decreto scuola

Alt ai voti, alle elementari ritornano (per ora) i giudizi

Il decreto scuola che la Camera si prepara a convertire in legge cambia il sistema di valutazione per le scuole primarie. Tra voti, lettere e giudizi è la nona modifica alle pagelle dal ’77 a oggi

di Eugenio Bruno

Riaprono i centri estivi ma non tutti, i pro e contro al ritorno

Il decreto scuola che la Camera si prepara a convertire in legge cambia il sistema di valutazione per le scuole primarie. Tra voti, lettere e giudizi è la nona modifica alle pagelle dal ’77 a oggi


2' di lettura

Era il 4 agosto 1977, a Palazzo Chigi sedeva per la terza volta Giulio Andreotti e a viale Trastevere c’era un altro democristiano, il dossettiano Franco Maria Malfatti. Mentre l’Italia faceva i conti con una nuova ondata di contestazioni studentesche e provava a fronteggiare la violenza politica nelle piazze il mondo della scuola si preparava a un cambiamento epocale. Con la legge 517 sull’integrazione scolastica - che finalmente eliminava le classi speciali per gli alunni con disabilità e lasciava aperti gli istituti anche d’estate - veniva cancellata, dopo quasi 50 anni di vita, la vecchia pagella con i voti. E, alle elementari, arrivavano i giudizi.

Da allora a oggi la valutazione alla scuola primaria è cambiata altre otto volte. L’ultimo intervento è di queste ore. Il decreto Scuola che la Camera sta per convertire in legge stabilisce, a partire dall’anno prossimo, il ritorno del «giudizio descrittivo» al posto della tradizionale numerazione da 1 a 10. Una scelta apprezzata dai pedagogisti e caldeggiata dal mondo della scuola che aveva proposto di inserirle già nelle ordinanze per esami di Stato e scrutini finali.

Dai voti ai giudizi passando per le lettere

Come detto il 1977 segna il debutto dei giudizi descrittivi al posto dei voti in decimi. E si va avanti così per 12 anni. Fino a quando la legge 148 del 1990 sull'ordinamento della scuola elementare assegna al ministro della Pubblica istruzione di allora (Sergio Mattarella) il compito di rivedere i criteri di valutazione. Cosa che avviene tre anni dopo con un’ordinanza ministeriale, a firma stavolta di Rosa Russo Iervolino, che introduce le lettere A, B, C, D ed E in pagella.
Altri tre anni e il sistema cambia di nuovo. Una circolare di Luigi Berlinguer, con il ripristino dei giudizi: ottimo, distinto, buono, sufficiente e insufficiente.

Tornano i voti in decimi

Il decennio successivo, complice l’avvicendarsi del centro-sinistra e del centro-destra alla guida del Paese, vede cambiare profondamente anche il mondo dell’istruzione. E, di conseguenza, anche il sistema di valutazione alla primaria. In rapida successione arrivano: il regolamento sull’autonomia scolastica (1999) sempre di Berlinguer, che abolisce la scheda nazionale di valutazione; la riforma Moratti del 2003, che introduce il portfolio delle competenze ed estende il giudizio anche al comportamento; le correzioni in corsa apportate nel 2006 da Beppe Fioroni, che vara le schede “fai da te” per le scuole. Fino alla legge Gelmini del 2008 che riporta indietro le lancette di 30 anni e ripristina il voto in decimi.

Dopo 12 anni si passa di nuovo ai giudizi

Una nuova modifica è ora all’orizzonte. Con un emendamento inserito al Senato al decreto Scuola (che la Camera si appresta a convertire in legge), dall’anno scolastico 2020/21, voti i decimi faranno spazio di nuovo ai giudizi. Resta da capire se attraverso il ritorno alle lettere (A, B,C,D ed E) o meno; lo scopriremo nei prossimi mesi, quando la ministra Lucia Azzolina provvederà ad attuare la norma. E non è detta che sia finita qui .

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