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Ambiente, quando a inquinare sono grovigli di leggi e burocrazia

di Jacopo Giliberto


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4' di lettura

La neve non è un rifiuto. Per stabilire questa affermazione perfino rudimentale — la neve non è un rifiuto — è servita una norma, l’articolo 214-bis che modifica il decreto legislativo 3 aprile 2006 numero 152.
Tema da declinare: la tutela dell’ambiente viene paralizzata dal desiderio compulsivo e feroce di normare, di punire, di controllare e di insegnare agli altri ciò che è giusto. In quel caso, in Piemonte insieme con la neve fioccarono denunce, sequestri e processi contro gli spazzaneve di un sindaco (vergogna, è smaltimento abusivo di rifiuti) e un parlamentare dovette far inserire quell’articoletto nel decreto 152, cioè il Testo Unico dell’ambiente.

Investimenti bloccati
Quello della neve sotto sequestro sarà un caso unico, diranno i più ingenui. Macché. Per il ministero dell’Ambiente, che vuole imporre al gas una norma end-of-waste, la molecola CH4 formata da un atomo di carbonio e quattro atomi di idrogeno è un rifiuto se la sua fermentazione, invece di essere avvenuta in un giacimento nel sottosuolo, è avvenuta in superficie in appositi impianti di biometano. Così solamente i più avventurosi osano impegnare i loro soldi per produrre metano con la certezza che arriveranno verbali, sequestri e processi appena avranno una giornata di malumore un comitato Nimby,un perito della procura, un funzionario comunale o un maresciallo.

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«Così oggi in tutta Italia sono bloccati milioni di euro in investimenti per produrre metano da rifiuti, da letame, da residui fermentabili», osserva David Röttgen, avvocato tedesco, il quale nelle settimane scorse con lo studio legale Ambientalex ha dovuto scrivere in una quarantina di pagine un parere pro veritate per dimostrare, come la neve è neve, che il metano è metano e non un rifiuto.

Il codice dà i numeri
Si fa presto a dire leggi ambientali. Troppo spesso le normative ambientali, le sentenze, le perizie, i processi servono non a pulire l’ambiente bensì a punire chi lavora per l’ambiente.

Il caso simbolico, citato all’inizio di questa pagina, è il codice dell’ambiente, decreto 152. Nacque nel 2006 con 318 articoli. Oggi fra molti inasprimenti di sanzioni, spintarelle e ritocchini, il codice dell’ambiente è arrivato a collezionare 397 articoli, molti dei quali in contraddizione fra loro. I bis, ter e quater aggiunti sono stati finora 105.Dal 2006, in una dozzina d’anni il numero di articoli e commi è cresciuto del 25% ma il numero di parole (molte delle quali inutili, quasi tutte peggiorative) ha fatto crescere il codice dell’ambiente del 60%.

Ma ecco i numeri assoluti: il codice dell’ambiente fu approvato con 132mila parole, compresi aggettivi e avverbi; oggi pesa 210mila parole. Dal censimento lessicale sono esclusi i ponderosi allegati tecnici e applicativi di corredo.
Ogni anno, in media 72 cambiamenti, quanto basta per dare agli ecofurbi il modo di sfuggire a qualsiasi controllo, ai corretti di subire controlli vessatori e agli investitori di non far partire alcun impianto.

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Assurdità normative
In questo fervore di nefandezze normative, chiunque deve occuparsi di tutelare l’ambiente non sa più a che santo votarsi.
Non è solamente il caso del deposito nucleare che viene continuamente impedito (così le scorie restano disseminate in una ventina di depositi distribuiti in tutta Italia), o della carta da macero quotata alla borsa merci ma considerata rifiuto da molti. I casi di paralisi sono mille e mille. Per esempio nel 2014 alcuni nemici dell’ambiente paralizzarono il riciclo imponendo per legge che tutti i rifiuti fossero classificati come pericolosi tranne solamente quelli che potevano dimostrare di non esserlo; la norma visse pochi mesi.

Oggi però le maggiori aziende di lavori stradali non miscelano con l’asfalto il polverino di gomma da pneumatici usati, che si accumula perché per il ministero dell’Ambiente è un rifiuto. Ovviamente, come la legge per dire che la neve è neve, ora il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, promette che farà un decreto end-of-waste per dire che è gomma la gomma da usare nell’asfalto, e un altro decreto per dire che è carta la carta da macero.

Il disinquinamento delle acque contaminate: estratte dal sottosuolo e ripulite, poi quelle acque non potrebbero essere riniettate pulite là dov’erano ma andrebbero smaltite a caro presso nei depuratori. Ovvio che a queste condizioni il risanamento non si fa e l’acqua di falda rimane contaminata.

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Parrà un assurdo, ma c’è da augurarsi che nessun ispettore ambientale voglia inquisire la Sovrintendenza: la settimana scorsa a Roma nel terreno di via Alessandrina gli archeologi hanno ritrovato la spettacolare scultura di una testa di età imperiale. Estratta dal terreno, quel marmo è roccia di scavo e come se fosse un sasso è obbligatorio sciogliere il capolavoro nell’acido secondo lo standard UNI10802 per escludere la cessione di inquinanti.

Un piano per la sostenibilità
Non è un caso che pochi giorni fa a Milano le imprese di Alleanza cooperative italiane, Confagricoltura, Confartigianato, Cia, Cna, Confcommercio, Confindustria, Febaf, Unioncamere e Utilitalia abbiano presentato il documento «Acceleriamo la transizione alla sostenibilità», un appello per rimuovere ostacoli normativi, procedurali e culturali che limitano la svolta green chiesta dai cittadini.

E il ghiaccio?
La pagina che avete letto cominciava con l’articolo 214-bis sulla neve che è neve e non rifiuto: di sicuro un perito della procura, un maresciallo o un funzionario sta già ipotizzando che, se la neve non è rifiuto, allora lo è il ghiaccio e va sanzionato.

Riproduzione riservata ©
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    Jacopo Gilibertogiornalista

    Lingue parlate: italiano, inglese

    Argomenti: ambiente, energia, fonti rinnovabili, ecologia, energia eolica, storia, chimica, trasporti, inquinamento, cambiamenti climatici, imballaggi, riciclo, scienza, medicina, risparmio energetico, industria farmaceutica, alimentazione, sostenibilità, petrolio, venezia, gas

    Premi: premio enea energia e ambiente 1998, premio federchimica 1991 sezione quotidiani, premio assovetro 1993 sezione quotidiani, premio bolsena ambiente 1994, premio federchimica 1995 sezione quotidiani,

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