cassazione

Ambulante, contravvenzione per cibo conservato in frigo non regolabile

di Enrico Bronzo

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1' di lettura

È contravvenzione la vendita in strada, da parte di ambulanti, di cibi conservati in un frigo sempre tenuto on the road. Questo il principio espresso dalla sentenza numero 45539 depositata il 3 ottobre 2017 dalla Corte di cassazione.

La Corte d’appello di Catania aveva confermato nel 2015 la sentenza emessa nel 2014 dal Tribunale di Catania, condannando a tre mesi di reclusione, pena sospesa, un ambulante per avere somministrato e commercializzato bevande, cibi cotti e carni in assenza di etichettatura e tracciabilità, conservandoli in un frigorifero senza rilevatore della temperatura. Le vivande peraltro risultavano non in perfetto stato di conservazione.

Corte di cassazione – Sentenza 45539/2017

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Anticipiamo che l’ambulante ha avuto una decisione migliorativa da parte della Corte di cassazione nel senso che il fatto è stato riqualificato come contravvenzione, ai sensi degli articoli 5 lettera b e 6 della legge 283/62. La sentenza è stata quindi annullata senza rinvio per essersi il reato estinto per prescrizione.

Il motivo per cui ha avuto un diverso trattamento l’ambulante è che la non genuità dei prodotti è stata desunta dal veterinario. Per cui la Corte ritiene riconducibile il tutto a una diversa fattispecie di reato, di natura contravvenzionale. Per questa tipologia di reato di portata minore è sufficiente la custodia del cibo in frigoriferi inidonei per determinare la violazione del divieto di commercializzazione del prodotto. Ma, come detto, nella fattispecie la contravvenzione è prescritta risultando maturata rispetto ai fatti del 19 febbraio 2009.

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