GOVERNO PONE FIDUCIA SU DL INTERCETTAZIONI

Prescrizione, Renzi: pronti a sfiduciare Bonafede. Poi l’appello ai partiti per elezione diretta premier

I renziani hanno votato con l’opposizione per cancellare la riforma Bonafede. Lite in commissione con momenti di tensione e urla, al momento del voto

Sì riforma penale con lodo Conte bis, scontro frontale con Renzi

I renziani hanno votato con l’opposizione per cancellare la riforma Bonafede. Lite in commissione con momenti di tensione e urla, al momento del voto


6' di lettura

Rimane alta la tensione all’interno della maggioranza. Intervenuto davanti alle telecamere di Porta a Porta, il leader di Italia viva Matteo Renzi ha “scaricato” il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e ha “tentato” Salvini, proponendo un governo istituzionale per fare la riforma della premiership e introdurre «il sindaco d’Italia». Una sorta di patto “modello Nazareno”. «Votiamo una persona che stia al governo 5 anni e sia responsabile - ha detto Renzi -. Per me la soluzione è l’elezione diretta del presidente del Consiglio», ha detto Renzi, lanciando la sfida al premier: «Vuole cacciarmi? Bene, ma deve riuscirgli....».

Salvini, che aprirebbe al più a un governo di scopo per votare in autunno, a Renzi per ora dice no. Dicono no Fdi e tutta la maggioranza. Solo Fi sembra aprire ma con molte cautele. Gelido Giuseppe Conte che in serata si trincera dietro un “no comment” facendo però sapere che «farà sapere le sue determinazioni» nei prossimi giorni. «Se qualcuno vuole uscire da questo governo ha il dovere di dirlo senza nascondersi dietro la minaccia di una sfiducia individuale a un ministro - ha scritto su Fb il capo politico M5S Vito Crimi - . Chiarisca se si ritiene parte di una maggioranza o se invece sta con Berlusconi, Salvini e Meloni, visto che continua a votare con le opposizioni. Non è di teatrini che il Paese ha bisogno. Stasera abbiamo assistito all’ennesima pagliacciata in tv da parte di chi ha paura e cerca costantemente la fuga». «Come lo scorpione» di Esopo, è il commento del Dem Dario Franceschini, «Renzi uccide la rana che lo sta portando in salvo: per ammazzare il governo Conte, va a fondo anche lui».

Per premierato patto o governo istituzionale
«Ci sono due modi diversi» per fare la riforma del premierato, ha spiegato il senatore di Italia via. «Il primo è il modello del patto del Nazareno che non toccava la forma di governo, per cui Berlusconi non votava le mie leggi ma c’era un patto istituzionale per cambiare le regole. L’altra ipotesi è l’esempio del governo Maccanico che non vide la luce nel 1996, è il governo stesso a essere istituzionale o costituzionale». «Lancerò una raccolta di firme, insieme al lavoro preparatorio che faremo con gli altri partiti, perché si arrivi al sindaco d’Italia».

Sfiducia a Bonafede? Sarà così se non c’è accordo
Se non viene ritirata la proposta Bonafede sulla prescrizione presenterà una mozione di sfiducia al ministro Bonafede entro Pasqua? «Penso proprio che sarà così - ha risposto Renzi -. Spero che ci sia buonsenso e si arrivi all’accordo».

Se sfiducio Bonafede governo non cade
Se sfiducia Bonafede cade il governo? «No, perché?», ha replicato il leader di Italia viva citando il precedente di Mancuso. «Sono un ottimista, spero prevalga il buonsenso».

Se governo cade, fino al 2021 non si vota
Lanciando la proposta di riforma per l’elezione diretta del premier, Renzi ha chiarito: «Non butto la palla in tribuna perché quand’anche cadesse il governo non si può votare fino all’autunno, quando mai nella storia si è votato. È presumibile pensare che almeno fino al 2021 non si vota. Siccome non si può votare per un impedimento tecnico, dico che è il momento di guardarsi negli occhi e pensare prima agli italiani e poi ai partiti».

Per Conte la priorità è far crescere l’Italia
In vista dell’intervento televisivo di Renzi, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte aveva chiarito che «in questo momento siamo concentrati su una priorità che è far crescere l’Italia» sulla richiesta renziana di un patto di legislatura sulle riforme. Conte aveva annunciato una «cura da cavallo» per affrontare una situazione che ha descritto di «emergenza nazionale» del sistema Italia, «fanalino di coda» in Europa per la crescita, alla quale devono «contribuire tutti», maggioranza e opposizione. La replica di Renzi è giunta in occasione dell’intervento televisivo. «Il reddito di cittadinanza è un fallimento - ha detto -, se hai messo soldi per 2,3 milioni di persone e l'1,7% ha trovato lavoro e oggi Gaetano Scotto, mafioso, è stato interrogato e ha detto che ha il reddito di cittadinanza. Se Conte vuole fare la cura da cavallo per l’economia inizi ad abolire il reddito di cittadinanza e metta i soldi per il taglio delle tasse alle aziende».

