dettagli

Ambrosoli, ancora oggi una luce nella notte italiana

Oggi al Teatro Grassi di Milano la cerimonia di consegna del Premio Giorgio Ambrosoli, a quarant’anni dalll’omicidio del liquidatore della Banca Privata del finanziere Michele Sindona. Presente il capo dello Stato Sergio Mattarella

di Guido Gentili


default onloading pic

3' di lettura

Non è una cerimonia come tante altre, quella che si svolge oggi al Teatro Grassi a Milano. Perchè la consegna del Premio Giorgio Ambrosoli si celebra quest’anno quarant’anni dopo l’omicidio del liquidatore della Banca Privata del finanziere Michele Sindona. Perché lo Stato è presente al massimo livello istituzionale nella persona del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. E perché l'esercizio della memoria per quel tremendo 1979 resta sempre utile per far conoscere alle nuove generazioni un pezzo importante della storia italiana.

A TU PER TU / Anna Lorenza Gorla: «In Mario Draghi riconosco gli stessi valori di mio marito» (di Raffaella Calandra)

In questo caso una lunga scia nera e avvolta da misteri non ancora chiariti e però squarciata dalla luce di un servitore dello Stato, l'avvocato Ambrosoli, nominato liquidatore dalla Banca d'Italia, ucciso l'11 luglio ‘79 sotto casa a Milano per non aver ceduto alle pressioni per coprire le scorribande di Sindona e le manovre politiche e affaristiche della P2.

Oggi è presente il capo dello Stato, e va ricordato che già due ex presidenti, Pertini e Ciampi, iniziarono a colmare il vuoto che avvolse la famiglia Ambrosoli. Ai funerali di Ambrosoli nella basilica di San Vittore, quarant'anni fa, arrivò infatti da Roma solo Paolo Baffi. Nessun ministro o sottosegretario, nessun politico o alto burocrate.

Solo Baffi, non a caso il Governatore di Bankitalia che il 24 marzo 1979 fu accusato dalla Procura di Roma, assieme al capo della Vigilanza Mario Sarcinelli (arrestato) di interesse privato in atto d’ufficio per il caso Rovelli-Sir. Accusa pretestuosa (la magistratura prosciolse Baffi e Sarcinelli in istruttoria nel 1981) che quella mattina di sabato 24 marzo contribuì all'emorragia cerebrale che due giorni dopo portò alla morte il leader repubblicano Ugo La Malfa, il quale qualche anno prima, come ministro del Tesoro, aveva iniziato, bloccando un aumento di capitale, ad alzare il velo su Sindona.

    Banca Privata, Banco Ambrosiano di Roberto Calvi, P2. Il nuovo corso della Banca d'Italia (fu un «attacco intimidatorio alla sua autonomia», disse poi un altro Governatore, Mario Draghi) dava fastidio a molti, banchieri, finanzieri di partito, politici. E Ambrosoli che faceva? «Se l’andava cercando», ebbe a dire nel 2010, addirittura, l'ex premier Giulio Andreotti che poi provò a ricalibrare il colpo dicendo che intendeva i «gravi rischi ai quali il dottor Ambrosoli si era consapevolmente esposto».

    Tra i tanti misteri di quel 1979 (come non ricordare il 20 marzo l’omicidio del giornalista Mino Pecorelli, informatissimo su tutte le manovre politiche e finanziarie di quella stagione e l’assassinio per mano Br del colonnello dei carabinieri Antonio Varisco, due giorni dopo l'esecuzione di Ambrosoli, in contatto con Pecorelli) di sicuro non era un mistero il lavoro di Ambrosoli. Che sapeva di essere solo nel suo ruolo di servitore dello Stato. Già nel 1975, in una lettera alla moglie Anna, scriveva che «è indubbio, in ogni caso, che pagherò a molto caro prezzo l'incarico: lo sapevo prima di accettarlo e quindi non mi lamento affatto perché per me è stata un'occasione unica per fare qualcosa per il Paese». E rivolto ai figli: «abbiano coscienza dei loro doveri verso se stessi, verso la famiglia, nel senso trascendente che io ho verso il Paese, si chiami Italia o si chiami Europa».

    In un'Italia che difetta di memoria e di classi dirigenti adeguate Giorgio Ambrosoli resta un esempio. Ricordarlo serve a costruire un Paese migliore.

    Newsletter

    Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

    Iscriviti