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Alverà (Snam): speriamo di annunciare altre intese in Cina

di Celestina Dominelli

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Energia. L’amministratore delegato di Snam Marco Alverà


6' di lettura

Un occhio puntato sulla Cina dove, dopo gli accordi appena firmati con State Grid International Development e China Resources, la società «spera di annunciarne altri». E un altro sull’Italia e sull’Europa con l’obiettivo, ribadito anche nell’ultimo piano industriale, di fare della penisola «un hub europeo del gas». Dal palco dell’Italian Energy Summit del Sole 24 Ore, intervistato dal vicedirettore Alessandro Plateroti, l’ad di Snam, Marco Alverà, fa il punto dei traguardi appena centrati e delle sfide future che attendono la spa dei gasdotti.


Da alcuni anni Snam ha avviato un percorso di espansione internazionale in Europa. Siete in Austria, Francia e Regno Unito. Quest’anno vi siete aggiudicati la gara per la privatizzazione di Desfa in Grecia. Perché la Grecia?
La Grecia è un paese in ripresa dopo la grave crisi degli anni scorsi e ha un mercato del gas che può svilupparsi molto. Cito solo un esempio: in tutto il paese oggi ci sono appena una decina di impianti di distribuzione di gas per le auto contro i quasi 1.300 dell’Italia. La Grecia ha anche prospettive importanti nel settore del gas rinnovabile, in particolare nel biometano e del power-to-gas.
Ma soprattutto la Grecia è un paese chiave dal punto di vista geografico: ha una posizione strategica nel Corridoio Sud del gas ed è la porta che insieme all'Italia collega l'Europa al Mediterraneo Orientale e al Caspio, aree geografiche nelle quali oggi ci sono importantissime riserve di gas. Desfa, la società di cui stiamo acquisendo il controllo tramite il consorzio che guidiamo e che vede come altri soci Fluxys ed Enagas, ha una rete di 1.500 km oltre che l'unico rigassificatore del Mediterraneo Orientale. È una società molto strategica e potrà beneficiare del know how e delle tecnologie di Snam. La nostra presenza in Grecia può rafforzare il ruolo dell'Italia come nuovo hub europeo del gas naturale.

Lei parla spesso di Energy Union. Perché è importante integrare i mercati dell’energia europei e quali vantaggi può avere l'Italia e la bolletta energetica?
L’Italia oggi paga il gas mediamente il 10% in più rispetto ai paesi del Nord Europa. Integrare e collegare i mercati, diversificare gli approvvigionamenti, le rotte e le fonti può contribuire ad eliminare questo gap. La nostra acquisizione di Desfa è una tappa essenziale nella realizzazione dell'Energy Union.

Quest’anno l'Italia ha iniziato a esportare gas verso la Svizzera grazie agli investimenti effettuati da Snam nel corso degli ultimi anni. Naturalmente resteremo un paese importatore. Ma perché è importante avere la capacità di esportare gas?
L’Italia oggi importa gas per oltre il 90% dei propri fabbisogni e la produzione nazionale è in declino costante. Quindi siamo e resteremo un paese importatore. Ma avere un'infrastruttura in grado di garantire flussi bidirezionali è fondamentale. Per questo abbiamo investito e per potenziare l'infrastruttura e rendere possibile il cosiddetto “reverse flow”. La possibilità di poter esportare gas rende l’Italia un paese centrale nelle rotte energetiche, facendola diventare anche un luogo di transito e non solo di destinazione. Il tutto naturalmente a beneficio della liquidità dei mercati e di un minore costo dell'energia.

Lo scorso mese, è stato in Cina nell’ambito della missione organizzata dal ministro del Tesoro Tria e da Cdp. In particolare, avete siglato un accordo con State Grid International Development. Di che tipo di accordi si tratta e quali prospettive ci sono per Snam in Cina? La Cina sarà leader globale anche nel mercato del gas?
Non c'è dubbio che la Cina diventerà un attore centrale nel mercato globale del gas naturale. Oggi la domanda di gas cinese è solo quattro volte superiore all'Italia. Si prevede che da qui al 2030 possa addirittura triplicare. La Cina ha molto da lavorare anche sulle riserve strategiche di gas: gli stoccaggi oggi coprono il 2% della domanda mentre in Italia siamo al 20 per cento.
La Cina sta puntando forte sul gas naturale perché per migliorare la qualità dell'aria intende ridurre la dipendenza dal carbone, che pesa ancora per il 60% del mix energetico. In questo contesto per Snam ci sono ottime opportunità di esportare il proprio know-how. Con State Grid International Development lavoreremo anche sul fronte del biometano, dove ci siamo recentemente rafforzati acquisendo un eccellente operatore italiano – IES Biogas – attivo a livello nazionale e internazionale nella realizzazione di impianti.
Speriamo di poter annunciare altri accordi in Cina nel prossimo futuro.

