studi di nuova generazione

Alzheimer: giovani ricercatori in rete contro i fattori di rischio alimentazione e stile di vita

default onloading pic
(Armando Dadi / AGF)


3' di lettura

Stili di vita e abitudini alimentari: questi i fattori di rischio per l'Alzheimer, che a differenza di altri come l'età o la familiarità o ancora il patrimonio genetico, sono modificabili. Alimentazione, diabete, dislipidemia, fumo, alcol, obesità aumentano il rischio di malattia, mentre l'esercizio fisico e il grado di scolarizzazione sono fattori protettivi. Su questi elementi potenzialmente aggredibili è al lavoro, da oltre un anno, una rete di giovani ricercatori supportata da Airalzh Onlus (Associazione italiana ricerca Alzheimer) grazie alla partnership con Coop.

Diagnosi precoce
«Proprio in questi giorni - spiega il presidente di Airalzh, Sandro Sorbi, responsabile della Clinica neurologica ospedaliera Careggi di Firenze - sono stati presentati i risultati ottenuti nel primo anno di attività dei nostri ricercatori nei diversi settori: dalla biologia con ricerche di laboratorio “in vitro” sulle malattie dementigene - inclusi metodi di laboratorio di diagnosi precoce - alla ricerca clinica (neuropsicologia, biomarcatori, imaging, fattori di rischio), alle biotecnologie con applicazione di tecnologie avanzate ed emergenti (matematiche ed ingegneristiche) fino allo studio, diagnosi e monitoraggio delle demenze».

Screening genetico
È così che l'utilizzo di un pannello multigenico di Next Generation Sequencing (NGS) per lo studio dell'ereditarietà oligogenica nelle demenze degenerative ha permesso l'identificazione di nuovi fattori molecolari di rischio. La rilevanza di questo studio - spiegano da Airalzh - è legata alla sua immediata transnazionalità, alla diagnostica e al counselling genetico delle demenze. L'applicazione di una metodica di sequenziamento del DNA di nuova generazione veloce, accurata e più economica rispetto alle tecniche tradizionali, ha dato risultati significativi che ne suggeriscono l'utilizzo per lo screening genetico dei pazienti con demenza ad esordio precoce o con sospetta eziologia genetica.

Nuovi biomarcatori
Nell'ambito dello studio di potenziali nuovi biomarcatori che potrebbero fornire una diagnosi precoce della malattia di Alzheimer, si è concentrata anche un'altra che considera le vescicole extracellulari derivate da liquor mediatori di proteine tossiche. I risultati aprono un interessante scenario sull'estensione di queste indagini anche in un altro fluido biologico più facilmente accessibile e ottenibile con metodiche meno invasive: la saliva. Le conclusioni che scaturiranno da questo studio permetteranno un miglioramento della diagnosi aprendo, nel contempo, la possibilità a nuove strategie terapeutiche in questa devastante malattia. I risultati forniranno la possibilità di discriminare pazienti affetti dalla malattia di Alzheimer in diverse fasi da altre forme di demenza migliorando così la gestione terapeutica dei pazienti con l'attuazione di un nuovo design basato sulle vescicole extracellulari per la sperimentazione di nuovi composti. L'approccio epigenetico allo studio della malattia di Alzheimer ha evidenziato, nei primi pazienti studiati, una ipermetilazione del gene MAPT che è invece assente nelle persone sane I risultati che si otterranno dallo studio potranno fornire una iniziale comprensione sull'influenza dei fattori ambientali sullo sviluppo e progressione della malattia aprendo la strada allo sviluppo di nuovi strumenti diagnostici e terapeutici.

Prevenzione e riduzione del rischio
«Siamo tutti consapevoli - conclude Sorbi - che i risultati della ricerca richiedono tempo, costanza e impegno. Anche se un anno di attività è un tempo molto breve, questi giovani ricercatori hanno profuso moltissimo entusiasmo raggiungendo già dei risultati apprezzabili e contiamo su questo progetto di rete, nel quale sono coinvolti 25 consolidati centri di ricerca italiani - da molto tempo impegnati nello studio della malattia di Alzheimer e delle demenze per rafforzare la speranza. Mi piace inoltre sottolineare che questi giovani ricercatori stanno studiando i meccanismi di protezione che se attuati fin da giovani riducono il rischio di ammalarsi quando saranno anziani».

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti