fiera del libro di francoforte

Ambiente e gender: Buchmesse dell’impegno

Nella Germania che celebra i 30 anni della caduta del muro di Berlino si respira una forte aria di cambiamento. E la letteratura è in prima linea come motore dei cambiamenti sociali

di Lara Ricci


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Il Nobel Olga Tokarczuk all’inagurazione della Buchmesse (Epa)

3' di lettura

«Quando la politica fallisce, quando i trattati internazionali falliscono, dobbiamo farci avanti!» ha affermato Juergen Boos. Possono suonare strane queste parole pronunciate dal presidente e amministratore delegato della Buchmesse, la fiera del libro di Francoforte. Eppure sembrava nei giorni scorsi un grande festival dell’impegno civile e ambientale il maggiore mercato al mondo per l’acquisto dei titoli dei libri: migliaia di metri quadrati di stand ricoperti di volumi di ogni tipo e il piano di un intero padiglione rivestito di tavolini fitti fitti dove, due a due sotto le prosaiche luci dei neon, centinaia di agenti letterari in frettolose conversazioni di venti minuti ciascuna rendono edotti gli editori della trama dei libri che rappresentano e del loro potenziale di vendita.

A partire dalla cerimonia di apertura dove la neonominata Nobel per la letteratura, la cinquantasettenne polacca Olga Tokarczuk, treccine rasta e sguardo di ragazza, ha affermato: «Credo in una letteratura che unisca le persone, che evidenzi cosa hanno in comune nonostante le differenze di colore, di orientamento sessuale o di qualunque altro tipo che possa separarle in superficie». E dove la principessa Mette-Marit di Norvegia, il Paese ospite, è arrivata da Oslo in treno, insieme a molti scrittori, tutti emuli di Greta Thunberg.

Forse perché si celebravano i trent’anni della caduta del muro di Berlino, ma pareva proprio di respirare un vento di cambiamento, un grande fermento nel centro finanziario di una Germania che ha visto lo scorso 20 settembre sfilare ben 500 marce per il clima. Grande protagonista della Buchmesse è stato infatti il riscaldamento climatico. Due sale conferenze ospitavano a ciclo continuo incontri di scienziati, scrittori e altri intellettuali sotto il provocatorio titolo: «Antropocene. L’ultima era?». Il perché si parlasse tanto di ambiente in un salone letterario si spiega partendo dalla riflessione che, nonostante si abbiano a disposizione da decenni dati scientifici sulla realtà e sugli effetti a catena del riscaldamento climatico, nonostante ormai ci siano anche le tecnologie in grado di consentire il passaggio a un’economia verde senza costi aggiuntivi per la società, questa non è ancora riuscita a fermarlo. Diversi studiosi (si veda anche l’articolo a fianco di Niccolò Scaffai) pensano che l’arte e la letteratura possano servire molto di più dei risultati della ricerca a convincere le persone a cambiare modo di vivere e a fare pressione sui politici affinché prendano le decisioni che dovrebbero avere già preso. Ne è convinta ad esempio Friederike Otto, direttrice dell’Environmental change institute dell’Università di Oxford, ospite con Maja Lunde - autrice norvegese della Storia delle api, romanzo sulla loro scomparsa (Marsilio nel 2017) - dell’incontro «Does culture trump nature» (chissà se la scelta della parola “trump” è casuale...). «Per cambiare dobbiamo sentire » afferma Lunde (e qualcuno evoca la “cognitio sensitiva” di Baumgarten). «Per trovare la motivazione a mutare il nostro modo di vivere dobbiamo percepirne la necessità a un livello emotivo profondo. E perché questo avvenga la letteratura è molto importante» dice l’autrice che ha appena terminato un racconto ambientato in un 2064 in cui gli uomini non sono stati capaci di frenare il riscaldamento climatico e l’umanità è al collasso.

Dalla Buchmesse è inoltre partita, su iniziativa di Alessandro e Giuseppe Laterza, una petizione al Parlamento europeo per fermare l’aggressione turca ai curdi firmata da molti editori, italiani e stranieri, da Antoine Gallimard a Antonio Sellerio, Carlo Feltrinelli, Luigi Brioschi, Stefano Mauri e Luigi Spagnol. E su un versante più pop la campagna «Create your revolution», collaborazione tra l’Onu e la fiera del libro di Francoforte per promuovere le iniziative individuali a favore della società e dell’ambiente. Non sono poi mancate le conferenze sulla libertà di espressione, sempre più minacciata nel mondo.

Forte è suonata anche la voce di chi reclamava l’uguaglianza di genere, così lontana anche nell’editoria, dove gli stipendi delle donne continuano a essere di decine di punti percentuali più bassi degli uomini, che siano scrittori, editor, agenti, o dirigenti; dove le donne sono largamente sottorappresentate nei ruoli dirigenziali o nei premi letterari, soprattutto in quelli più danarosi. Persino il prezzo dei libri delle autrici negli Stati Uniti e mediamente più basso del 40% rispetto a quello di autori maschi. Le relatrici hanno dunque invitato a misurare in ogni Paese tali scarti, primo passo per poterli annullare, e ad attivarsi perché il 2020 sia finalmente l’anno in cui i dirigenti delle aziende analizzino le differenze di stipendio in base al genere e si diano da fare per pareggiarle.

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