Economia Digitale

Amazon entra nel business dei satelliti artificiali

di Antonio Dini

4' di lettura

Las Vegas -ECommerce, cloud computing, intelligenza artificiale, robotica e adesso anche satelliti artificiali. Ma non lanciando i propri, bensì fornendo servizi di terra e nel cloud che nessun altro finora era riuscito a creare. Jeff Bezos, che peraltro ha creato anche Blue Origin (una società per l'esplorazione spaziale) adesso mette un piede nello corsa ai dati dal cielo.
Mentre Elon Musk ha da poco ricevuto l'autorizzazione dalla FCC americana al lancio di 7518 satelliti di bassa quota per portare la larga banda ovunque, dunque, anche AWS mette l'occhio sul business del domani. La ragione è semplice: entro il 2025 il mercato per la connettività arriverà a valere 30 miliardi di dollari. E questo senza contare tutti i servizi a valore aggiunto che si possono immaginare, o che ancora non sono stati immaginati.
Con una certa emozione, durante un briefing con la stampa internazionale che partecipa all'edizione 2018 di re:invent, l'evento annuale di AWS, la divisione servizi cloud di Amazon, il Ceo Andy Jassy ha presentato due novità per il settore dei satelliti. La prima è AWS Ground Station, una rete di dodici antenne (per adesso) che risolvono un problema del settore dei dati satellitari, cioè la scarsità e il costo delle basi terrestri per la ricezione e la prima elaborazione dei dati creati dai satelliti. Una massa di dati enorme, peraltro: come ha spiegato il Cto di Maxar Technologies e fondatore di DigitalGlobe, Walter Scott, ogni giorno i suoi satelliti producono 80 terabye di dati. Un oceano che deve essere scaricato a terra, filtrato, caricato nel cloud, analizzato e utilizzato.
«Con questo servizio – ci ha spiegato Scott – possiamo fare analisi sempre più veloci con effetti tangibili nella vita di tutti i giorni: dopo l'incidente di Fukushima siamo stati noi a fornire l'occhio dal cielo per vedere cosa era successo mentre le radiazioni impedivano a qualsiasi altro mezzo di soccorso di avvicinarsi. Ma pensiamo all'emergenza migranti nel Mediterraneo: con le nostre immagini e il sistema di elaborazione basato sul machine learning è possibile localizzare in tempo reale le barche dei migranti. Comunichiamo alle autorità le coordinate precise dei gommoni e, dal 2016 (l'anno peggiore per le morti nel Mediterraneo) al 2018 il numero delle vite umane perdute è crollato di più del 50%». Con l'occhio intelligente nel cielo, insomma, si potrebbero quasi azzerare i migranti vittime del mare. «Oltre a terremoti, tifoni, emergenze umanitarie e zone di conflitti – dice Scott – ci sono tantissime altre modalità di utilizzo, come ad esempio la navigazione smart in zone difficili del globo».
Da qui al 2021 i satelliti aumenteranno in maniera crescente. Attualmente sono duemila quelli in uso che volano sopra le nostre teste. Diventeranno sedicimila. Una vera e propria corsa all'oro, nella quale AWS cerca di avere il ruolo di fornitore degli strumenti, di solito l'attività più proficua in questi casi. Già adesso, con la nuova tecnologia creata da Amazon, che riceve i dati, li carica direttamente nel suo cloud e riduce drasticamente il tempo di elaborazione, il numero di contatti al giorno tra terra e satellite passa da due a cinquanta volte. Ma in futuro AWS si aspetta di fare di più.
Infatti un accordo strategico con Lockheed Martin, gigante del settore aerospaziale americano specializzato nelle commesse militari, ha portato allo sviluppo di una nuova tecnologia chiamata Verge. Sarà il motore delle stazioni di terra di ASW, e funzionerà proprio grazie alle capacità uniche sia della tecnologia sviluppata che del cloud di Amazon.
«In pratica – spiega Rick Ambrose, veterano di Lockheed Martin Space, che ha appena portato su Marte la sonda della Nasa InSight (tecnologie di base create da Lockheed Martin) – le stazioni sono molto piccole ed economiche, intelligenti, connesse alla rete, e distribuite in tutto il mondo dove Amazon è presente con uno dei suoi centri dei calcolo. Anziché restare connesse a lungo con un solo satellite per scaricare tutti i dati, si connettono per pochi minuti e scaricano una parte crittata del pacchetto. Il prossimo verrà scaricato da un'altra antenna. Tutti i dati verranno caricati immediatamente nel cloud e sarà il cervello distribuito del cloud di Amazon a rimetterlo insieme». Tempi brevissimi per creare un grande orecchio terrestre distribuito capace di raccogliere tutto quello che il grande occhio in orbita riesce a vedere.
La tecnologia Verge, cioè “Virtual Resilient Ground”, come base per AWS Ground Station nasce oggi per preparare il terreno a domani: migliaia di satelliti che scaricheranno dati, su decine di migliaia di basi terrestri, per conto di chi gestisce l'infrastruttura in orbita e per i clienti. In questo modo diminuisce il costo per bit di più dell'80% e aumenta la “freschezza” dei dati, cioè la frequenza con la quale vengono scaricati. Il risultato? Abilitare servizi e prodotti che oggi non ci possiamo neanche immaginare.
Andy Jassy vede il mercato ancora lontano che si farà abilitando l'accesso ai dati provenienti dai satelliti per enti locali, università, piccole aziende. E, fatti due conti, ha deciso che è una scommessa che vuole giocare, assieme al suo capo Jeff Bezos

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