Tecnologie e materiali

Ambienti sani: il Covid spinge l’innovazione per case, uffici, negozi e ristoranti

Tecnologie per sanificare: dai sistemi di filtraggio al ricambio dell’aria e alla purificazione degli ambienti interni per garantire uffici, negozi, ristoranti, ma anche abitazioni «sterili»

di Maria Chiara Voci

Coronavirus, la luce a led blu che "inattiva" il Sars-Cov2

4' di lettura

Sistemi che puliscono l’aria o materiali attivi nella riduzione della carica batterica e virale. Oltre un anno dopo il primo lockdown, le offerte di prodotti che contrastano la diffusione di inquinanti chimici, fisici o biologici, compreso il virus Sars-CoV-2, sono esplose. La domanda è legittima: sono prodotti efficaci? Come scegliere? In molti casi sono tecnologie che esistevano prima della pandemia e che, in questi mesi, si sono evolute in rapporto a un’accresciuta domanda di consumo. Sono il futuro prossimo, se le aziende sapranno mantenere serietà nelle proposte.

Per locali pubblici, bar e ristoranti, supermercati, ambulatori medici e ovviamente uffici, scuole e case private la tecnologia che consente il ricambio forzato dell’aria (senza aprire le finestre e disperdere i benefici del calore o frescura interna) è la Vmc, ventilazione meccanica controllata. In edifici di nuova generazione, iperisolati, questi sistemi sono fondamentali per il corretto funzionamento della casa. Negli edifici preesistenti, è stata invece la pandemia a farne emergere l’importanza a contrasto di ogni tipo di inquinamento indoor. Diverse le aziende in campo (da grandi gruppi come Viessmann, Hitachi, Vortice a fornitori con impianti più targettizzati come Mydatec, Alpac, Nilan Exrg). L’installazione richiede in genere opere murarie e può essere associata alla sostituzione di infissi. Ciò che va valutato è la dimensione dell’impianto rispetto ai metri cubi d’aria da ricambiare nel delta di tempo richiesto.

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Per ciò che riguarda le tecnologie di sanitizzazione o meglio di purificazione dell’aria parliamo di sistemi che lavorano spesso in combinata alla Vmc (se questa c’è in un palazzo, si può facilmente implementare) e che si basano non sulla sostituzione dei volumi di aria, ma sulla bonifica degli stessi. Diffuso da anni (a partire dagli ambienti sterili, come le sale operatorie) è l’applicazione di filtri ai carboni attivi, che contrastano anche i cattivi odori. Con aziende – come la Mann + Hummel, player tedesco con 80 anni di storia e una specializzazione nell’automotive – che da settori diversi da quello terziario/residenziale, stanno lanciando sul mercato prodotti sofisticati e con installazioni stand-alone. Facile da usare, resta tuttavia il tema della produzione di rifiuti (i filtri) e la necessità di manutenzioni programmate, non sempre effettuate con regolarità in ambito domestico.

Una delle tecnologie più promettenti, efficaci ed ecologiche tra quelle esistenti per la sanificazione indoor è la fotocatalisi. Da tempo testata nel settore aerospaziale (non a caso spesso molti dispositivi citano l’impiego di una tecnologia Nasa), si basa su una reazione naturale indotta dalla luce UV di ossido-riduzione, è installabile senza opere murarie, ha bassi consumi energetici e una manutenzione pressoché assente. Tuttavia, per funzionare con le aspettative promesse di riduzione degli agenti patogeni al 99,9%, va progettata bene.

«Le attenzioni vanno poste sia in fase di acquisto che utilizzo – spiega Giovanni Baldi, direttore scientifico di Colorobbia, azienda della ceramica, capofila di una filiera italiana per la produzione di sistemi fotocatalitici -. A fare la differenza sono la dimensione della superficie fotocatalitica impiegata così come la combinazione con i sistemi di filtraggio. Nel nostro caso, l’impiego di filtri elettrostatici a fianco di quelli fotocatalitici, in evoluzione a quelli di cotone, rappresenta un’innovazione importante per il blocco della polverosità. Così come è un passo avanti l’impiego di luce visibile led a servizio del sistema al posto delle criticate lampade UV. La fotocatalisi è una tecnologia h24, deve essere sempre in funzione. Importanti, infine, sono le analisi eseguite per testare l’efficacia dei sistemi, anche con il coinvolgimento di laboratori di microbiologia».

Analoga alla fotocatalisi e basata su un sistema naturale, senza l’aggiunta di disinfettanti, è la ionizzazione (o elettrificazione) dell’aria a plasma freddo o temperato, che carica elettricamente le particelle d’aria a temperatura ambiente trasformandole in un gas ionizzato (tra le aziende che lo propongono c’è la Bioxigen) che disaggrega composti organici volatili e membrane proteiche di virus e batteri. Il futuro sarà con ogni probabilità la somma di diverse tecnologie: non a caso esistono esperienze, come quella di Greenova Italia, che aggregano più player con sistemi diversi.

MATERIALI
Ceramica e vernici contro i batteri

Vernici e superfici che integrano elementi (ioni d’argento, ma anche di titanio o di rame) e sono in grado di “mangiare” lo smog così come di neutralizzare la presenza di virus, funghi e batteri. Gli esempi non mancano. E l’efficacia, testata, esiste soprattutto nel campo delle pitture. Tuttavia, in assenza di una normativa, è difficile per il consumatore difendersi da un “far-west” di offerte, a volte non veritiere. Anche perché - come spiegano diversi produttori che da anni testano con serietà i risultati – l’efficacia di un prodotto dipende da diverse variabili.

«Vernici e rivestimenti possono fornire un importante contributo per garantire un ambiente indoor sano e impedire la diffusione di microrganismi, ma devono rispettare requisiti normativi ed evidenze empiriche» spiega Massimiliano Bianchi, presidente di Assovernici. I prodotti che vantano una funzione primaria di disinfezione, dettaglia l’associazione, sono classificabili come biocidi e in Italia possono essere commercializzati solo dopo l’autorizzazione del ministero della Salute o della Commissione Europea. Pssaggi che devono essere chiaramente indicati sulle etichette.

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