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Amazon contro falsi e contraffazioni: bloccate 10 miliardi di offerte sospette

«Brand Protection Report» del colosso di Seattle su investimenti e strategie nella lotta a contraffazioni e frodi in commercio. Azioni congiunte con grandi brand (Valentino e Ferragamo) e Pmi

di Laura Cavestri

Category management: la chiave per il post-Covid in largo consumo

3' di lettura

L’esplosione dell’e-commerce, nell’anno della pandemia e nei mesi di lockdown, si è trasformata in una locomotiva anche per milioni di contraffattori nel mondo intenzionati ad intercettare qualche click pigro dal divano di casa. «Blocco dei negozi e sequestro delle merci, sono sistemi veloci, a valle. Ma la lotta alla contraffazione funziona soprattutto se riusciamo a tenerla fuori dalla porta, a intercettarla ed erigere un muro prima che entri in casa.

Solo un dato: nel 2020 solo il 6% dei tentativi di registrazione di un nuovo account venditore ha superato i nostri processi di verifica e ha potuto vendere dei prodotti. Abbiamo bloccato più di 10 miliardi di offerte sospette prima che fossero pubblicate nel negozio».

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A spiegarlo è Mary Beth Westmoreland, vice presidente Amazon con delega a Technology, & Brand Protection.

A circa un anno dalla creazione della sua unità antifalsi, il colosso di Seattle ha anticipato ad alcune testate a livello internazionale - per l’Italia, al Sole 24Ore - l’Amazon Brand Protection Report, che fornisce una fotografia degli investimenti e di quel mix tra strategie e machine learning per tutelare clienti, marchi e partner da frodi e fake.

La fotografia

Nel 2020, Amazon ha investito più di 700 milioni di dollari nel contrasto ai falsi e ha impiegato più di 10mila persone per proteggere le sue “vetrine” da frodi e abusi.
Oltre 2 milioni sono stati i prodotti sequestrati prima della vendita e distrutti per evitare che potessero rientrare in commercio. Sono stati 10 miliardi gli annunci sospetti bloccati nel solo 2020 e stroncati 6 milioni di tentativi di creare account di vendita falsi sul marketplace.

«Nel 2020 - ha sottolineato Westmoreland - sono più di 500mila i brand (erano 350mila nel 2019) che hanno aderito al programma Brand Registry, il sistema di monitoraggio dei marchi che utilizza l’apprendimento automatico per prevedere, prevenire ed eliminare le violazioni. Più di 15mila marchi hanno utilizzato Transparency (il servizio di tracciamento a livello di articolo in chiave anti-falsi). Più di 18mila marchi - ha concluso Westmoreland - si sono iscritti a Project Zero, il servizio che combina tecnologie avanzate e machine learning per aiutare i brand ad individuare le versioni contraffatte dei loro prodotti». Adesione raddoppiata rispetto ai 9mila del 2019.
Un anno fa, Amazon ha istituito l’unità interna anticontraffazione, un team globale, con squadre che operano su base regionale e guidato da Cristina Posa, ex magistrato Usa. I suoi compiti: raccogliere prove, interagire con le autorità di polizia locali, svolgere indagini indipendenti o congiunte con i marchi, anche intentando cause civili.

Impossibile conoscere l’operatività per Paese. Ma da circa un anno, Amazon ha intentato cause congiunte contro i falsi con le maison Valentino e Ferragamo.

Piccole e medie imprese

Ma per le Pmi che cosa si fa? «Abbiamo cause congiunte in corso anche con piccole imprese come JL Childress, che vende prodotti da viaggio per genitori, o DutchBlitz, un produttore di giochi di carte a conduzione familiare» ha affermato Westmoreland, smentendo che l’attenzione sia solo per i big.
«Oltre ad avere collaborazioni in atto con associazioni di imprese locali - ha concluso Westmoreland -, abbiamo progettato IP Accelerator pensando specificamente alle piccole imprese, che le mette in contatto con una rete selezionata di studi legali specializzati nella proprietà intellettuale che ha accettato di operare a tariffe fisse e competitive». Negli Usa sono 7mila circa le Pmi che hanno aderito.

Non si sa quante imprese italiane abbiano aderito. Ma pochi mesi fa (si veda Il Sole 24 Ore del 22 febbraio 2021) risultavano solo tre le realtà professionali italiane presenti nel portale che Amazon offre a tutti i venditori per tutelare i prodotti in vendita online, in primo luogo, con il deposito del marchio: due società di consulenza “storiche” (Gregorj e Jacobacci&partners) e la Mar.Bre di Fabriano (Ancona).

La credibilità del marchio

«Sono su Amazon dal 2016 – ha detto Stefano Bolzicco, titolare di LoryArreda – e ho aderito da subito a Transparency. Nel breve periodo, si è trattato di un beneficio psicologico: mi sentivo protetto. Sul lungo periodo, ho riscontrato un aumento della credibilità del marchio. Il fatturato è cresciuto del 35 per cento».
«Noi abbiamo prima studiato la piattaforma e poi costruito un brand che potesse avere successo su Amazon – ha aggiunto Emil Ninni, co-fondatore di Koala Babycare – . La protezione del marchio è estremamente importante anche nel caso di brand poco noti, quando i clienti devono ancora imparare a conoscerti, perchè ne aumenta riconoscibilità e credibilità».

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