EMERGENZA AMBIENTALE

Amazzonia in fiamme, Bolsonaro dà la colpa alle Ong e dice: «Non abbiamo i fondi»

Allarme globale per il forte incremento degli incendi nella foresta amazzonica, che coincide con l’insediamento di Bolsonaro alla presidenza del Brasile. Ma il capo dello Stato punta il dito contro le Ong


L'Amazzonia brucia, a rischio la lotta al cambiamento climatico

2' di lettura

Il polmone del pianeta è in sofferenza. L’Agenzia spaziale brasiliana (Inpe) ha registrato 72.000 incendi in Amazzonia da gennaio, 9.500 dei quali scoppiati solo nell'ultima settimana. L'incremento rispetto allo scorso anno è dell'84%: si tratta del dato più alto dal 2013, quando iniziarono le rilevazioni del fenomeno.

Lunedì scorso, il fumo degli incendi ha oscurato i cieli di San Paolo: secondo alcuni esperti, la causa dell’improvviso buio è stata la coincidenza tra un fronte meteorologico freddo e le fiamme dell’Amazzonia, che pure si trova a una distanza di oltre mille miglia. I critici accusano la politica ambientale del presidente Jair Bolsonaro, che punta sullo sviluppo invece che alla conservazione. L’hashtag #PrayforAmazonas ha dominato i social network brasiliani e non solo negli ultimi giorni.

Bolsonaro attacca
Bolsonaro dal canto suo ha puntato il dito contro le organizzazioni non governative, che a suo dire sono responsabili degli incendi dopo che il governo ha ritirato i finanziamenti alle loro attività. Un’accusa non suffragata da prove. Successivamente ha corretto il tiro: «Non ho accusato le Ong di appiccare il fuoco alla foresta - ha precisato - Ho solo parlato dei mie sospetti». Bolsonaro ha aggiunto che il governo «non ha le risorse per combattere gli incendi»

L'Amazzonia sconvolta dalle fiamme

L'Amazzonia sconvolta dalle fiamme

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Ong indignate: accuse assurde
Le organizzazioni ambientaliste brasiliane hanno reagito con indignazione alle affermazioni del presidente. Queste dichiarazioni «sono completamente irresponsabili», ha detto Carlos Bocuhy, presidente dell'Istituto brasiliano di protezione ambientale (Ibpa), secondo il quale «le ong hanno come obiettivo statutario e prioritario la difesa dell'ambiente, e dunque non ha nessun senso dire che sono loro che stanno dando fuoco alle foreste: è totalmente assurdo».

Il responsabile per la giustizia socio-ambientale di Wwf Brasile, Raul Valle, ha fatto notare che «i dieci comuni con il maggior numero di incendi sono gli stessi dieci comuni con la maggior quantità di aree deforestate: questo non lo vede solo chi non vuole vederlo».

Ministro fischiato a Bahia
Il ministro brasiliano dell'Ambiente, Ricardo Salles, è stato fischiato quando è salito sul palco per intervenire nella Settimana latinoamericana e caraibica sui cambiamenti climatici, organizzata dalle Nazioni Unite a Salvador de Bahia, capitale dello Stato di Bahia, un appuntamento di cui lui stesso aveva annunciato l'annullamento tre mesi fa.

Decine di delegati e partecipanti alla riunione hanno accolto Salles fischiando ed esibendo cartelli con slogan a favore della protezione ambientale - «La foresta atlantica è viva e resiste», «Non esiste un pianeta B», «Amazzonia, in piedi!»- mentre una parte più piccola del pubblico lo ha applaudito.

I lavori dell'incontro di Salvador servono per preparare la Conferenza sul Clima dell'Onu (Cop 25) che si svolgerà nel dicembre prossimo in Cile.
L'evento si svolge inoltre nel mezzo delle discussioni sull'aumento della deforestazione nell'Amazzonia e all'indomani dell'annuncio della sospensione delle donazioni al Fondo Amazzonia da parte di Norvegia e Germania, a causa della politica ambientale del governo Bolsonaro.

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