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Amazon denunciata per monopolio dalla procura del Distretto della capitale Usa

Danneggerebbe consumatori e concorrenza imponendo accordi capestro sui prezzi ai venditori. Il gruppo di Jeff Bezos nega le accuse

di Marco Valsania

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3' di lettura

Contro Amazon scatta una causa antitrust: il procuratore generale di Washington Dc, il Distretto di Columbia dove si trova la capitale degli Stati Uniti, ha presentato ricorso contro il colosso dell'e-commerce e di Internet accusandolo di illecite pratiche monopolistiche, realizzate con accordi capestro sui prezzi ai danni di consumatori, concorrenza e innovazione. Il colosso di Jeff Bezos avrebbe mantenuto il suo monopolio attraverso contratti sui prezzi imposti alle aziende venditrici che vietano a queste ultime di offrire prodotti a prezzi inferiori su siti che non siano Amazon, compresi quelli delle aziende stesse.

L’affondo della procura

Il procuratore del Distretto di Columbia, Karl Racine, ha chiesto la fine di simili pratiche, nell'insieme battezzate come “most favored nation”. Ha invocato anche danni e sanzioni da identificare e che agiscano da deterrente in futuro. E non ha escluso ipotesi di cosiddetto “structural relief”, interventi strutturali che tradizionalmente si possono spingere fino al breakup, lo scorporo di attività.“Amazon vince perché controlla i prezzi sull'intero mercato online e si assicura un vantaggio su tutti”, ha incalzato Racine. Le restrizioni che impone, ha aggiunto, “le consentono di costruire e proteggere un potere monopolistico”.

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Amazon all’apice della crescita

Il caso colpisce Amazon mentre è all'apice della sua espansione, con il business stimolato dalla pandemia. Non solo nel commercio elettronico: il gruppo è anche impegnato a chiudere rapidamente, per circa 9 miliardi di dollari, l'acquisizione della storica casa cinematografica MGM, che potenzierebbe i suoi asset nello streaming. Per Amazon si tratterebbe della seconda maggior acquisizione dopo la catena di supermercati Whole Foods per oltre 13 miliardi negli anni scorsi.

La morsa antitrust su Big Tech

La morsa antitrust, fatta di offensive di autorità come di società rivali o che si ritengono danneggiate, si sta però stringendo su tutta l'elite in enorme crescita di Big Tech, negli Stati Uniti oltre che in Europa. Apple è oggi sotto processo accusata dal leader dei videogiochi Epic Games di abuso di posizione dominante nel suo App Store, dove carica commissioni fino al 30% denunciate come eccessive da più sviluppatori. Il processo si è concluso questa settimana a Silicon Valley con le arringhe finali delle parti e una sentenza del giudice, parso sensibile alle preoccupazioni antitrust, potrebbe arrivare nel corso dell'estate. Sul finire dell'anno scorso la Camera americana aveva inoltre reso pubblico un rapporto di 400 pagine che denunciava lo spettro monopolistico sui mercati digitali sotto il controllo dei grandi marchi dell'hi-tech, Amazon inclusa.

Amazon e le commissioni del 40%

Nel nuovo caso adesso portato contro Amazon, sotto attacco sono nello specifico misure che impediscono a venditori terzi sulla sua piattaforma di offrire i prodotti a prezzi inferiori altrove. Simili contratti, a detta della procura, “creano una soglia artificialmente elevata su tutto il marketplace online” dedicato al retail. Amazon infatti inserirebbe commissioni di fino al 40% sui prezzi, ma i venditori non sono possono evitarle utilizzando altri siti. L'esito finale sarebbe dunque, stando alla tesi dell’accusa, una riduzione di concorrenza, innovazione e scelta che pesa sia sui venditori che sui consumatori.

Le clausole sui prezzi

Amazon aveva in realtà rimosso una esplicita clausola capestro sui prezzi chiamata “price parity” nel marzo del 2019, ma stando alla procura l'ha in seguito sostituita con un'altra di effetto identico, chiamata fair pricing policy. Autorizza Amazon a imporre di fatto sanzioni qualora un venditore operasse su una piazza digitale concorrente a prezzi inferiori. I venditori terzi sono tenuti a sottoscrivere queste policy per avere una “vetrina” su Amazon. Amazon, grazie alla sua diffusione, ha milioni di venditori terzi, che sono uno pilastro cruciali del suo business e della sua performance: la procura ha stimato che oggi, in generale, rappresentino oltre metà delle vendite online.

Il re dell’e-commerce respinge le accuse

Il gruppo di Bezos ha respinto seccamente le accuse, definite infondate. “Il procuratore ha la situazione al contrario, sono i venditori a stabilire i loro prezzi per i prodotti che offrono nel nostro negozio” digitale, ha fatto sapere in una presa di posizione. “Amazon è orgogliosa di offrire prezzi bassi su un'ampia gamma di prodotti e come tutti i negozi ci riserviamo il diritto di non pubblicizzare offerte che non riteniamo competitive”.


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