QUOTE ROSA

Amarone al femminile: il ricambio generazionale che fortifica brand e business

di Giambattista Marchetto

5' di lettura

Facce nuove e soprattutto nuove leve in Valpolicella. L'ultima edizione dell'Anteprima Amarone ha infatti messo in evidenza un interessante processo di rinnovamento generazionale in alcune aziende storiche del Consorzio Vini Valpolicella, ma anche l'avvento di nuovi progetti imprenditoriali imperniati sull'Amarone “al femminile”.

L'alta redditività spinge i giovani

Negli ultimi 6 anni - stando ai dati dell'agenzia Avepa - le imprese vinicole under 40 sono quasi raddoppiate (+91%), e addirittura quintuplicato se si osserva il trend dei nuovi imprenditori under 30. «Il nostro distretto vinicolo sta cambiando pelle con il ricambio generazionale in aziende già affermate – afferma il presidente del Consorzio Andrea Sartori – e non è retorica quando diciamo che i giovani sono in grado di portare innovazione, in vigneto come in cantina o nella promozione, facendo dell'internazionalizzazione il principale obiettivo di mercato».

Loading...

Sono 329 le imprese under 40 in seno al Consorzio, con dimensioni perlopiù medio-piccole e una forte propensione verso la multifunzionalità e le pratiche sostenibili. E l'innovazione ha spesso un volto femminile.
«La redditività alta comporta la disponibilità da parte della famiglia ad investire sulle nuove generazioni per dare continuità al business – osserva la direttrice del Consorzio Olga Bussinello –. Certo, dove il ricambio generazionale avviene con una cantina già consolidata la spinta dei giovani è più lenta, ma molte delle nuove leve sono partite da zero, trasformando l'attività di conferimento dei genitori in azienda vinicola. In questi casi la spinta verso nuovi modelli di business o processi di produzione è favorita dallo slancio di figlie e figli che hanno studiato e che si fanno portatori di innovazione».

Le Guaite diventano di Noemi

Classe 1994, Noemi Pizzighella è la più giovane donna del vino d'Italia e guida l'azienda di famiglia in Val di Mezzane dal 2016. Il suo lavoro in cantina inizia però 7 anni prima (all'età di 17 anni), con una gavetta lunga e allo stesso tempo entusiasmante, che la porta a prendere le redini. «Una decisione necessaria di fronte a un mercato in costante evoluzione – rimarca la giovane vignaiola - La svolta avviene con un progetto di gestione completamente nuovo, che convince i genitori ad assecondarmi e a lasciarmi libertà di movimento». La sua leadership in azienda viene rafforzata con i risultati dell'ultimo anno: dopo il premio per il packaging a di Vinitaly e il riconoscimento de Le donne del vino, «adesso mio padre mi appoggia (quasi) al 100 per cento», scherza.

Nella foto Noemi Pizzighella

Il passaggio di testimone ha portato una ventata di novità: gestione sostenibile del vigneto (con una virata sul bio), nuova veste grafica – con etichette inspirate al surrealismo e all'arte contemporanea - e comunicazione sui social, posizionandosi su un segmento premium. Oggi Noemi, il cui nome è entrato nel marchio, si occupa di tutti gli aspetti della gestione aziendale, dalla direzione dei lavori in vigna alla cantina, fino alla comunicazione e alla vendita, affiancata da esperti in agronomia, enologia e collaboratori commerciali. La produzione di 25mila bottiglie copre tutta la gamma dal Valpolicella all'Amarone fino al Recioto. Tra i mercati di esportazione Usa, Danimarca, Norvegia, Irlanda, Svizzera e Germania.



Sabina con il marito Giacomo

Dall'agriturismo all'Amarone

Se oggi molte case vinicole spingono sulla frontiera dell'enoturismo, aprendo wine resort tra le vigne, Sabina Zantedeschi e il marito Giacomo hanno fatto il percorso opposto. «Dal 2012 abbiamo intrapreso un nuovo progetto per la realizzazione della nostra cantina, vinificando le uve dai 3 ettari di vigneto già esistenti attorno al relais di famiglia», racconta Sabina, che oggi ha 26 anni.

