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Alternative Styles

Sintesi perfetta di etica e di estetica, racconta da solista la musica brit-pop-psichedelica, con una vocazione intima e folk

di Riccardo Piaggio

(Getty Images)

2' di lettura

Non chiamatelo Pop: a dieci anni dal successo con gli One Direction, Harry Styles ha mostrato, nelle due date italiane di fine luglio, un nuovo stupefacente abito musicale, rock, folk, alternativo.

All'alba del nuovo secolo, una volta terminata quella della musica suonata e cantata, è stato il turno dell'era delle boy band, l'ultimo autentico fenomeno pop cavalcato da radio e tv, prima della rivoluzione digitale. E venne, in seguito, il giorno dell'esercito dei (t)rapper - niente a che vedere con i Beastie Boys o i Cypress Hill - e della musica da Talent, che ha devastato il concetto di creatività e curiosamente ha permesso a chi non canta, non suona e non scrive musica di cantare (con l'autotune), di suonare (con basi precotte) e di scrivere (si fa per dire).

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Ebbene, il concerto di Harry Styles a Torino ha decretato la stupefacente nemesi di un modello ben oliato. Ed è stata una rivelazione, così come la performance della band alternative rock Wolf Alice, che ha aperto il concerto. Uno dei cantanti di maggior successo commerciale al mondo non si è nascosto dietro al mainstream e a basi musicali di plastica, ma ha dato vita a una vera gesamtkunstwerk, un'opera d'arte totale in questo senso paragonabile alle storiche performances dei Pink Floyd, messa in scena con una vera rock band (la drummer, Sarah Jones, viene addirittura dalla scena punk britannica), un'installazione di video-arte, il giusto ritmo nello storytelling e, soprattutto, parecchio stile. Ha suonato la chitarra acustica, mostrando al giovane pubblico che la musica non si compra imbustata al supermercato.

Un'altra storia da quella che ci stanno raccontando i Talent TV, ormai interamente votati al karaoke pop e/o trap.

Attivista pop, a beneficio di LGBT e Gender Bender

Harry è un'icona pop che ha scelto di farsi attivista pop, a beneficio dei movimenti LGBT e Gender Bender e delle sacrosante cause civili e sociali globali. Ed è stato il primo vero stilista della musica, almeno dai tempi di Freddy Mercury e, prima ancora, di Elvis. Ha inventato un nuovo modo di vestire la musica con il gesto, l'immagine, lo stile, lo spettacolo.

Nel 2010, gli One Direction sono stati il primo prodotto globale uscito da X Factor, la vera fabbrica di plastica della musica pop post-moderna, ma Harry Styles ha scavalcato il muro del mainstream per raccontare, da solista, qualcosa che potremmo chiamare musica brit-pop-psichedelica, con una vocazione intima e folk (tra i suoi modelli c'è la cantante country Shania Twain), emersa nel concerto torinese. Come i Maneskin, ha compreso che il suo mestiere - scegliete quello che preferite: popstar, attore, stilista - è la sintesi perfetta di etica e di estetica. Chi sale su palchi come i suoi ha una responsabilità precisa verso gli adolescenti (e sovente i bambini) che ascoltano i fenomeni pop planetari e lo fanno a prescindere dalla qualità. Styles ha citato Mina (Se telefonando) e fatto precedere la sua performance dalle note di Bohemian Rhapsody. Cose che il pubblico, compreso quello degli One Direction, ha mostrato di conoscere, cantandole per intero.

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