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Amazon batte in ritirata su conti e outlook, Apple tiene ma tradisce incertezze

I bilanci dei due marchi chiudono un trimestre in affanno per le Big Tech all’ombra delle scosse economiche. All’orizzonte mesi ancora più duri

di Marco Valsania

Amazon, prima causa penale contro le false recensioni

4' di lettura

Un trimestre turbolento, a volte da shock. Che ha sollevato spettri di nuove bufere a venire. È stata la stagione dei bilanci trimestrali delle Big Tech americane, che ricoprono un ruolo cruciale per la Borsa come per l’economia, conclusa ora da Apple e Amazon. Se Apple ha ancora una volta saputo incassare entrate record e profitti in grado di battere le attese, pur segnalando ostacoli in arrivo, il leader di e-commerce e cloud ha invece deluso e non di poco. Rafforzando il messaggio di malessere già amplificato dai conti di Meta, reduce da un crollo a Wall Street di ben il 25% in una sola seduta aggravato da una disastrata scommessa strategica sul metaverso, ed evidenziato anche da Alphabet e Microsoft. Una catena di annunci preoccupanti, insomma, culminati nei numeri del marchio guidato da Andy Jassy che neppure la parziale tenuta del leader riconosciuto del tech, la Mela di Cupertino, ha potuto compensare.

Amazon segna il passo

È stato leader dell’e-commerce e dei servizi cloud a dominare nelle ultime ore l’attenzione in senso decisamente negativo. Amazon ha riportato i primi profitti dell’anno nel terzo trimestre, ma sono comunque calati dall’anno scorso: 2,87 miliardi, scesi del 9 per cento. Le vendite sono lievitate del 15 per cento. La divisione Amazon Web Services, motore di profitti nel cloud, ha visto il giro d’affari salire del 27% a 20,54 miliardi, la crescita più bassa dal 2014, vale a dire dagli albori, e inferiore alle attese. Gli utili della divisione, 5,4 miliardi, hanno deluso rispetto ai 6,37 attesi.

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Allarme sull’outlook

Oltretutto, Amazon ha messo nero su bianco, assieme ai deboli conti, un chiaro allarme sul futuro: inflazione e spettri di recessione minacciano di gravare ulteriormente sulle prospettive delle vendite, tanto da spingere l’azienda a sforbiciate che hanno scioccato gli analisti nelle previsioni per il tre mesi di fine anno, quando il fatturato dovrebbe fermarsi a 140-148 miliardi contro i 155 ipotizzati finora. Un colpo particolarmente duro deriverà dai tassi di cambio (che già nel trimestre passato hanno contribuito a perdite operative per 2,5 miliardi nelle attività internazionali).

Crescita al 2% e utili operativi azzerati?

La crescita a conti fatti potrebbe essere la più bassa dal 2001, un magro 2% durante il cruciale periodo di fine anno. Come se non bastasse, una misura della straordinaria incertezza è data dalle stime sugli utili operativi nel quarto trimestre, tradizionalmente un periodo cruciale grazie alle vendite natalizie: la fascia indicata va da 4 miliardi allo zero. Invece dei 5 miliardi finora ipotizzati. Pubblicità ancora solida. A poco è valsa anche una performance più solida nella pubblicità, altro pilastro del business: le revenue sono state di 9,55 miliardi, in rialzo del 25% e meglio delle attese. L’attività di abbonamenti al servizio Prime a sua volta è lievitata del 9% a 8,9 miliardi.

Titolo in caduta

L’andamento d’insieme è bastato a far precipitare il titolo nel dopo mercato, in una gara al ribasso con Meta: Amazon ha ceduto tra il 15% e il 20 per cento. Diretta verso una market cap da meno di mille miliardi per la prima volta dal marzo 2020. Il ceo Andy Jassy, davanti ai segni di crisi, ha promesso una «più forte struttura nei costi per il business», uno «snellimento» in un «clima macroeconomico complesso».

Apple regge ma frena l’iPhone

Sicuramente più incoraggianti i conti di Apple, che ha sollevato il sipario sul suo quarto trimestre fiscale offrendo ancora una volta un’immagine di resistenza e solidità a fronte delle tensioni e al diluvio di pessimismo che ha colpito Big Tech. Tra le righe del suo stesso bilancio, tuttavia, non sono mancate note stonate e sintomi di qualche debolezza: su tutti la frenata negli iPhone, prodotto-simbolo e sempre pilastro del business (metà delle revenue).

Pressione anche sui servizi

Le vendite del suo smartphone pur crescendo del 10% sono rimaste sotto le attese, 42,63 miliardi contro i 43,21 miliardi ipotizzati. Un anno fa la crescita era stata del 47 per cento. I servizi, su cui conta sempre più, hanno a loro volta deluso con una crescita di meno del 5% rispetto al 12% del trimestre precedente. Per l'intero anno fiscale i servizi hanno riportato una crescita del 14% a 78,13 miliardi, in frenata rispetto al 16% del 2021 e al 27% del 2020. Il totale delle revenue annuali di Apple è lievitato dell'8% a 394,3 miliardi.

Prospettive meno brillanti

Nel dopo mercato il titolo ha risentito degli ostacoli segnalati, anche se ben meno di altri titoli tech: ha perso circa il 3 per cento. Anche perchè l’azienda guidata da Tim Cook ha indicato che nel trimestre in corso la crescita sarà inferiore a quella adesso riportata. Le vendite di computer Mac dovrebbero calare. E i servizi dovrebbero continuare a risentire delle difficoltà economiche. Il direttore finanziario Luca Maestri ha definito queste osservazioni come punti di riferimento direzionali, anche se non vera a propria guidance.

Un trimestre ancora solido alle spalle

Nell’insieme i conti dei tre mesi passati hanno però quantomeno retto alle sfide. Le revenue hanno raggiunto quota 90,15 miliardi superando, con un incremento dell’8,1%, e battendo gli 88,90 pronosticati. I profitti solo saliti dell’1% a 20,7 miliardi, facendo a loro volte meglio del previsto.

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