la due giorni di sconti

Amazon, Prime Day da forse 6 miliardi all’ombra degli scioperi

di Marco Valsania


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(Afp)

3' di lettura

New York - Dimenticate i migliori “deal” per i consumatori sbandierati dal Prime Day di Amazon. Il vero affare del giorno, in realta' di due giorni che si concludono stanotte, e' quello del colosso di Jeff Bezos: l'obiettivo e' surclassare e spiazzare i rivali e gonfiare sempre piu' l'esercito degli abbonati al suo servizio - appunto, Prime. Un esercito di clienti fedeli e destinati ad acquisti ben oltre le fatidiche giornate - capaci comunque di generare fino a 6 miliardi di fatturato stando a iniziali proiezioni - e che sono la vera nuova manna per il futuro business della regina dell'e-commerce e Internet.

Sono ormai oltre cento milioni, su scala mondiale, gli aficionados del servizio a pagamento a Amazon. E il Prime Day, ormai giunto alla quinta edizione, attira un forte numero di nuovi utenti, come dimostrato l'anno scorso da abbonamenti record nelle sole prime ore dell'evento. La penetrazione di Prime e' del 30% sul mercato Usa e del 5% su quello internazionale, vale a dire importante ma ancora ricca di potenzialita' di crescita.

Gli avversari, semplicemente, faticano a competere con simili exploit: si sono gettati alla rincorsa di Amazon nella gara dei grandi sconti di luglio, trasformando un periodo tradizionalmente debole per il retail in un appuntamento cruciale quasi quanto il più noto Black Friday d'autunno. Ma, da Walmart a Target e Best Buy, non hanno ad oggi programmi che possano competere davvero con Prime. Segno dela scossa data da Amazon al settore: in tutto adesso 250 retailer - rispetto ai sette agli albori del Prime Day nel 2015 - provano a offrire i loro sconti via Internet, cercando di cavalcare un'onda che potrebbe portar loro in tasca aumenti delle vendite del 79% anche se limitati, tutti assieme, a un totale di due miliardi, un terzo della sola Amazon.

L'influenza e il raggio d'azione di Amazon, oltretutto, si sono viste di recente nella capacita' persino di alzare il prezzo del servizio, portato a 119 dollari l'anno da 99 dollari oppure, in alternativa, 12,99 dollari al mese. Al contrario Walmart alcuni anni or sono tento' di far decollare un proprio servizio solo per fallire e abbandonare l'idea. Oggi si limita a promuovere consegne gratuite in due giorni con una spesa di almeno 35 dollari, accelerate a una sola giornata in qualche mercato. Target da parte sua garantisce consegne in giornata a chi paga un abbonamento annuale da 99 dollari al suo servizio di consegne alimentari.

Per Amazon, il cui successo l'ha vista marciare al rialzo del 34% in Borsa da gennaio ad una market cap da 991 miliardi, il guanto di sfida nel Prime Day e' cosi' arrivato non tanto da avversari di business quanto dall'interno, dai suoi stessi lavoratori. Migliaia di dipendenti nei suoi colossali centri di distribuzione hanno incrociato le braccia o levato voci di protesta negli Stati Uniti e su scala globale, per attirare l'attenzione su condizioni di lavoro che denunciano come tuttora inadeguate, dai compensi (nonostante aumenti del salario minimo) alle pause.

Qualcuno ha invitato alla solidarieta' con i dipendenti attraverso un boicottaggio del Prime Day, equiparando gli acquisti a operazioni di crumiraggio, a forzare “picchetti digitali” contro l'azienda. Uno degli scioperi che ha avuto maggior eco - il primo negli Usa durante un Prime Day - e' in corso in Minnesota, a Shakopee, dove si trovano 1.500 dipendenti. Ma agitazioni sono scattate anche all'estero, con la mobilitazione di centinaia di dipendenti in Germania, proteste del sindacato in Gran Bretagna e dimostrazioni che hanno avuto luogo dalla Polonia alla Spagna.

Amazon ha risposto accusando sindacati e gruppi di dimostranti di fare disinformazione. Ha affermato di aver gia' offerto aumenti di paga, benefit e condizioni di lavoro sicure. La sfida promette pero' di non finire presto, neppure in patria: alcuni dei candidati alle primarie presidenziali del partito democratico si sono schierati a fianco dei dipendenti in sciopero, a cominciare dai senatori Elizabeth Warren e Bernie Sanders.

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