IL RITORNO DELLA VILLEGGIATURA -2

Alverà: «Venezia, magia di un luogo unico al mondo che per me è casa»

Il ceo di Snam: «Da bambini con mio fratello, papà ci ha insegnato la voga veneta, in piedi come i gondolieri. Era il modo per gironzolare per i canali ascoltando i racconti di mio nonno»

di Marco Alverà

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Marco Alverà, amministratore delegato Snam (Agf)

3' di lettura

Amo viaggiare: spostarmi in aereo, in macchina, a piedi, in bici o sull'acqua con un remo o una vela. Ho sempre viaggiato molto, per vedere parenti e amici, per svago e per lavoro. Sono ancora tantissimi i posti nel mondo dove vorrei portare le mie due bambine, ma i luoghi che mi sono più cari sono soprattutto in Italia: Milano, Roma, Cortina, la Puglia, la Toscana, la Sardegna, solo per citarne alcuni. Sicuramente, però, il “luogo del cuore” rimane Venezia, la città della mia famiglia. Questa città unica al mondo è il luogo che io considero “casa”. A Venezia ho le mie radici, zii, cugini e tanti amici. Non ci ho mai realmente abitato per lunghi periodi ma è come se ci vivessi da sempre.

A Venezia, da bambini con mio fratello, papà ci ha insegnato la “voga veneta”, in piedi come i gondolieri. Era il modo per gironzolare per i canali, ascoltando i racconti di mio nonno di quando i più audaci potevano nuotare in Canal Grande. Un ricordo che mi è tornato in mente vedendo le acque cristalline dei canali deserti durante i difficili mesi del lockdown.

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Avevo deciso di frequentare Architettura a Venezia all'Università ma poi il destino mi ha portato altrove. Torno in città appena posso, per ragioni personali o di lavoro: per vedere i miei amici e parenti, per la Biennale o per fare qualche regata. Partecipo alle riunioni della Fondazione Giorgio Cini sulla meravigliosa Isola di San Giorgio, dove si svolge ogni anno anche l'interessante seminario Italia-Regno Unito organizzato dalla nostra Ambasciata di Londra.

Amo fare la prima colazione in Campo Santo Stefano, passeggiare nel giardino della Cini con il suo labirinto di Borges, poi andare alle Zattere a prendere un gelato da passeggio e cenare alla Giudecca. Quando è possibile mi accompagnano le mie figlie, che proprio tra i canali hanno iniziato ad amare l'acqua e stanno anche loro imparando a vogare.

Venezia è una città rassicurante, in cui è bellissimo passeggiare, leggere e pensare. La sua estetica e la sua storia non possono essere scalfite dalla velocità di quello che succede ogni giorno. Ma non è un museo statico che guarda solo al suo passato come alcuni credono. In pochi anni è diventata la capitale mondiale dell'arte contemporanea, battendo Los Angeles e Londra. E l'offerta culturale è ogni anno più ricca.

Oggi la città deve affrontare alcune sfide complesse e decisive per il proprio futuro: dall'acqua alta allo spopolamento, dalla dolorosa chiusura dei negozi storici alla gestione dell'“overtourism”, per non parlare delle drammatiche conseguenze dell'emergenza Covid. Eppure sono convinto che Venezia abbia la straordinaria opportunità di poter ripartire con successo dallo sviluppo sostenibile, diventando un simbolo mondiale del contrasto ai cambiamenti climatici che sembrerebbero, invece, volerla condannare al declino. Ci sono diversi progetti in tale direzione, molte energie coinvolte, dalla politica alle imprese, dalle forze sociali ai singoli cittadini. Penso anche che gli eventi degli ultimi mesi possano offrire a Venezia, come al resto d'Italia, l'occasione unica di ripensare il proprio futuro a lungo termine.

Io credo molto – come ci crede, da sempre, la mia famiglia - a un rilancio della città all'insegna della sostenibilità. L'ho raccontato anche in un libro per bambini ambientato proprio a Venezia, scritto insieme alle mie figlie durante il lockdown, nel quale tre ragazzi e un professore avviano la produzione di idrogeno attraverso l'acqua. Per ora è solo un libro ma in un momento non lontano potrebbe diventare realtà.

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