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Altro show del Napoli (con brivido)

Ma dietro l’Atalanta avanza. Il Milan vince a Verona (1-2)

di Dario Ceccarelli

(Afp)

5' di lettura

La decima è la decima. Non una giornata qualunque. Eppure in questa decima di campionato, anche a costo di ammosciare l'interesse, dobbiamo ammetterlo: non ci sono novità. Tutto secondo i piani, come alla Rinascente.

D'accordo: che la Juventus di questi tempi torni a vincere non è affatto scontato, anzi, però nel complesso diciamo che tutto è andato secondo le previsioni. Un po' come in quelle lunghe tappe di trasferimento del Tour de France o del Giro d'Italia, dove sostanzialmente non avviene nulla di rilevante. Qualche fuga non memorabile, l'arrivo in volata, la classifica quasi inalterata: e via tutti in albergo con la testa già alla tappa successiva.

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Lo stesso in questo week end calcistico: la maglia rosa, cioè il Napoli ha vinto ancora. Cosa che stupisce solo chi non ha ancora capito la forza della squadra partenopea arrivata alla sua decima vittoria consecutiva, impresa non riuscita neppure al Real Madrid.

In verità giocatori di Spalletti, per piegare 3-2 il Bologna, hanno dovuto faticare assai, andando addirittura sotto di un gol nel primo tempo. Ma poi con la giostra dei cambi, e con gli ingressi di Lozano e Osimhen, la musica è cambiata. Come passare da un lento ballabile di Fred Bongusto all'ultimo scatenato pezzo dei Maneskin. Il Napoli ha questa forza, la forza dei suoi fuoriclasse che sparigliano qualsiasi partita. E quindi, dopo il pareggio di Jesus, proprio Lozano e Osimhen hanno chiuso la sfida dopo il momentaneo 2-2 del Bologna, nato da una papera di Meret su tiro di Barrow.

Azzurri ancora al comando (26 punti) con qualche scricchiolio in difesa da segnalare. Qua e là si è intravista anche qualche stanchezza. Ma non così rilevante da incrinare la sicurezza del Napoli. Soprattutto se la sua perla più lucente, il georgiano Kvaratskhelia, incanta i tifosi con le sue magie. “Non dobbiamo farci prendere dall'euforia” aveva messo in guardia Spalletti dicendo che non bisogna dare tutto per scontato. Obiettivo raggiunto.

Il Milan passa a Verona, ma che fatica!

Prima di parlare dell'Atalanta (seconda a quota 24), altra certezza consolidata di questo campionato, due parole sul Milan. La squadra di Pioli, battendo per 2-1 il Verona nel posticipo, sfata per l'ennesima volta l’ormai consunta sindrome della Fatal Verona venendo fuori da una serata che avrebbe potuto mettersi male per i rossoneri aggrediti dal pressing dei padroni di casa guidati da Salvatore Bocchetti al suo debutto in panchina. Affaticata dalle tossine europee, e dai soliti sette assenti per infortuni vari, il Milan ha vinto in modo “sporco”, cioè faticando più del previsto. A decidere, come nello scorso campionato, è stato Tonali, centrocampista tuttofare con il vizio di segnare. Nel primo tempo, dopo l'autorete di Veloso, il Milan avrebbe potuto chiudere la sfida con Giroud, ma difettando il francese in precisione ha permesso ai veronesi di tornare in partita grazie a un'altra autorete di Gabbia su tiro di Gunter. I rossoneri, pur patendo la pressione dei padroni di casa, hanno avuto il merito di riuscire a gestire una partita che in altri tempi le sarebbe sfuggita di mano. Ma alla fine, grazie anche alle incontenibili percussioni di Leao, il Milan resta agganciato a Napoli ed Atalanta, rimanendo in solitudine al terzo posto.

L’Atalanta formichina operosa

Chi vince senza se e senza ma è invece l'Atalanta. La squadra di Gasperini , superando 2-1 il Sassuolo, raggiunge il decimo risultato utile consecutivo restando a un passo dalla vetta. Nonostante lo svantaggio iniziale, la Dea ne viene fuori bene con il pareggio di Pasalic e il colpo del ko, ancora una volta inferto da Lookman, al suo terzo gol di fila. L'Atalanta passa quindi in scioltezza, approfittando dello scarso clamore che per sua fortuna le offrono i media, più interessati agli affanni degli squadroni che alle gesta dei bergamaschi. Che, pur ritrovando la vecchia arma del contropiede, hanno ripreso l'impetuosa aggressività di un tempo. Insomma, passo dopo passo, come formiche operose, vanno avanti senza farsi notare troppo.

