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Ambienta a caccia di Pmi: «Abbiamo 1,5 miliardi per sostenerne la crescita»

Da gennaio la società di Private Equity specializzata in imprese con progetti e prodotti sostenibili si prepara a investire in Europa con il Fondo IV chiuso lo scorso luglio. Opportunità in tutti i settori

di Giovanna Mancini

5' di lettura

La trasformazione dei processi produttivi verso modelli ecologicamente sostenibili è «la più grande rivoluzione nella storia dell’economia industriale», che nemmeno la pandemia o la crisi energetica hanno fermato. Nino Tronchetti Provera si occupa di sostenibilità applicata all’industria da 30 anni: da quando nel 1992 dedicò la sua tesi di laurea alla Luiss, per poi occuparsene in McKinsey. Nel 2007 ha fondato Ambienta, la più grande società europea di Private Equity che investe in imprese con progetti e prodotti sostenibili, che si prepara a investire 1,55 miliardi di euro a partire dal 1° gennaio prossimo, grazie alle risorse raccolte con l’ultimo fondo (Ambienta IV) chiuso lo scorso luglio. «Ma avremmo potuto fare 20 volte di più – spiega Tronchetti Provera – e questo è la testimonianza di come ormai questo sia ormai il più grande trend economico mondiale, che pervade tutti i settori industriali».

In arrivo investimenti per 1,55 miliardi

È il più grande dei fondi avviati in questi 15 anni dalla società, che si prepara ora a rafforzare la macchina in vista degli investimenti da attuare, con nuove assunzioni e l’apertura di nuovi uffici. E lancia un appello alle tante aziende italiane ed europee che rispondono ai criteri cercati da Ambienta. Aziende sane, con grandi potenzialità di crescita internazionali e un portafoglio di prodotti sostenibili. «I driver principali con cui misuriamo la sostenibilità delle nostre imprese sono riduzione dell’inquinamento e miglioramento nell’uso delle risorse, due aspetti trasversali a tutti i comparti industriali». Tutti i settori della manifattura sono quindi potenzialmente interessati. Un’opportunità significativa, che arriva proprio in un momento difficile per le pmi italiane, anche quelle più sane e dinamiche, che si devono confrontare con inflazione, recessione, rialzo dei tassi di finanziamento e oneri transitori legati alle bollette fuori controllo.

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«Abbiamo dimostrato che sappiamo aiutare le piccole e medie aziende italiane in maniera sana e industriale – dice Tronchetti Provera -. Anche durante la pandemia le nostre aziende sono cresciute più della media dei rispettivi settori. Ora, con la crisi energetica, anch’esse risentono degli aumenti dei costi produttivi, ma meno di quelle tradizionali, perché i loro prodotti offrono all’industria le soluzioni per contenere i consumi e migliorare l’uso delle risorse».

L’approccio industriale di Ambienta

Mercoledì scorso, a Londra, l’imprenditore romano ha ricevuto il primo “ESG-Hall of Fame Award” conferito da Real Deals, media internazionale dedicato al Private Equity. «Credo sia un riconoscimento non solo ai risultati del gruppo, ma anche alla strategia di Ambienta, che ha un approccio industriale alla sostenibilità», osserva Tronchetti Provera che, ci tiene a precisare, non si considera un uomo di finanza: «ho fatto impresa e industria tutta la vita», dice. I numeri di Ambienta lo dimostrano: con sedi operative a Milano, Londra, Parigi e Monaco di Baviera, a cui presto si aggiungeranno nuovi uffici nel Nord Europa, conta 75 dipendenti e gestisce asset per oltre 3 miliardi di euro (tra Private Equity e Public Equity), sebbene la domanda sia di gran lunga superiore. In 15 anni ha chiuso 58 operazioni, tutte concentrate in Europa (circa la metà in Italia). Le aziende in portafoglio (il cui fatturato a fine 2022 dovrebbe raggiungere quota 1,1 miliardi di euro) lavorano in 148 Paesi del mondo e danno lavoro a oltre 5mila persone (di cui 500 assunte sotto la gestione di Ambienta), con 79 impianti produttivi in quattro continenti. Anche il fronte investitori è globale: «Il 15% circa sono nordamericani, il 10% asiatici, per il resto sono soprattutto europei», spiega Tronchetti Provera.

