Puliamo il buio 2019

Ambiente: così gli speleologi esplorano le grotte a caccia di discariche abusive

Speleologi in grotta per ripulire le discariche abusive sotterranee. Dal nord al sud dell’Italia e in date differenti, per liberare dai rifiuti cavità naturali e artificiali. Si intitola “Puliamo il buio 2019” l’iniziativa, giunta alla tredicesima edizione, promossa dalla Società speleologica italiana su tutto il territorio italiano, «estesa tutto l’anno» e patrocinata dal Ministero dell’Ambiente

di Davide Madeddu


Ambiente, l'uomo comincio' a far danni 10mila anni fa

2' di lettura

Speleologi in grotta per ripulire le discariche abusive sotterranee. Dal nord al sud dell’Italia e in date differenti, per liberare dai rifiuti cavità naturali e artificiali. Si intitola “Puliamo il buio 2019” l’iniziativa, giunta alla tredicesima edizione, promossa dalla Società speleologica italiana su tutto il territorio italiano, «estesa tutto l’anno» e patrocinata dal Ministero dell’Ambiente. Questo fine settimana (alcune iniziative si sono già svolte altre sono in programma per i prossimi week end) gli speleologi saranno impegnati a ripulire dai rifiuti le grotte di Falvaterra nel Lazio e tre grotte a San Pietro di Feletto in provincia di Treviso.

«Da troppi anni in Italia le cavità naturali e artificiali sono usate irresponsabilmente come discariche abusive – dice Vincenzo Martimucci, presidente della Società speleologica italiana-; nelle profondità della terra continuiamo a trovare oggetti di ogni tipo, dai più piccoli, come le plastiche, fino agli elettrodomestici, i rifiuti speciali sanitari e addirittura automobili. E’ una situazione drammatica e intollerabile». Da qui la decisione, a partire dal 2005 con l’adesione alla campagna Puliamo il Mondo di Legambiente. Iniziativa che ha consentito di recuperare, impiegando tremila ore di lavoro volontario, da grotte e gallerie minerarie abbandonate 163.000 chili di rifiuti.

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Solo lo scorso anno, nelle 11 iniziative che si sono svolte in 7 regioni e a cui hanno partecipato 231 speleologi sono stati recuperati 10.459 chili di rifiuti. «Noi cerchiamo di fare la nostra parte e mettiamo a disposizione delle autorità le nostre competenze per contribuire alla bonifica ma è necessario un impegno comune affinché tutti comprendano che ciò che inquina gli ambienti sotterranei non crea danni solo a quei particolari ecosistemi, apparentemente lontani dalla maggioranza dei cittadini ma, al contrario, può avere un impatto più o meno diretto e grave anche in superficie, quindi sulla vita e sulla salute di tutti noi – prosegue -. Pensate solo all’acqua che scorre attraverso le grotte, quella è acqua che beviamo e che usiamo per irrigare le coltivazioni».

Non solo rifiuti. Con l’attività portata avanti durante le giornate “Puliamo il buio” c’è anche un contributo per l’aggiornamento del Censimento delle cavità a rischio ambientale, creato dalla Società speleologica italiana nel 2005 per raccogliere, in un unico database, informazioni dettagliate su quelle cavità nelle quali è verificata la presenza di sostanze o situazioni che possono alterare e inquinare le acque sotterranee degli ambienti carsici. «Queste attività di bonifica e monitoraggio – chiariscono dalla Società speleologica - si inseriscono nel progetto a lungo termine, e di più ampio respiro, di prevenzione, sensibilizzazione e tutela dell’ambiente carsico ipogeo, che la Società Speleologica Italiana da anni persegue attraverso diverse campagne informative destinate sia agli specialisti che al grande pubblico, e che coinvolgono anche i più piccoli, i cittadini del futuro, come ad esempio la campagna “Acqua che Berremo”, che la Società speleologica sta realizzando nelle scuole ubicate nei territori dei parchi nazionali, grazie al contributo del Ministero dell’Ambiente».

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