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Alta moda: a Parigi le donne viaggiatrici di Dior e i colori pittorici di Schiaparelli

di Angelo Flaccavento

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2' di lettura

La settimana della haute couture che si è aperta domenica a Parigi è indicativa della attuale ridefinizione degli assetti del fashion system. Un tempo bastione di un certo elitismo, il calendario continua ad aprirsi alle incursioni del prêt-à-porter, nella forma di precollezioni, anticipi sul calendario, nuovi format senza stagione.

Cambia anche la geografia, perchè a questo giro, oltre a Miu Miu che in città è ormai da tempo, e che nell’ode alla tuta e al potere accelerante del melting pot trova un equilibrio nuovo e convincente, arrivano addirittura gli americani: giovani vagamente sperimentatori che con la cultura della couture sono poco familiari, ma che adesso dalla couture si fanno influenzare, con esiti non sempre felici. I Proenza Schouler – Lazaro Hernandez e Jack McCollough – moltiplicano volant su abiti scultorei, mentre le sorelle Mulleavy di Rodarte amplificano il romanticismo fino all’eccesso, contrastandolo con il fetish da motociclista. Da segnalare il ritorno di Peter Dundas con il marchio eponimo, prosieguo estetico di quanto fatto nel recente passato da Cavalli e Pucci.

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Da Dior a Schiaparelli, a Parigi sfila l'alta moda

Da Dior a Schiaparelli, a Parigi sfila l'alta moda

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E c’è per fortuna anche chi fa ancora alta moda, senza anacronismi ma con rispetto del lavoro di atelier. Maria Grazia Chiuri di Dior, ad esempio. In occasione del settantesimo anniversario della maison - celebrato con una grandiosa mostra al Musee des Arts Decoratifs - e a quasi un anno dall’insediamento alla direzione artistica, Chiuri decide di guardare al fondatore, e alla silhouette iperfemminile che lo ha reso famoso: vita segnata, busto prominente, fianchi glorificati da gonne immense, una certa sobrietà. Di Monsieur Dior, Chiuri carpisce e modernizza le linee, affascinata dall’acume commerciale di un pioniere che desiderava vestire tutte i tipi di donne in tutti i Paesi. «Rispetto all’eredità di questo marchio agisco da curatore», racconta. In quanto tale, Chiuri contamina, ibrida, incrocia. Gioca con il maschile, con l’esotismo, con un compiaciuto decorativismo, immaginando donne viaggiatrici che le mappe se le portano addosso. A volte sbava, è al meglio quando sottrae. Ma è interessante l’insistenza sul giorno, sulla praticità, anche a costo di sacrificare la grandeur che ai francesi piace tanto. Dimenticare un po’ di più Valentino, poi, la porterà lontano.

Bertrand Guyon, da Schiaparelli, si ispira alle donne libere ed emancipate che nella Parigi di inizio 900 furono muse e amiche di artisti, e alterna abiti eterei dai colori pittorici a divertissement sartoriali pensati come arte da indossare. Il compito è svolto con diligenza, ma non si avverte il desiderio di vestire il presente anziché omaggiare l’archivio, che è quanto merita questa maison piena di potenziale.

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