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Alta volatilità su Saipem, soci e banche al lavoro su salvataggio

Il titolo partito in forte rialzo poi inverte la rotta e cambia direzione più volte

di Cheo Condina

(IMAGOECONOMICA)

2' di lettura

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Seduta ad alta volatilità pe rSaipem a Piazza Affari. Dopo avere infatti aperto a -2%, l'azione è risalita a +3% e ha poi ancora cambiato direzione. A pesare, come è ovvio che sia, la manovra finanziaria allo studio da parte della società per rimediare alle maxi perdite per il 2021 e al ritiro della guidance, oltre che allo sforamento dei covenant sui prestiti bancari. Un quadro a tinte fosche che andrà probabilmente risolto con un intervento dei soci. E proprio sul piano di risanamento iniziano a circolare le prime ipotesi.

Secondo indiscrezioni di stampa, lo spartiacque sul futuro della società sarà il 23 febbraio, quando il cda approverà i conti 2021. In quell'occasione sarà più chiara l'entità dell'allarme sui conti appena lanciato e verrà varata «la manovra finanziaria d'urto». Nella giornata di martedì 1 febbraio al proposito si sarebbe tenuto un cda di Eni che avrebbe fatto le prime proiezioni sulla ricapitalizzazione (fino a 1,5 miliardi e sulla ristrutturazione del debito) e a seguire ci sarà una riunione straordinaria del consiglio Cdp, altro grande azionista di Saipem. Inoltre, secondo il quotidiano, dai colloqui sarebbe emersa anche l'ipotesi di una conversione di crediti in capitale (o in strumenti finanziari): sul tavolo in particolare ci sarebbe la linea da 1 miliardo di 12 banche con in prima fila Intesa Sanpaolo e Unicredit, anche se tra gli istituti c'è una certa freddezza perché un'operazione simile avrebbe impatti sull'assorbimento di capitale. Secondo altre indiscrezioni, invece, starebbe riprendendo quota un vecchio progetto di creare un polo italiano dell'ingegneria in cui si riunirebbero Maire Tecnimont(società che invece, grazie alla riconversione sulla transizione energetica e alla chimica verde, viaggia a pieno regime) e appunto Saipem.

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Infine gli analisti. Akros ribadisce la bassa visibilità sul titolo e la significata diluizione che potrebbero subire gli azionisti in caso di manovra sul capitale: il giudizio è «reduce» con target price a 1,7 euro. Anche Banca Imi sottolinea la scarsa visibilità sulle evoluzioni del dossier e giudica la ricapitalizzazione «un'opzione necessaria»: in questo caso, secondo le sue analisi preliminari, un aumento da 1,28 miliardi a uno sconto tra il 20% e il 30% del Terp, porterebbe a un valore dell'azione tra 1,2 e 1,5 euro.

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