calcio internazionale

Altro che Brexit, la Premier League vola con Amazon tv e Boxing day

Tra il 21 dicembre 2019 e il 1° gennaio 2020 le squadre britanniche hanno disputato, come da tradizione, 4 giornate di campionato con un’audience globale e stadi pieni (il 26 dicembre si è avuta una media di circa 40mila spettatori)

di M. Bellinazzo e B. Giardina


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4' di lettura

Il 2019 è stato l’anno d’oro della Premier League e dei club inglesi, che hanno fatto la voce grossa anche in campo internazionale. Un anno che per i club d’Oltremanica si chiude con un giro d’affari di poco inferiore a 6 miliardi tra tv, sponsor e botteghino, ma anche risultati sportivi. È stato infatti l’anno della finale di Champions tutta inglese, ma anche della finale tutta londinese in Europa League, vinta dal Chelsea ai danni dell’Arsenal, ma soprattutto l’anno del Liverpool, che ha chiuso il 2019 da campione del mondo per la prima volta nella propria storia. La Brexit insomma non fa così paura, nonostante il prevedibile impatto che potrebbe avere sul tesseramento di calciatori comunitari (circa 300 quelli attualmente negli organici delle 20 squadre) e soprattutto dei giovani presenti nelle Academies. Sempre che non si negozi una soluzione specifica per il settore sportivo.

La graduatoria dei ricavi
Nonostante l’anno da zero titoli, è però il Manchester United il club col fatturato più alto in tutto il calcio inglese: 627 milioni di sterline, pari a poco meno di 735 milioni di euro. Segue a ruota il Manchester City campione d’Inghilterra, con circa 535 milioni di sterline (627,2 milioni di euro al cambio) di ricavi nell’ultimo anno. Tra Citizens e Red Devils, Manchester è la città più ricca dell’intero football mondiale: più di Madrid (tra Real e Atletico il fatturato supera di poco il miliardo di euro) e decisamente più di Milano, con Inter e Milan ancora lontane dalle cifre top del calcio europeo.

In patria sono Liverpool e Chelsea a inseguire i due club di Manchester. I Reds possono contare sugli ultimi risultati sportivi per avvicinarsi alla soglia dei 600 milioni di euro di introiti nel 2019. L’anno precedente hanno chiuso a quota 514 milioni di euro, ma gli oltre 111 milioni ottenuti grazie alla cavalcata in Champions (contro gli 81,3 milioni del 2018) a cui aggiungere i 4,5 milioni a testa tra Supercoppa Europea e Mondiale per Club basterebbero da soli a garantire un nuovo record di ricavi. Diversa, la situazione del Chelsea, che nel 2019 ha ritrovato la Champions. La vittoria dell’Europa League avrà pur portato 46,4 milioni nelle casse dei Blues, ma sono circa 19 milioni in meno rispetto a quanto ottenuto dalla partecipazione alla massima competizione l’anno prima, quando chiuse con un fatturato di circa 505 milioni.

I diritti tv
Quando si parla di ricavi in Premier League, la fetta più ampia spetta sempre ai diritti televisivi. Nella stagione 2018/19, ai 20 club della massima serie, sono stati distribuiti 2,5 miliardi di sterline, pari a circa 2,9 miliardi di euro. Di questi, un miliardo arriva dai diritti ceduti all’estero, cifra destinata ad aumentare dalla stagione in corso. Dalla stagione 2019/20 fino al 2021/22, infatti, i diritti esteri frutteranno circa 4,8 miliardi di euro. Un balzo in avanti che permetterà alla Premier di “tamponare” la frenata subita nella cessione dei diritti domestici, passati da 5,4 a 5 miliardi di sterline (circa 5,8 miliardi di euro). In questo settore però ha appena debuttato Amazon Prime Video (avendo acquisito i diritti streaming di 20 match fino al 2022) che potrebbe diventare la nuova gallina dalle uova d’oro per il football di Sua Maestà.

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Sponsor e stadi
L’appeal del calcio inglese è testimoniato anche dalle numerose sponsorizzazioni straniere, prevalentemente asiatiche. L’ammontare dei ricavi da sponsor di maglia ha superato la soglia dei 400 milioni di euro nella stagione in corso, senza contare tutte le partnership regionali dei singoli club inglesi. Quelle, da sole, valgono ben oltre un miliardo, tant’è che la stima per la stagione 2019/20 per l’intera fetta di ricavi commerciali è di circa 1,75 miliardi di euro. E l’Asia, in tutto ciò, fa la voce grossa: Arsenal, Aston Villa, Bournemouth, Chelsea, Leicester, Manchester City, Norwich, Southampton e Tottenham hanno un main sponsor proveniente dall’Oriente, senza considerare tutti i club che hanno invece accordi di sponsorizzazione secondaria o di partnership legata solo al territorio asiatico.

Il torneo poi riempie gli stadi ad ogni partita, anche in periodo festivo. Il boxing day, questa settimana, ha raggiunto una media di circa 38 mila spettatori. Nella prima metà di stagione, la Premier League è stata seguita dal vivo da 39.293 spettatori a partita, con impianti che superano il 90% di riempimento nelle partite casalinghe. L’unico a trovarsi sotto questa soglia è il St. James' Park di Newcastle con una media di 46.049 spettatori a partita in un impianto da oltre 52 mila posti a sedere, ovvero l’88% della capienza disponibile. Cifre che non si discostano più di tanto da quelle della stagione precedente, con i club che nel 2018 hanno registrato incassi dal botteghino per 705 milioni di sterline. Al cambio attuale, supererebbero gli 825 milioni di euro.

Tra “matchday revenues”, diritti televisivi e sponsorizzazioni, dunque, la Premier League sfiora un giro d’affari globale di 5,5 miliardi di euro. A questi vanno aggiunti i quasi 485 milioni che i club hanno ottenuto dalla partecipazione a Champions League ed Europa League, con gli ulteriori 9 milioni raccolti dal Liverpool grazie alle vittorie in Supercoppa europea e mondiale per club. Quasi 6 miliardi di euro, per il campionato di calcio più ricco del mondo, nel quale non sono solo le big ad arricchirsi. L’Huddersfield, lo scorso anno, è stato il club ad aver ottenuto la cifra più bassa dalla redistribuzione dei diritti tv: “solo” 96,6 milioni di sterline, circa 113 milioni di euro, a cui ha aggiunto un paracadute da quasi 50 milioni per la retrocessione in Championship.

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