L’INDISCREZIONE DI POLITICO

Alstom-Siemens, Ue verso il no alla fusione: incompatibile con il mercato

(AFP)

2' di lettura

La Commissione europea sarebbe pronta a bloccare il progetto di un maxi-merger fra Alstom e Siemens Mobility, branca di Siemens Ag specializzata in mobilità. Il matrimonio fra i due, ora in bilico, porterebbe alla creazione di un gruppo ferroviario da 15 miliardi di euro di fatturato, capace di tenere testa a giganti cinesi come Crrc (il principale costruttore al mondo di veicoli ferroviari). A quanto scrive il portale Politico, che cita «due persone familiari con la questione», i commissari hanno compilato una lista di «serie obiezioni» all’accordo, ritenuto incompatibile con il mercato continentale. Bruxelles si dice costretta a congelare l’intesa, a meno che i due (aspiranti) partner non apportino misure correttive ai segmenti come treni ad alta velocità, sistemi di controllo e network regionali.

Il semaforo rosso della Commissione manda in stand by il disegno di un gigante industriale destinato alla quotazione a Parigi, dopo il doppio sì dei governi francesi e tedesco all’accordo. La cancelliera tedesca Angela Merkel, ricorda Politico, si era già lamentata dell’ostruzionismo di Bruxelles nei riguardi dei progetti di sinergia industriale nel Vecchio Continente. Il responso definitivo, comunque, sarà fornito dalla Commissione il 28 gennaio 2019.

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I dubbi di Vestager: rischio monopolio
Se confermato, lo stop della Commissione al merger risponderebbe al timore di un duopolio fra Siemens e Alstom. Margrethe Vestager, la commissaria alla concorrenza, si era già espressa in materia, sostenendo che la Ue non debba «fare favoritismi» rispetto ad alcune aziende. La fusione tra i due gruppi ridurrebbe le possibilità di scelta dei sistemi ferroviari nazionali, danneggiando passeggeri e imprese della logistica. I vertici di Alstom e Siemens hanno manifestato qualche disagio in passato, ma ora si dicono fiduciosi e «disposti a collaborare» con la Comissione per ottenere il via libera all’accordo entro la metà del 2019. Anche se non mancano cenni di insoddisfazione, legati soprattutto al timore di un crollo del progetto europeo. Joe Kaeser, amministratore delegato di Siemens Ag, ha dichiarato di recente che la Germania «ha bisogno di un piano B» in caso di indebolimento del mercato Ue.

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