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Amazon avvia in Italia la prima denuncia penale contro le recensioni false

L’iniziativa del gigante dell’e-commerce ha ricevuto l’apprezzamento di Altroconsumo: «da tempo denunciamo la crescita delle recensioni abusive»

Amazon, programma per l'inserimento lavorativo delle persone sorde

3' di lettura

Amazon rafforza il proprio impegno dal punto di vista legale per contrastare l'attività dei broker di recensioni false, presentando in Italia la sua prima denuncia penale a livello europeo e la sua prima causa civile in Spagna. Questi due procedimenti, insieme ad altre 10 nuove azioni legali recentemente avviate negli Stati Uniti - si spiega in un comunicato - mirano a individuare e bloccare gli operatori che attualmente gestiscono più di 11.000 siti web e gruppi social che alimentano il mercato delle false recensioni su Amazon e in altri negozi online in cambio di denaro o prodotti gratuiti.

«Assicurare questi malfattori alla giustizia attraverso azioni legali e denunce penali è una tra le tante iniziative importanti con cui proteggiamo i clienti affinchè possano fare acquisti in tutta tranquillità - ha dichiarato Dharmesh Mehta, Vice President of Selling Partner Services di Amazon - Oltre a continuare a innovare i nostri sistemi di rilevamento e prevenzione delle recensioni false nel nostro store, Amazon continuerà in modo implacabile a individuare i malfattori che alimentano questo mercato e ad agire contro di essi. Non c’è posto per le recensioni false su Amazon o altrove nel settore».

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Una vera e propria rete di recensori falsi prezzolati

La prima denuncia penale di Amazon depositata in Italia (e la prima a livello europeo), prende di mira uno dei principali broker che vendono recensioni false. Il broker identificato avrebbe infatti creato una rete di persone disposte a comprare prodotti su Amazon e a pubblicare recensioni a 5 stelle in cambio di un rimborso completo dei loro acquisti. «La decisione di Amazon di riportare questo caso all'Autorità Giudiziaria dimostra la determinazione dell’azienda a fermare coloro che traggono profitto ingannando i clienti e i partner di vendita. Queste condotte possono integrare reati per i quali in Italia sono previste pene detentive e pecuniarie». Amazon ha anche presentato la sua prima denuncia civile in Spagna contro un broker di recensioni false, Agencia Reviews.

Altroconsumo: iniziativa da apprezzare

L’iniziativa del gigante dell’e-commerce ha ricevuto l’apprezzamento di Altroconsumo. «Come Altroconsumo, da tempo denunciamo la crescita delle recensioni abusive, quelle cioè promosse da soggetti che promettono un vantaggio economico in cambio di giudizi positivi, ingannando i consumatori in buona fede. Non possiamo quindi che apprezzare l'iniziativa annunciata oggi da Amazon con l'avvio nel nostro Paese dell'azione penale contro uno dei principali broker di recensioni false», ha dichiarato Federico Cavallo, Responsabile Relazioni Esterne di Altroconsumo, che prosegue: «Già nel 2019, con una nostra indagine, svolta a livello europeo, avevamo messo in luce il tema chiamando in causa varie piattaforme affinchè contrastassero questi illeciti. Il nostro impegno a tutela dei consumatori non si è mai arrestato in questi anni e, anzi, abbiamo deciso di rilanciarlo con quattro esposti depositati presso le procure di Bologna, Ivrea, Milano e Roma nei confronti dei responsabili di siti internet e gruppi che offrono servizi di boosting, cioè lo scambio di rimborsi in cambio di recensioni positive.

Inoltre, per far emergere il fenomeno nella sua interezza, abbiamo inviato una segnalazione all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, chiedendo di fare luce sulla possibile pratica commerciale scorretta sottostante a questa compravendita di recensioni false da parte di professionisti su alcuni siti web, sui social network e su canali Telegram. Auspichiamo che, a partire da queste iniziative indipendenti, organizzazioni di consumatori e piattaforme possano proseguire l’impegno comune per arginare un fenomeno che danneggia tutti».

Con la sua azione, Altroconsumo contesta penalmente i reati di turbata libertà dell'industria e del commercio e truffa aggravata. All'Autorità antitrust, l'organizzazione chiede di aprire un'istruttoria per accertare i fatti e garantire la cessazione di tali pratiche lesive. Propone, in ogni caso, di imporre la chiusura dei gruppi social e l'oscuramento e dei siti web ritenuti colpevoli degli abusi.

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