L'analisi della Commissione antimafia

Altro colpo al gioco illegale: arrestato il re delle scommesse in Sicilia

di Roberto Galullo

(Ansa)

5' di lettura

Da Partinico aveva puntato tutte le sue fiche su Palermo ma questo non è bastato a evitargli di perdere il gioco.
Benedetto Bacchi, nato proprio a Partinico il 3 settembre 1972, tra i re delle sale giochi e scommesse in Sicilia e non solo, è stato arrestato con le accuse di concorso in associazione mafiosa e riciclaggio del denaro dei clan. Dalle indagini è emerso un vero e proprio contratto tra Cosa Nostra palermitana e l'imprenditore, riuscito secondo le indagini, con l'appoggio delle famiglie mafiose, a monopolizzare il settore.

Bacchi era riuscito a realizzare una rete di agenzie di scommesse abusive, più di settecento in tutta Italia, capaci di generare profitti quantificati nell'ordine di oltre un milione di euro mensili. Parte di queste somme, tra i 300mila e gli 800mila euro all'anno, veniva poi distribuita all'organizzazione mafiosa. Tra gli arrestati, spicca il nome di Francesco Nania, socio occulto di Bacchi e capo della famiglia mafiosa di Partinico, che, grazie alla complicità di un insospettabile commercialista campano che fungeva da prestanome, era anche riuscito a creare un fiorente mercato di import-export di prodotti alimentari con gli Stati Uniti.

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La Squadra mobile della Polizia di Stato di Palermo, agli ordini di Rodolfo Ruperti, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo (l'indagine è stata coordinata dal procuratore di Palermo Francesco Lo Voi, dal procuratore aggiunto Salvo De Luca e dai pm della Dda Roberto Tartaglia, Annamaria Picozzi e Amelia Luise) ha eseguito un'ordinanza di custodia cautelare complessivamente a carico di 31 persone accusate a vario titolo di associazione mafiosa, riciclaggio, auto riciclaggio, trasferimento fraudolento di valori aggravato dal metodo mafioso, concorrenza sleale aggravata dal metodo mafioso, associazione per delinquere finalizzata alla raccolta abusiva di scommesse ed alla truffa ai danni dello Stato e traffico di stupefacenti.

Benedetto Bacchi è il personaggio chiave dell'inchiesta. Attualmente risulta amministratore unico di Dada srl, con sede legale a Partinico, ma in precedenza era titolare della Pac-man (cancellata dal registro delle imprese il 9 febbraio 2001), Internet point (cancellata il 2 settembre 2003) e, soprattutto, Sportingames a Palermo (cancellata il 14 dicembre 2015).

La penetrazione mafiosa non riguarda più, dunque, solo i tradizionali settori imprenditoriali ma interessa anche gioco, scommesse, gestione delle slot machine, scommesse sportive online fino al fenomeno del match fixing.

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L’analisi della Commissione antimafia
A questo fenomeno in forte espansione la Commissione parlamentare antimafia ha dedicato una lunga istruttoria condotta dal decimo comitato, svolgendo 16 audizioni e un sopralluogo presso la sede operativa dell'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.

La Commissione sottolinea l'altissimo interesse della criminalità mafiosa che attraverso la gestione diretta o indiretta delle società inserite a vario titolo nel settore, ricava ingenti introiti anche attraverso il riciclaggio ed il reinvestimento di capitali provenienti dalle altre dalle tradizionali attività delittuose, riducendo al minimo il rischio di incorrere nelle attività repressiva delle forze di polizia.

In questo ambito fanno anche un diffuso ricorso ad attività illegali: attivazione di apparecchi clandestini, manipolazione delle macchinette per ridurre la tassazione sui ricavi, alterazione del sistema di gioco e delle probabilità di vincita del giocatore.

L'attenzione della commissione si è focalizzata anche sul gioco legale che, sebbene gestito da privati attraverso il sistema delle concessioni, è pur sempre esercitato in nome dello Stato.

Anche qui la criminalità mafiosa ha operato enormi investimenti acquisendo o intestando a prestanome sale deputate al gioco ma anche inserendosi nell'organigramma delle società di gestione degli esercizi. Si tratta di interferenze mafiose che talvolta lambiscono anche le stesse società concessionarie.

Il lavoro di inchiesta inoltre ha rilevato che l'accertamento delle condotte illegali è alquanto complesso e le conseguenze giudiziarie piuttosto contenute in ragione di un sistema sanzionatorio che a causa di pene edittali non elevate per il reato di gioco illecito, non permette l'utilizzo di più efficaci sistemi di indagine ed è presto destinato alla prescrizione.

La commissione parlamentare antimafia ha suggerito di rafforzare le barriere all'ingresso nel sistema pubblico dei giochi in modo da chiudere possibili varchi alla criminalità organizzata e ai loro prestanome.
Un primo gruppo di proposte ha riguardato la revisione del sistema delle concessioni e licenze.

Una seconda serie di interventi riguarda invece l'aumento delle pene per i reati connessi allo svolgimento di attività illecita nel settore del gioco delle scommesse anche per consentire l'uso delle intercettazioni telefoniche ed ampliare i termini della prescrizione.

Un terzo gruppo di proposta e riguardano le sanzioni amministrative: dalla decadenza in caso di condotte illecite alla confisca obbligatoria degli apparecchi utilizzati per commettere il reato alle sanzioni pecuniarie per chi commercializza macchinette non conforme alle prescrizioni legislative.

Un ulteriore gruppo d'intervento è volto a rafforzare le misure antiriciclaggio, anche attraverso una più estesa identificazione di coloro che giocano, e delle operazioni sospette, in linea con le indicazioni a livello comunitario.

Non solo Cosa nostra (ovviamente)
Quello del gioco (legale e no) è un motore degli affari sporchi anche di 'ndrangheta e camorra.
La Dna (Direzione nazionale antimafia) nella relazione 2017 scrive ad esempio che un settore da tempo eletto dalle organizzazioni camorristiche ad uno degli ambiti entro i quali appare più conveniente reinvestire profitti criminosi è quello delle agenzie di scommesse che – per la sua peculiare ramificazione territoriale (che può corrispondere alla dislocazione delle singole agenzie di una determinata società di raccolta di scommesse sportive), oltre che per la stretta relazione con il gioco online, per sua natura, dematerializzato - spesso implica il coinvolgimento di più di un sodalizio criminale. Su questo terreno spesso si formano e consolidano alleanze o, viceversa, si consumano sanguinose rotture.

L'ambito imprenditoriale in questione, al contrario di altri che vengono tradizionalmente assegnati all'interesse della camorra e che non presentano particolari difficoltà esecutive, richiede un certo grado di esperienza, anche ad esempio nei contatti con i referenti delle società che raccolgono scommesse sportive (per lo più straniere). E' allora evidente che chi entra in relazione con un sodalizio camorristico per soddisfare tali finalità non può che rivestire almeno il ruolo di persona in grado di contribuire significativamente al rafforzamento economico dell'organizzazione e dello stesso suo incremento sotto il profilo della capacità – anche rispetto ad altri clan - di inserirsi in un circuito potenzialmente assai vantaggioso.

La gestione criminale del gioco online si muove – in un certo senso - nel solco tracciato dall'analoga gestione della distribuzione delle macchine utilizzate per il videopoker, l'interesse manifestato dalla camorra verso questo settore è stato ampiamente esplorato specie con riferimento al coinvolgimento della maggior parte dei clan napoletani e campani nelle attività delle medesime famiglie di imprenditori.

r.galullo@ilsole24ore.com

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