Attualmente Ambienta sta chiudendo il Fondo III, che ha raccolto 635 milioni di euro e al quarto anno ha già investito il 90%. «Chiudiamo il periodo di investimento con un anno di anticipo - dice Mauro Roversi, chief investment officer della società – a dimostrazione dell’interesse per i temi ambientali da parte degli investitori, ma anche dell’efficacia della nostra strategia». Una strategia che si fonda su due cardini. «Abbiamo un team di ingegneri che è il fulcro attorno a cui ruotano i nostri investimenti e i prodotti che lanceremo in futuro – spiega Nino Tronchetti Provera –. Sono loro a valutare le performance e l’impatto ambientale delle aziende e dei loro prodotti. Sulla base di queste valutazioni lavorano poi i nostri Investment teams».

Il metodo: acquisizioni e piattaforme

Le operazioni possono essere di due tipi: Ambienta acquisisce aziende medio-grandi, ritenute “campioni” di sostenibilità nei loro settori di riferimento, e le fa crescere in maniera organica, oppure rileva piccole e medie imprese «green» e le integra in piattaforme. «In questo modo prendiamo tante piccole realtà che realizzano ottimi prodotti, ma che non avrebbero la dimensione e le risorse per competere sui mercati globali, e creiamo delle holding che hanno la scala necessaria per attrarre manager capaci e dialogare con i maggiori player internazionali», dice Nino Tronchetti Provera.

Al primo caso appartengono ad esempio la Safim di Modena (che produce sistemi di frenatura idraulici) e la tedesca Oskar Norte (che fa vernici ad acqua), entrambe acquisite attraverso il Fondo II (che aveva raccolto 323 milioni) e divenute i fornitori principali di colossi mondiali: la prima di John Deere, big statunitense nella produzione dei trattori, la seconda della svedese Ikea.

Un esempio di piattaforma è invece Nactarome, che ha messo insieme dieci pmi (tra Uk, Francia, Italia, Spagna e Belgio) attive nel settore degli ingredienti naturali per il food&beverage: partita con 30 milioni di euro di fatturato, ha raggiunto i 150 milioni ed è stata creata in piena pandemia, attraverso il Fondo III. Al Fondo III appartengono anche la piattaforma Wateralia (settore idraulico), che ha messo insieme due storiche aziende italiane (Caprari e Calpeda), creando un gruppo da 250 milioni di euro; In.Pack Machinery, che ha integrato due produttori italiani di macchinari per il packaging in bioplastica e di carta; o ancora Namirial, player nel settore digitale.

Il nuovo fronte di investimenti

Ora Ambienta è pronta per una nuova fase di investimenti, con il Fondo IV. «Il metodo non cambia – precisa Mauro Roversi –: continuiamo a proporre progetti industriali, a comprare pmi sane con grandi potenzialità, in cui gli imprenditori rimangono azionisti e responsabili dei prodotti, mentre noi ci occupiamo della gestione dell’azienda con l’obiettivo di managerializzarla e di farla crescere a livello internazionale».

Con una precisazione: «Questa non è etica, non è moda, non è green washing – conclude Nino Tronchetti Provera -. È business. È un terremoto che anno dopo anno continuerà a cambiare prodotti e servizi che riducano l’impatto ambientale. Sono nel settore da 30 anni e vedo una fortissima accelerazione dei soldi che finiscono in questa cosa, ma purtroppo una accelerazione ancora più forte dei problemi. E purtroppo quello che facciamo per risolvere questi problemi è poco e lento ed è un peccato perché è la più grande opportunità di business che si sia mai vista».

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