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Alta moda, in passerella il surrealismo di Dior e Schiaparelli

di Angelo Flaccavento

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(Afp)


2' di lettura

Le sfilate dell’alta moda parigina si sono aperte ieri in una atmosfera, alla lettera, surreale, e non certo per l’incongruità tra glamour e mala tempora. Più di altre avanguardie storiche, il movimento surrealista ha trovato alleato ideale nella moda. Le inversioni di senso, i giochi di scala, gli spiazzamenti ben si prestano, del resto, ad essere tradotti in abiti e accessori. Elsa Schiaparelli sulle boutade surreali ha costruito parte del proprio mito e il suo fantasma torna giustamente ad aleggiare sulla Ville Lumiere.

A Parigi le principesse surrealiste di Dior

A Parigi le principesse surrealiste di Dior

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Se ne percepisce l’alone persino nella collezione di Christian Dior – il set include una gabbia gigante, come nella boutique Schiaparelli disegnata da Michel Frank. Anche se il direttore creativo Maria Grazia Chiuri pensa in realtà a Leonor Fini, che per Elsa disegnò la boccetta del profumo Shocking; al giovane Christian Dior, gallerista prima di essere couturier, il quale con Fini lavorò, e al milieu straordinario di Parigi tra le due guerre, quando tutti dialogavano con tutti. «È stato un momento storico irripetibile – racconta Chiuri – che a mio avviso ha dato forma all’identità della maison. Ho tradotto queste ispirazioni in una collezione prevalentemente bianca e nera, perchè il subconscio non è mai a colori». Tra grandi damier e maschere che svelano la personalità mentre occultano il volto, occhieggia pure una aragosta, interpretata in chiave Dior. L’immagine è severa, ma voluttuosa; architettonica, ma sensuale, in una tensione continua di frivolezza e contegno che convince, seppur priva di grandeur.

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Le ragazze sognanti di Schiaparelli aprono i giorni della couture a Parigi

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Intanto da Schiaparelli – la maison, voluta e riaperta da Diego Della Valle – l’eredità di Elsa diventa un repertorio di segni: il cuore, il lucchetto, l’aragosta, che funzionano a mo’ di logo e che servono per riattivare la magia di un marchio dalle potenzialità indubbie ma ancora sopite. Il direttore creativo Bertrand Guyon immagina un viaggio impossibile dall’Europa all’Africa ancestrale e lascia che un guardaroba molto perbene sia invaso di rafia e di energia terragna. La prova non manca di guizzi, ma il tono dell’espressione è in sottovoce. Un marchio con una simile eredità potrebbe mostrare a questo punto un carattere più deciso.

Nel calendario della couture si inseriscono ormai anche i marchi di prêt-à-porter, con le precollezioni. Miu Miu, che di questa strategia è stata antesignana, torna su temi cari a Miuccia Prada come borghesia e ribellione, norma e sberleffo. Il mix di tartan e fiori, di vestine aggraziate e cappottoni da maschiaccio riafferma con decisione lo spirito del marchio. Gli americani Proenza Schouler, invece, fondono modernismo delle linee e sensualità tribale del decoro in un mix ad alto voltaggio dal sapore anni settanta che è fresco e desiderabile.

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