Discreta anche l'Udinese che all'Olimpico ha pareggiato (0-0) con la Lazio del professor Sarri. Un pareggio che sta più stretto ai friulani che hanno colpito due traverse. Più spuntati i biancocelesti penalizzati da un infortunio muscolare di Immobile. Senza Ciro, la Lazio, è come un cecchino senza carabina. Colpisse così anche in nazionale, tra poco saremmo ai mondiali in Qatar.

Una tachipirina per la Juventus

Divertente, a volte quasi surreale, come ormai giudichiamo le partite della Juventus. La squadra di Allegri viene infatti trattata come un soggetto fragile, facilmente deteriorabile, cui bisogna avvicinarsi con la dovuta attenzione per non romperla definitivamente. Una cautela degna di miglior causa. La modesta vittoria sul Torino (0-1), in un derby di malinconico grigiore, è stata salutata come un non trascurabile passo in avanti di una anziana Signora afflitta da una brutta artrosi. “La Juve si rialza, la Juve esce della crisi” dicono tutti con un filo di voce per non svegliarla troppo bruscamente.

Certo, un minimo di ottimismo non si nega a nessuno, però ricordiamoci che questo successo sul Torino è il primo successo esterno dall’inizio della stagione. E che la Juve è tornata a vincere dopo 3 sconfitte nelle ultime cinque partite. In realtà, grazie soprattutto al ritorno al gol di Vlahovic, Juventus ha solo fatto il minimo sindacale: essere cioè reattiva, concentrata, meno distratta del solito. Quindi il passo avanti va apprezzato, ma è un passo avanti con le stampelle. Per vederla correre, ce ne vorrà ancora. Lo stesso Allegri, che quando vuole non manca di autoironia (di solito quando vince), ha sintetizzato così lo scampato pericolo nel derby: “ Un passettino in avanti… Un mio amico diceva: ‘Meglio fortunati che bravi…'”

Più convincente l'Inter che, battendo anche la Salernitana (2-0, reti di Lautaro e Barella), ha dato un altro segnale di risveglio dopo il combattuto pareggio a Barcellona in Champions. Niente di trascendentale perchè i campani non sono mai stati una minaccia, però questa è la seconda vittoria consecutiva dopo il ko casalingo con la Roma. C'è aria nuova, all'Inter. Più compattezza, più fluidità, un Barella e un Lautaro ritrovati. Aver visto il baratro, probabilmente ha fatto bene a tutti.

L'impressione è che Inzaghi abbia saputo ritrovare quel filo di dialogo interno sempre necessario in un gruppo che aspira allo scudetto. Una domenica comunque confortante, che avrà fatto anche felice, nonostante le minacce e le turbolenze politiche di questi giorni, il neo presidente del Senato, Ignazio La Russa, acceso tifoso nerazzurro. Una doppia soddisfazione, considerando il tonfo casalingo del Monza (di Berlusconi) patito con l'Empoli.

A proposito: anche calcisticamente, per Silvio, è stata una settimana da dimenticare. Berlusconi avrà comunque modo, con qualche appunto ad hoc, di suggerire dei saggi consigli all'allenatore Palladino al suo primo ko da quando è al Monza.

Ciclismo, mondiali su pista: oro bis di Elia Viviani

Bisogna dirlo con orgoglio: in pista ormai siamo imbattibili. Dopo il nuovo record dell'ora di Ganna, l'Italia batte un altro colpo ai mondiali su pista al Velodromo di Saint Queentin en Yvelines che si chiudono nel segno di Elia Viviani. Dopo l'oro olimpico nell'Omnium a Rio 2016 (e bronzo 2021), il campione veronese conquista il primo posto nella prova ad eliminazione , specialità nella quale aveva vinto il titolo iridato a Roubaix l'anno scorso. Insomma, è un periodo così: deboli in strada, fortissimi in pista. Siamo i nuovi signori degli anelli.

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