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Amazon, sono 20 mila i dipendenti colpiti dal Covid

Il gruppo risponde alle accuse di scarsa trasparenza pubblicando i dati sui contagi in questi mesi: «Casi inferiori del 42% rispetto alle stime»

di Marco Trabucchi

Reuters

2' di lettura

Amazon fa chiarezza in merito a quanto l'emergenza coronavirus abbia impattato sulla propria forza lavoro, mettendo nero su bianco i numeri rilevati con un comunicato ufficiale: 19.816 dipendenti positivi (o presumibilmente positivi) dal 1° marzo al 19 settembre, a fronte di un organico che considerando anche quelli della catena Whole Foods arriva a 1.372.000 unità.

Stando a quanto si legge nel comunicato, Amazon conduce migliaia di test ogni giorno con la prospettiva di arrivare entro novembre a un ritmo di 50.000 ogni 24 ore coinvolgendo 650 siti in tutto il mondo. Sulla nota si legge:La società ha affermato di aver effettuato «un'analisi approfondita dei dati sui dipendenti».

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Secondo il gruppo il volume di coloro che hanno contratto il Covid-19 è inferiore del 42% rispetto a quanto stimato nelle previsioni che consideravano fattori come la diffusione della malattia a livello globale e negli specifici territori in cui si svolge l'attività. Un dato ottenuto, si legge, utilizzando i rapporti della Johns Hopkins University

.

La pubblicazione del report è giunta a poche ore di distanza da un articolo di Nbc News che puntava il dito contro il gruppo accusandolo di scarsa trasparenza nei confronti dei dipendenti sul tema COVID-19 e dopo che più di una dozzina di procuratori generali hanno invitato Amazon a rilasciare i numeri di infezioni da Covid-19 presso le loro strutture come parte di un più ampio monitoraggio in sanitario e sicurezza dei lavoratori.

Un momento non facile per il colosso dell'e-commerce, cominciato a inizio primavera, quando durante il momento più nero della crisi sanitaria si è trovato nella non semplice posizione di dover continuare a operare per garantire un servizio divenuto essenziale, garantendo al tempo stesso il necessario livello di sicurezza al personale.

Un periodo vissuto non senza difficoltà - emblematico il caso di Christian Smalls cacciato dopo aver denunciato la mancanza di protezioni dal coronavirus per i 5mila dipendenti della sede di New York - con la chiusura dei magazzini in Francia e gli scioperi andati in scena anche in Italia.

Dall'inizio della pandemia Amazon ha affrontato quello che Jeff Bezos ha definito «il momento più duro mai affrontato» (ma anche il più redditizio, visto che il fondatore di Amazon ha visto la sua fortuna personale aumentare di decine di miliardi di dollari) con un piano da 4 miliardi di dollari con nuove assunzioni - a partire da marzo nei soli Stati Uniti ha assunto 175.000 nuovi lavoratori per soddisfare la crescente domanda dei clienti e altre 100 mila sono state annunciate da poco -, in modo da garantire una turnazione adeguata, ma anche fornendo visiere protettive, protezioni individuali, un'assicurazione sanitaria, ferie retribuite a tutti i dipendenti che necessitano di essere messi in quarantena o di ricevere cure e modificato oltre 150 procedure per garantire la salute e la sicurezza dei lavoratori, inclusa l'introduzione di ampie misure di distanziamento sociale.

I dati sulle infezioni da coronavirus arrivano mentre l'azienda si prepara per il “Prime Day” del 13 e 14 ottobre, che segna il periodo dell'anno più impegnativo per i suoi lavoratori e che nel 2019 in luglio ha registrato vendite record per oltre 175 milioni di prodotti.

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