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Alta velocità, dal 1° ottobre Italo cancella 22 collegamenti al giorno

La compagnia privata piegata dal Covid: soppressi 12 Roma-Milano, 8 Roma-Venezia e 2 Milano-Venezia

di Marco Morino

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(Imagoeconomica)

La compagnia privata piegata dal Covid: soppressi 12 Roma-Milano, 8 Roma-Venezia e 2 Milano-Venezia


3' di lettura

Cancellati, di colpo, 22 collegamenti giornalieri sull’intero network nazionale. Tutta colpa del Covid e delle regole sul distanziamento sociale, con il riempimento dei treni ridotto del 50%. Il prossimo 1° ottobre potrebbe essere un giorno nerissimo nella storia di Italo, la compagnia privata dell’alta velocità ferroviaria nata otto anni fa per fare concorrenza a Trenitalia (gruppo Fs). Una storia di successo studiata e ammirata in tutto il mondo. Fino allo scoppio della pandemia. La compagnia, piegata dall’emergenza sanitaria e dalle norme sul distanziamento che, al momento, il governo non pare intenzionato a modificare, sta valutando di sopprimere un numero cospicuo di treni in circolazione, ogni giorno, sui binari italiani.

In particolare, dal 1° ottobre 2020 dovrebbero essere tagliati12 Roma-Milano, 8 Roma-Venezia e 2 Milano-Venezia. Probabile che a questa lista si aggiunga ancora qualche taglio, che dovrebbe portare il numero delle cancellazioni a un totale di 27. La perdita di Italo per colpa del Coronavirus, che nel primo semestre 2020 era di 200 milioni, rischia di toccare il mezzo miliardo per fine anno. Sono in pericolo almeno 1.500 posti di lavoro.

Le misure restrittive per contenere il contagio, nell'ambito dei mezzi di trasporto, stanno causando pesanti effetti su Italo (ex Ntv), che in quanto treni ad alta velocità, a differenza di aerei e trasporto pubblico locale, devono mantenere una capienza massima del 50%. Il persistere di questa situazione sta spingendo la compagnia a ridurre in modo significativo il numero dei collegamenti giornalieri sull’intera rete nazionale.

Prima del lockdown, Italo assicurava 111 collegamenti al giorno. Dopo il lockdowon, con la graduale ripresa del servizio, la compagnia è salita fino a 87 collegamenti giornalieri. Dal 1° ottobre, se i tagli saranno confermati, i collegamenti giornalieri assicurati da Italo caleranno a quota 60. Se il governo non correrà ai ripari autorizzando una maggiore occupazione dei posti nelle carrozze (come avvenuto già nel trasporto aereo e nel trasporto pubblico locale), Italo rischia lo stop totale. E sul mercato italiano si tornerà indietro di 8 anni, quando l’alta velocità era appannaggio esclusivo di Trenitalia.

Ricordiamo che nel trasporto pubblico locale la capienza ammessa è dell’80%, mentre per gli aerei si sale al 100% dei posti disponibili. Una disparità di trattamento più volte denunciata dalle compagnie ferroviarie, a partire da Italo.

Il governo per ora temporeggia. Dice la ministra dei Trasporti, Paola De Micheli: «Italo e Trenitalia ci hanno mandato tutta una serie di proposte che abbiamo già valutato ripetutamente: alcune le abbiamo integrate e altre ci sembrano buone per garantire, con un riempimento maggiore, la sicurezza ai passeggeri. Tutta questa mole di lavoro la stiamo condividendo col ministero della Sanità e, conseguentemente, col comitato tecnico scientifico per vedere se anche sui treni a lunga percorrenza si può aumentare il riempimento».

Per evitare il tracollo, la compagnia starebbe cercando col ministero dei Trasporti una soluzione in grado di modificare le norme, anche perché la società si sta muovendo anche nell’ottica di estendere i servizi su tutta la dorsale Adriatica. Da Ancona fino a Bari, Brindisi e Lecce. Infatti aveva suscitato molto interesse,a fine agosto, la visita di Italo in Puglia e più in generale in Adriatica per conoscenza linea.

Ora però tutto rischia di saltare per gli effetti nefasti della pandemia.


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