terzo settore

Ambienti ibridi per l’innovazione delle non profit

L’emergenza Covid offre la possibilità di sperimentare modelli di interazione che possono innovare strategie e strumenti di inclusione dei potenziali donatori

di Paolo Venturi

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(ANSA)

L’emergenza Covid offre la possibilità di sperimentare modelli di interazione che possono innovare strategie e strumenti di inclusione dei potenziali donatori


1' di lettura

Abbiamo la grande opportunità di rimbalzare in avanti, diversamente anche questa crisi si trasformerà in un’occasione persa. Una responsabilità che investe anche il mondo del non profit e in particolare quello della raccolta fondi, profondamente toccato dall’emergenza che ha modificato radicalmente l’esperienza del dono. Una discontinuità che si offre come palestra di sperimentazione per nuove modalità di interazione, che attraverso il digitale si candidano a innovare le strategie e gli strumenti d’inclusione dei potenziali donatori.

Quanto l’iper-connettività saprà trasformarsi in modelli organizzativi aperti, quanto le conversazione che transitano dalle piattaforme sapranno integrarsi alla insostituibile dimensione relazionale e di luogo, come includere e fidelizzare le nuove audience che si sono attivate intenzionalmente in questa fase di emergenza? L’esperienza “vissuta” dell’isolamento non può non aver fatto maturare nelle organizzazioni del terzo settore, la consapevolezza che l’interdipendenza con i donatori (il valore di legame) è in grado di reggere l’urto della complessità solo se si abbandonano le strumentali tecniche di persuasione e si investe seriamente su una nuova ecologia fondata sulla relazione. La dimensione di scopo (leggisi impatto), l’attenzione al bene comune (leggisi sostenibilità) e il benessere del proprio territorio (leggisi valore dei luoghi) sono ormai tratti che compongono il codice sorgente delle motivazioni dei donatori. Aspettative che necessitano però di un nuovo ambiente.

La sfida delle non profit sarà pertanto quella di costruire e orchestrare nuove geografie ed ecosistemi che integrano dimensione spaziale, relazionale e digitale. È indispensabile disegnare nuovi contesti, nuovi ambienti ibridi ( Onlife , direbbe Luciano Floridi) dove la fiducia è in grado di transitare, crescere e potenziare il valore dell’esperienza del dono.

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