Arriva recessione, far ripartire opere
Sempre sul tema dell’economia che non cresce, Renzi ha posto l’accento sulla necessità di far ripartire le opere. «Occhio che arriva una recessione e allora i posti di lavoro saltano - ha affermato -. Allora in un clima normale forse Pd e Cinque stelle respingerebbero la proposta dei commissari per far ripartire le opere ma in questo clima straordinario dobbiamo finalmente sbloccare opere pubbliche per cui i soldi ci sono già. Sono già finanziate e se partono creano ricchezza e posti di lavoro».

Iv vota ancora con l’opposizione
Parole quelle di Renzi che hanno chiuso una giornata caratterizzata dagli ennesimi strappi all’interno della maggioranza. La commissione Giustizia della Camera ha approvato con 24 sì e 23 no l’emendamento del M5s soppressivo della proposta di legge del forzista Costa sulla prescrizione. Determinante il voto della presidente della commissione. Ma Italia Viva ha votato con l’opposizione per cancellare la riforma Bonafede. Lite in commissione con momenti di tensione e urla, al momento del voto.

Pd: Iv mina governo,non tollereremo ancora per molto
Il voto di Iv sulla prescrizione, ha sottolineato il vicecapogruppo Pd Michele Bordo, è «l’ennesima provocazione» verso il governo. «Questa guerriglia quotidiana di Renzi - ha detto - è diventata insopportabile perché mina alla base la tenuta del governo. Così è davvero complicato andare avanti. Iv chiarisca subito, perché non è possibile stare insieme all'opposizione e al governo. Non saremo disponibili a tollerare ancora per molto. Renzi si assuma le responsabilità di fronte al Paese se ha deciso di favorire il ritorno di Salvini e della destra». Insomma, i Dem mostrano di non tollerare più i continui rilanci dell’ex compagno di partito. «Credo - ha detto il segretario Nicola Zingaretti - che qualcuno agli italiani, e alle italiane, se continua così gli farà venire il malditesta con questo chiacchiericcio insopportabile del quale non si capisce il fine». «Noi - ha detto Zingaretti a margine di colloquio con Roberto Gualtieri candidato alle suppletive a Roma - continuiamo a lavorare per riaccendere i motori dell’economia italiana, stando lontani dal chiacchiericcio e dai sotterfugi di Palazzo dei quali non se ne può francamente più». La convinzione del Pd è che Renzi, cercando la sponda di Di Maio, voglia farsi cacciare dal governo o farlo cadere, per scalzare il premier e sostituirlo.

I leghisti occupano l’aula della Commissione Giustizia del Senato
Infine, questa volta ancora nell’ambito dell’esame del decreto Intercettazioni in Commissione Giustizia del Senato, è andato in scena uno scontro tra maggioranza e opposizione. La Lega ha occupato l’aula della Commissione e ha imposto lo stop ai lavori: la maggioranza stava per votare e respingere un emendamento del Carroccio a prima firma Pillon, quando i senatori leghisti hanno iniziato a protestare, coadiuvati da un folto gruppo di loro colleghi che hanno fatto irruzione in commissione al grido: «votate il nostro emendamento». In base al regolamento del Senato in Commissione possono entrare anche i senatori esterni alla Commissione, motivo per cui i commessi non hanno bloccato il gruppo di parlamentari leghisti.

Intercettazioni: Governo pone fiducia su decreto
Risultato: l’intesa sull’emendamento non è stata trovata. E poiché l’approvazione della proposta di modifica era condizione del centrodestra per consentire di concludere regolarmente i lavori della Commissione con il mandato al relatore, alla fine il decreto intercettazioni approda in Aula al Senato senza il voto finale della Commissione giustizia. Il Governo ha posto la questione di fiducia sul provvedimento. Ad annunciarlo in Aula è stato il ministro per i rapporti con il Parlamento Federico D’Incà che ha posto la fiducia sul testo del decreto integrato dagli emendamenti approvati dalla Commissione Giustizia. Il voto sarà domani, 20 febbraio, alle 12.

Per approfondire:
Il governo Conte bis rischia davvero di cadere?
Perché è scoppiata la guerra Renzi-Conte

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