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Altagamma compie 30 anni e rinnova l’impegno nella sostenibilità e nell’inclusione

La Fondazione, nata nel 1992, in occasione dell’anniversario ha stilato una Carta dei Valori che ha consegnato al presidente della Repubblica Sergio Mattarella

di Marta Casadei

 Il presidente della Fondazione Altagamma consegna la Carta dei Valori al presidente della Repubblica Sergio Mattarella

3' di lettura

Centoventisei miliardi di euro in valore, pari al 7,4% del Pil italiano, 2 milioni di persone occupate, oltre la metà del fatturato annuo destinato ai mercati esteri dove il lusso made in Italy – che siano hotel, borse, yacht, gioielli o vini – rimane un modello e un’ambizione. A rappresentare il segmento è la Fondazione Altagamma che in questi giorni, in occasione dei suoi primi 30 anni, ha messo nero su bianco valori e impegni sempre più orientati a sostenibilità, valorizzazione delle persone e del territorio. E ha fatto proprio l’obiettivo di aiutare la ripartenza del Paese esplodendone le potenzialità nel turismo, per esempio, e investendo nella formazione.

La trasformazione del lusso

La Carta dei Valori stilata da Altagamma – associazione che fu fondata nel 1992 da Santo Versace con soli nove marchi, ad oggi conta 112 soci, 25 partner e 150 soci onorari tra italiani e internazionali– è stata consegnata dal presidente della Fondazione Matteo Lunelli al presidente della Repubblica Sergio Mattarella martedì 24 maggio e, ieri, è stata presentata all’assemblea dei soci: «L’attenzione delle istituzioni al nostro comparto è aumentata molto – spiega Lunelli, in carica dal 2020 – e da parte nostra è cresciuto il desiderio di impegnarci, trasformare il modello di business in un’ottica sempre più sostenibile, lavorando in armonia con l’ambiente e mettendo l’uomo al centro».

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Negli ultimi tre decenni – in linea con i cambiamenti sociali, economici e tecnologici avvenuti – il lusso è cambiato radicalmente: «In passato veniva considerato come qualcosa di effimero – spiega Lunelli – ma era una valutazione errata: si tratta di industrie ai vertici di filiere profondamente radicate nel territorio. Oggi l’alto di gamma italiano vuole essere portavoce di un nuovo umanesimo, di un lusso più autentico e inclusivo».

La trasformazione è stata spinta anche dai clienti che, nel corso di questi tre decenni, sono cambiati: «Hanno smesso di acquistare il marchio di lusso perché lo consideravano uno status symbol. Oggi comprano il prodotto di un marchio nel quale rivedono i propri valori».

Valori e impegni

Altagamma ne ha selezionati tre – il bello, il buono e il ben fatto – che rappresentano un trait d’union tra le filosofie e le identità delle aziende socie, attive in sette settori diversi. Sono tre sfere di valori identitari che includono creatività, cultura, valorizzazione del territorio, ma anche innovazione e responsabilità. E rappresentano un punto di partenza per gli impegni futuri: «Gli anniversari sono un modo per celebrare il passato e guardare al domani – dice Lunelli – e quindi nella Carta abbiamo voluto elencare una serie di impegni tra cui preservare l’ambiente e la biodiversità, favorire un’economia circolare, promuovere una cultura organizzativa sostenibile, creare un ecosistema etico attento a collaboratori e filiere, valorizzare il capitale umano e sostenere il territorio anche attraverso la cooperazione tra imprese».

Una cooperazione che, di fatto, è alla base dell’attività della Fondazione: «Siamo una realtà intersettoriale – ricorda il presidente – e sicuramente sul fronte degli impegni ci sono realtà più “avanti” di altre. Penso, per esempio, alle aziende del fashion che sono già attive sul piano della diversity mentre sono ancora alle prese con alcuni nodi da sciogliere sull’impatto ambientale del processo produttivo. Il nostro obiettivo è scambiarci best practice e creare sinergie per migliorarci».

Le sfide: turismo e formazione

L’obiettivo del settore lusso è anche quello di contribuire al rilancio del Paese. Aiutandolo ad esprimere al meglio il proprio potenziale, per esempio sul piano turistico: «Il turismo è una leva strategica per la crescita del made in Italy e ha un forte impatto sull’economia. L’Italia dovrebbe puntare a un riposizionamento verso l’altro e, in sinergia con gli altri Paesi europei, giocare in attacco per battere nuovi competitor come l’Arabia Saudita o Hainan, in Cina. Per farlo, però, bisogna investire nella mobilità, facilitare le procedure di visto, cavalcare il tema del turismo sportivo e wellness, aiutando le strutture che per esempio vogliono trasformarsi». C’è poi il tema della formazione specializzata: «Siamo molto impegnati nella ricerca dei talenti del fare, giovani che abbiano competenze specifiche, la cui mancanza potrebbe indebolire la filiera».

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