Che ruolo avrà il gas naturale tra vent’anni nel mondo e in Europa? Sarà ancora importante?
Il gas avrà ancora un ruolo essenziale nel mondo e in Europa. L'Agenzia internazionale per l'Energia prevede che nel 2040 il gas salirà al 25% del mix energetico globale rispetto al 22% attuale, sostituendo in parte carbone e petrolio e accompagnando la crescita delle rinnovabili. L’Asia trainerà il mercato ma penso che le prospettive siano buone anche in Europa, soprattutto se punteremo sulle varie forme di gas rinnovabile, dal biometano all’idrogeno. Secondo uno studio di Ecofys, nel 2050 l’Europa avrà un potenziale per produrre almeno 122 miliardi di metri cubi di gas rinnovabile all'anno, risparmiando quasi 140 miliardi di euro rispetto a una strategia di decarbonizzazione che non ne tenga conto.

In Italia Snam sta puntando molto sullo sviluppo del gas rinnovabile e in particolare del biometano. Che vantaggi può avere lo sviluppo di questo settore per il paese?
Il gas rinnovabile, nella fattispecie il biometano, ha quattro enormi vantaggi per il paese: azzera le emissioni, promuove lo sviluppo dell'economia circolare, favorisce una soluzione positiva al problema dei rifiuti, crea sviluppo e posti di lavoro in vari settori in tutta la filiera. Il paese ci crede. C’è uno schema di incentivi per un miliardo di metri cubi per l'utilizzo del biometano nei trasporti e abbiamo 800 manifestazioni di interesse per allacciamenti alla nostra rete. Già oggi nella nostra rete circola biometano. C’è un impianto allacciato nella zona di Bergamo e da circa un mese abbiamo allacciato un impianto in Calabria in grado di produrre una quantità di biometano che può alimentare circa 4.500 autovetture l'anno. In più Snam ha recentemente acquisito IES Biogas.

A proposito di gas rinnovabile, recentemente avete firmato a Linz insieme ad altre aziende una dichiarazione europea per lo sviluppo dell'idrogeno, sottoscritta da 25 governi fra cui l'Italia. Volete trasportare idrogeno nella vostra rete?
Il vantaggio della nostra infrastruttura è proprio questo: oltre al gas tradizionale può trasportare anche le nuove forme di gas rinnovabile. Il biometano, l’idrogeno e anche l’idrogeno rinnovabile prodotto attraverso lo stoccaggio delle rinnovabili intermittenti. Possiamo dare un grande contributo alla decarbonizzazione con le infrastrutture esistenti. Questo è un grande valore di cui spesso non si è consapevoli, delle infrastrutture gas che infuturo diventeranno con investimenti marginali infrastrutture energetiche in grado di trasportare diverse forme di energia.

Quest’anno siete entrati nell'efficienza energetica, avete comprato una società che realizza distributori di impianti a gas per l'autotrazione e un'altra che realizza impianti di biometano. Qual è il senso di queste operazioni?
Il significato è doppio: da un lato, integriamo le nostre attività entrando in business promettenti; dall’altro, diamo un contributo ulteriore alla promozione di un sistema energetico più sostenibile ed efficiente. Abbiamo acquisito tre aziende italiane eccellenti, con tecnologie e know-how che potremo esportare nel mondo.

Il 7 novembre Snam presenterà il nuovo piano industriale. Vuole darci qualche anticipazione?
Stiamo lavorando al nuovo piano proprio in queste settimane e non posso anticipare nulla ma posso dare quattro highlights: vogliamo continuare a creare valore per i nostri azionisti, essere sempre più protagonisti della transizione energetica, essere internazionali e nel contempo attori importanti dello sviluppo economico e sociale del nostro paese, con grande attenzione ai territori nei quali operiamo e alla sicurezza.

Parliamo di finanza: dieci giorni fa avete emesso un bond da 600 milioni riscontrando grande successo tra gli investitori. È piaciuta la storia di Snam o è anche un segnale di fiducia verso l'Italia?
Entrambe le cose. Abbiamo ricevuto una domanda di sei volte pari all'offerta con tassi per noi estremamente favorevoli, riscontrando enorme interesse soprattutto dal mercato tedesco e da quello britannico. Èstato un grande lavoro del nostro team e un segnale di fiducia nei confronti di Snam e delle sue strategie. Al tempo stesso penso sia stato un bel segnale anche per il nostro paese.

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