Nasce così dall'entusiasmo di due ventenni l'azienda vitivinicola I Tamasotti. «Siamo giovani e abbiamo avviato l'azienda senza avere generazioni alle spalle che ci insegnassero l'arte del produrre vino – prosegue la vignaiola -. Ci siamo rimboccati le maniche per approfondire ogni passaggio. Oggi seguiamo noi tutte le fasi produttive, dal campo alla vinificazione, fino alla vendita. Giacomo è agrotecnico, io sono enologa e crediamo che per produrre qualità sia necessaria una visione a 360 gradi». E con una produzione di 10mila bottiglie (solo Amarone e Valpolicella Superiore) è possibile concentrare l'attenzione. Dato che il relais e la casa di famiglia sono in mezzo ai vigneti, l'attenzione per l'equilibrio naturale è stata una priorità. I Tamasotti è dunque partita fin da subito in conversione biologica, ottenendo la certificazione nel 2018.

Passaggio generazionale di qualità.
Under 40 ancora per un anno, Francesca Sartori è alla guida di Roccolo Grassi con il fratello Marco dal 1996. Tecnicamente l'azienda è nata con questo nome in quello stesso anno, in seguito all'acquisizione dell'omonimo terreno, ma «mio padre faceva vino da sempre, anche se fino all'inizio degli anni Novanta si puntava più sulla quantità che sulla qualità».

D'altra parte le magnifiche sorti dell'Amarone e della Valpolicella son storia piuttosto recente e il padre di Francesca, Bruno, ha contribuito a scriverla accettando (a “soli” 50 anni) di vender tutti i vigneti e di dar in mano ai figli la nuova acquisizione. «Mio fratello studiava enologia a Milano e nostro padre ha accettato la sfida di puntare tutto sulla qualità - ricorda Francesca -. I nostri 14 ettari di vigne sono ancora in mano a lui, ma ci ha lasciato le redini. Siamo comunque orgogliosi di esser ancora un'azienda familiare e di gestire tutto il processo, dalla campagna alla cantina». Su 55mila bottiglie prodotte (metà esportate) l'Amarone pesa 10/12mila, ma il prodotto di punta è il Valpolicella Superiore. «Con una filosofia del vino legata al territorio, per noi la sfida è fare un grande Valpolicella con la capacità di invecchiare. Vorremmo diventare un punto di riferimento», conclude Sartori.

Madre e figlia tra vigna e cantina

Federica Camerani, oggi trentenne, è entrata 10 anni fa in Corte Sant'Alda, l'azienda di famiglia guidata dalla madre Marinella. E oggi il passaggio generazionale è avviato, con gradualità. «Siamo una piccola realtà familiare e io, sull'esempio di mia madre, seguo tutti i passaggi dalla campagna alla cantina, fino alla gestione», riferisce la giovane vignaiola. Se Corte Sant'Alda è il marchio con cui ha iniziato Marinella Camerani a metà anni 80, il secondo brand, Adalia, è nato quando Federica e la sorella sono entrate in azienda. «Siamo partite con l'idea di un progetto più fresco e giovanile, legato alla nostra presenza – racconta Federica –. È invece più recente l'avvio del podere Castagnè, dove abbiamo una parte di vigneto e con mia madre abbiamo aperto il fronte enoturismo».

Federica con la madre Marinella Camerani

Con 23,5 ettari di vigneto, integralmente coltivato con le pratiche della biodinamica, le due aziende agricole oggi producono circa 110mila bottiglie coprendo l'intera gamma (dal Soave al Valpolicella, dall'Amarone al Recioto) sotto due brand separati, che ora verranno raggruppati sotto il nome della fondatrice Marinella Camerani.

Riproduzione riservata ©

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti