Valle d’Aosta

Alta Via n. 2, dove lo stupore cancella la fatica

di Maximilian Cellino

3' di lettura

Si dice che dal numero degli anelli presenti sulle corna si riesca a capire l’età di uno stambecco, visto che se ne forma uno ogni inverno trascorso. L’esemplare maestoso che si para di fronte alla vista è così vicino che se ne possono distinguere chiaramente almeno una quindicina, di anelli e di anni. Non ha evidentemente paura dell’uomo lo stambecco, forse perché non lo ritiene una minaccia e si sente comunque al sicuro in queste zone. Dopotutto siamo nel cuore del Parco Nazionale del Gran Paradiso: qua è lui il re incontrastato in tutte le stagioni, mentre noi umani restiamo semplici creature di passaggio, incapaci di sopravvivere ai rigori dell’inverno.

Percorrendo l’Alta Via numero 2 della Valle d’Aosta è davvero facile riempirsi di stupore fino a tornare improvvisamente bambini quando capita di imbattersi in uno spettacolo simile, o magari di osservare il volo di un’aquila reale. La serpeggiante linea che taglia il Parco in tutta la sua larghezza unendo i paesi di Courmayeur e Donnas, scavalcando passi e sorvolano valli, attraversando prati fioriti, lambendo freschi ruscelli e sfiorando minacciosi ghiacciai mette a dura prova le capacità anche dell’escursionista più allenato. Non potrebbe essere altrimenti, visto che i sentieri misurano nel complesso oltre 150 chilometri, suddivisi in 14 tappe, e richiedono il superamento di 12mila metri di dislivello in salita (e in discesa).

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L’Alta Via sa però anche come ripagare la fatica, grazie ai suoi incontri a sorpresa e a scenari incomparabili. Difficile infatti rimanere impassibili di fronte all’apparizione improvvisa del Gran Paradiso che riflette i suoi 4mila metri di altezza in un laghetto glaciale, del cupo ghiacciaio del Rutor o delle scintillanti cascate di Lillaz. Ma a rendere indimenticabile l’esperienza è soprattutto l’atmosfera che si respira camminando alle alte quote: quel senso di solitudine che spesso si prova nell’attraversare le valli più remote, la soggezione al cospetto delle cime inarrivabili che circondano la vista e a suo modo è memorabile pure lo sforzo necessario per superare le asperità del percorso.

I passi alpini hanno in effetti un ruolo chiave in un’Alta Via, nel separare le valli che si attraversano e nello scandire il cammino di ciascun escursionista. In quella che esplora i confini meridionali della Valle d’Aosta sono otto le fatiche da valicare. E se il Col Loson, che con i suoi 3.299 metri separa la Valgrisenche da Cogne, è il «tetto» della Via, il Col Fenêtre de Torrent è invece il più insidioso per la ripida discesa verso la Val di Rhêmes che ancora a luglio può presentare tratti innevati e così scoscesi da suggerire l’uso di piccoli ramponi da collocare sotto gli scarponi.

Il rifugio è senz’altro l’altro elemento caratterizzante dell’Alta Via: spesso è l’ambita meta di arrivo della tappa, altre volte invece è semplicemente un luogo di passaggio dove ristorarsi e riposare le stanche membra per qualche ora. Di sicuro è un luogo di ritrovo, dove si fanno nuove conoscenze, si ritrovano vecchi e occasionali compagni di viaggio, si scambiano impressioni e ci si informa sulle condizioni del percorso da chi proviene in senso contrario. Ci si deve però spesso adattare nei rifugi «veri», dove l’acqua calda è un bene prezioso (e qualche volta assente) e occorre custodire con cura pure quel sonno che permette di recuperare dalle fatiche del giorno precedente e che talvolta è messo a dura prova dall’altitudine che supera i 2mila metri e dalle camerate non sempre silenziose e confortevoli.

Lungo il percorso le nottate trascorse ai rifugi Soldini, Deffeyes, Chalet de l’Épée, Sella, Sogno di Berdzé, Miserin e Dondena si alternano però ad altrettante planate a valle a La Thuile, Valgrisenche, Rhêmes-Notre-Dame, Valsavarenche, Cogne e Champorcher: centri abitati dove è facile ritrovare un pizzico di comodità in più e dove, soprattutto, si può uscire o rientrare dal percorso a piacimento. Non tutti del resto hanno la possibilità di percorrere l’intera Alta Via, per questioni di forze o di tempo. E quasi nessuno è in grado di emulare i superatleti che alla 2 uniscono anche l’Alta Via numero 1 della Valle d’Aosta, per tornare a Courmayeur lungo i confini settentrionali della regione e affrontare così il Tor de Géants, la più famosa e terribile gara di corsa a piedi sulle Alpi che i più forti completano addirittura in meno di tre giorni e tre notti.

Quando però, da semplici escursionisti, si raggiunge l’agognata meta in fondo alla valle può anche capitare di essere colpiti da un irrefrenabile desiderio di risalire al più presto in quota. Niente paura: è l’incantesimo delle Alte Vie.

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