraio e marzo. Google Classroom è usato da cento milioni di studenti e insegnanti, il doppio di inizio marzo. Il titolo a Wall Street ha guadagnato nel dopo mercato circa l'8% davanti alla prova di resistenza.

Le nubi però si addensano, soprattutto sulla pubblicità che resta il motore cruciale del business: Morgan Stanley ha pronosticato che le inserzioni digitali soffriranno questa crisi più di quanto non avessero risentito della debacle del 2008. EMarketer si aspetta che nella sola prima metà dell'anno la spesa in pubblicità digitale display cadrà tra il 5,5% e il 18%, mandando in fumo tra gli 8 e i 13 miliardi, contro attese di aumenti del 19% ancora a inizio marzo.

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